Impresa e scuola, a Padova cresce la voglia di mettersi in proprio: il 65% chiede strumenti per provarci
Una ricerca dell’Università di Padova su 524 studenti mostra interesse diffuso verso l’autoimprenditorialità, ma resta forte il divario tra ragazzi e ragazze.
Tra i banchi delle superiori padovane l’idea di costruirsi un lavoro in proprio non è affatto marginale. A colpire, però, non è solo il numero di chi ha già immaginato una futura attività: ancora di più pesa la richiesta di orientamento concreto, con quasi due studenti su tre interessati a percorsi che spieghino come trasformare un progetto in un’impresa reale.
È questo uno dei segnali emersi da “Generazione Z e Generazione impresa”, studio curato dal centro Farestat del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Padova su iniziativa del Comitato Imprenditoria Giovanile della Camera di Commercio di Padova. I risultati sono stati presentati lunedì 12 ottobre 2026 al Centro Culturale San Gaetano, nell’ambito di Espresso Talks.
L’indagine ha coinvolto 524 studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie di secondo grado. Il 33% afferma di avere già in mente un’attività da avviare, mentre il 65% si dice disponibile a seguire una formazione pensata per futuri imprenditori. Un dato che, letto in chiave locale, racconta una città universitaria e produttiva dove il tema del lavoro autonomo continua ad attirare attenzione anche tra i più giovani.
Che cosa conta davvero nella scelta del lavoro
Prima ancora del sogno d’impresa, gli studenti mettono al centro un altro criterio: l’equilibrio tra vita personale e professionale. È l’aspetto indicato da circa il 70% del campione e attraversa in modo trasversale le risposte di ragazzi e ragazze.
Quando invece si ragiona sulla possibilità di aprire un’attività, a spingere sono soprattutto la prospettiva di una crescita economica, segnalata dal 40% degli intervistati, la creatività, al 17%, e la possibilità di ritagliarsi tempo per sé, al 14%.
Non mancano però i freni. Le maggiori perplessità riguardano il peso delle responsabilità, citato dal 27%, i rischi difficili da controllare, al 26%, e l’assenza di un’entrata stabile, al 19%. In sostanza, l’interesse c’è, ma convive con una percezione ancora molto forte dell’incertezza che accompagna il mettersi in proprio.
Le idee ci sono, ma non per tutti allo stesso modo
Il campione preso in esame comprendeva studenti di 13 istituti tra licei, tecnici e professionali: 11 tra città e provincia di Padova, con oltre 460 ragazzi coinvolti, e altri 2 fuori regione. A illustrare i risultati è stata Nicoletta Parise, analista del gruppo Farestat.
Tra gli elementi più netti emersi dalla ricerca c’è il divario di genere. Se tra i ragazzi il 44% immagina un futuro imprenditoriale, tra le ragazze la percentuale si ferma al 17%. Una distanza marcata, che secondo i promotori impone un lavoro non soltanto formativo, ma anche culturale, sul modo in cui viene raccontata e percepita l’impresa.
Parise ha spiegato che, tra coloro che hanno già un’idea, un quinto ha iniziato anche a darle una prima forma concreta. Le proposte raccolte coprono ambiti molto diversi: meccanica, ristorazione, gaming, skincare, fino a progetti più particolari come cat cafè o iniziative legate al mondo k-pop.
Il nodo padovano: interesse alto, imprese giovanili poche
Secondo Laura Sposato, presidente del Comitato Imprenditoria Giovanile della Camera di Commercio di Padova, il punto più interessante sta proprio nello scarto tra disponibilità dei giovani e numero ridotto di nuove attività avviate da under 35. Un divario che, ha ricordato, si inserisce in un quadro nazionale poco brillante sul fronte dell’imprenditorialità iniziale.
Da qui la scelta di fotografare con maggiore precisione l’atteggiamento degli studenti verso il lavoro autonomo, coinvolgendo l’Università di Padova. Tra le cause indicate c’è anche una conoscenza ancora limitata degli strumenti che esistono già per chi vuole partire, dagli accompagnamenti formativi alle reti di supporto.
Un altro aspetto messo in luce riguarda l’immagine stessa dell’imprenditore: per molti studenti coincide ancora con una figura sola, carica di incombenze e responsabilità, mentre il lavoro dipendente viene percepito come più distribuito e protetto. È su questa rappresentazione, oltre che sulle competenze, che i promotori ritengono necessario intervenire.
L’appuntamento al San Gaetano, andato sold out, è servito anche ad aprire una call rivolta ai partecipanti per raccogliere idee, proposte e osservazioni da consegnare al Dipartimento di Scienze Statistiche, al Comitato Imprenditoria Giovanile e alla Camera di Commercio di Padova. Un passaggio che prova a trasformare i numeri della ricerca in un confronto concreto con chi, oggi, si affaccia al lavoro partendo dalle scuole del territorio.