Industria, energia e competitività: Donazzan boccia il discorso Ue di von der Leyen
La vicepresidente della commissione Industria all’Europarlamento giudica insufficiente il Soteu 2026: «Nessuna svolta vera contro la crisi produttiva»
Dal Veneto arriva una lettura molto critica del discorso sullo Stato dell’Unione europea pronunciato a Strasburgo da Ursula von der Leyen. Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Industria del Parlamento europeo, ha contestato l’impianto dell’intervento, sostenendo che non abbia offerto risposte adeguate alla fase che sta attraversando il sistema produttivo europeo.
La presa di posizione è del 16 settembre 2026, al termine del sesto Soteu della presidente della Commissione. Per Donazzan, il messaggio politico emerso dall’aula avrebbe privilegiato gli equilibri della maggioranza europea più che l’indicazione di una linea concreta per affrontare le difficoltà economiche e industriali.
Il nodo delle imprese europee
Al centro delle osservazioni dell’esponente veneta c’è il tema della deindustrializzazione. Secondo Donazzan, il problema viene ormai riconosciuto apertamente anche ai vertici dell’Unione, ma senza che a questo riconoscimento corrisponda un programma operativo in grado di cambiare direzione.
Nella sua analisi, le indicazioni richiamate nel discorso non basterebbero a dare respiro ai comparti produttivi. L’europarlamentare ritiene infatti che affidarsi a intese con la Cina e continuare a puntare sull’elettrificazione non equivalga a costruire una politica industriale capace di reggere l’urto della crisi.
Energia cara e scelte giudicate incoerenti
Un altro passaggio contestato riguarda il costo dell’energia, tema particolarmente sensibile per territori manifatturieri come quelli veneti. Donazzan osserva una contraddizione di fondo: da una parte si ammette che i prezzi energetici siano eccessivi per famiglie e imprese, dall’altra si continua, a suo giudizio, a insistere su un modello centrato sul tutto elettrico.
Tra i punti richiamati dall’europarlamentare c’è anche la questione della difesa europea. Nella sua valutazione, non sarebbe coerente affermare la necessità di non dipendere dall’esterno e allo stesso tempo immaginare in Ucraina una grande piattaforma industriale per la produzione di armamenti.
Competitività, costi e rischio delocalizzazioni
Donazzan ha criticato anche il capitolo dedicato alla competitività, definendolo insufficiente rispetto alla condizione reale dell’industria nel continente. Il riferimento è al rallentamento della produzione, ai costi in aumento e ai vincoli che, secondo la sua impostazione, stanno mettendo sotto pressione le aziende europee.
In questo quadro, l’europarlamentare vede il pericolo di nuove delocalizzazioni. La sua tesi è che l’Europa non possa affrontare la transizione ambientale caricando ulteriori oneri sul tessuto produttivo, soprattutto in presenza di una quota europea sulle emissioni globali che Donazzan indica intorno al 5%.
La richiesta di un cambio di passo
Il giudizio politico finale resta netto. Per l’esponente di Fratelli d’Italia, dal discorso della presidente della Commissione non sarebbe arrivata quella svolta che, a suo avviso, servirebbe oggi per difendere industria, lavoro e capacità produttiva.
Da Strasburgo, Donazzan chiede quindi una linea diversa su industria, energia e competitività, con misure che ritiene più aderenti alle difficoltà aperte nell’Unione. La critica di fondo è che allo Soteu 2026 siano corrisposte molte dichiarazioni d’intenti, ma pochi strumenti concreti per rispondere alla crisi industriale europea.