Fregona, alveare distrutto a Osigo: l’accusa degli apicoltori riapre il nodo dei trattamenti nei campi

Nel Trevigiano una famiglia di api trovata quasi azzerata in poche ore. APAT punta il dito contro possibili usi scorretti di prodotti fitosanitari.

24 maggio 2026 13:56
Fregona, alveare distrutto a Osigo: l’accusa degli apicoltori riapre il nodo dei trattamenti nei campi -
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Nel territorio di Fregona, dove in queste settimane le fioriture sostengono il lavoro degli apiari, un episodio segnalato a Osigo riporta al centro una questione delicata per tutta la campagna veneta: la convivenza tra coltivazioni e insetti impollinatori. Davanti a un’arnia, il 24 maggio 2026, sono state trovate a terra migliaia di api morte.

La perdita riguarda una giovane apicoltrice della zona, che si era recata nell’apiario per una normale attività stagionale legata alla produzione di miele. Quello che doveva essere un controllo ordinario si è trasformato nella constatazione di una colonia quasi cancellata, con pochissimi esemplari ancora vivi e in evidente difficoltà.

Un episodio che pesa oltre il singolo apiario

Il caso non è rilevante soltanto per il danno subito dall’allevatrice. In un’area come quella trevigiana, dove si intrecciano vigneti, colture e aree di bottinatura, la moria di un’intera famiglia di api diventa un segnale che tocca anche l’equilibrio ambientale e la stessa produttività agricola.

Le api, infatti, non sono soltanto protagoniste della filiera del miele. Il loro ruolo nell’impollinazione sostiene biodiversità, piante spontanee e numerose produzioni agricole. Per questo ogni episodio di mortalità anomala viene osservato con particolare attenzione da apicoltori e associazioni di categoria.

Cosa è stato trovato nell’apiario di Osigo

Secondo quanto ricostruito, la giovane proprietaria si era recata all’arnia per posizionare il secondo melario, la parte destinata ad accogliere il miele raccolto in una fase dell’anno favorevole grazie alle fioriture presenti nel territorio. Acacia, sanguinella e biancospino stavano offrendo un apporto importante di nettare.

All’arrivo, però, la situazione era completamente diversa da quella attesa: una grande quantità di api giaceva davanti all’alveare, mentre quelle rimaste apparivano disorientate, con movimenti lenti e senza la normale operatività sui favi. In poche ore la colonia sarebbe stata di fatto decimata.

L’ipotesi avanzata: contatto con sostanze tossiche

Le prime valutazioni raccolte indirizzano verso una possibile esposizione a prodotti nocivi per gli impollinatori. Tra le ipotesi considerate c’è quella di sostanze riconducibili ai neonicotinoidi, talvolta impiegate in alcuni contesti agricoli contro la flavescenza dorata della vite.

In base agli elementi riferiti, un trattamento eseguito in questa fase della stagione non avrebbe avuto una concreta utilità agronomica. Anche il parere tecnico richiesto dall’apicoltrice, secondo quanto emerso, sarebbe compatibile con un uso improprio di principi attivi altamente pericolosi per le api.

La segnalazione dell’accaduto è stata inoltrata anche alla Polizia Locale, con la richiesta di approfondire quanto successo.

La presa di posizione di APAT Apicoltori in Veneto

Sull’episodio è intervenuto con toni netti Stefano Dal Colle, presidente di APAT Apicoltori in Veneto, che parla di un danno gravissimo e chiama in causa comportamenti non corretti nella gestione dei trattamenti agricoli.

Per l’associazione, il problema non è l’esistenza delle regole ma il loro mancato rispetto. Dal Colle sottolinea che tempi, modalità operative e precauzioni non possono essere considerati dettagli, soprattutto quando nelle vicinanze ci sono fioriture che attirano gli insetti impollinatori.

Il punto decisivo dello sfalcio prima dei trattamenti

Tra gli aspetti richiamati da APAT c’è lo sfalcio preventivo dell’erba e dei fiori presenti sotto o accanto alle colture prima di eventuali interventi con insetticidi o fungicidi. È un passaggio ritenuto essenziale per ridurre il rischio che le api vengano attratte proprio nelle aree esposte ai fitofarmaci.

Se restano fioriture spontanee, le api continuano a bottinare e possono entrare in contatto con sostanze tossiche. Nel caso segnalato a Osigo, tra i sospetti c’è anche la possibile assenza di queste cautele, che avrebbero contribuito alla moria osservata davanti all’arnia.

OSIGO DI FREGONA (TV): Decine di migliaia di api sterminate in poche ore
OSIGO DI FREGONA (TV): Decine di migliaia di api sterminate in poche ore

A Maserada un confronto pubblico su viticoltura e apicoltura

La vicenda arriva inoltre alla vigilia di un incontro pubblico che affronta proprio il rapporto tra produzioni agricole e tutela degli impollinatori. L’appuntamento è fissato per lunedì 25 maggio 2026 alle 20.30 a Maserada, nella Sala Facchin del Palazzo delle Attività Ricreative, con il titolo “Viticoltura e Apicoltura: conflitto o coesistenza?”.

Ospite principale sarà Carlo Duso, docente dell’Università di Padova. Alla serata prenderanno parte anche rappresentanti di Coldiretti, CIA, Confagricoltura, APAT Apicoltori in Veneto e della Polizia locale di Maserada sul Piave. A moderare il confronto sarà la giornalista Gloria Girardini.

Il caso emerso nel Cansiglio trevigiano dà quindi un peso ancora maggiore a una discussione che riguarda tutto il Veneto rurale: trovare regole applicate davvero, controlli efficaci e pratiche agricole compatibili con la presenza delle api. Per chi vive e lavora in questi territori, proteggere gli impollinatori non è un tema astratto, ma una condizione concreta per difendere ambiente, raccolti e attività produttive.

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