Fine vita, il voto del Veneto accende il confronto con il Friuli Venezia Giulia

Dopo l’approvazione della legge regionale veneta, Serena Pellegrino chiede a Fedriga di aprire il dibattito anche in Fvg su tempi e modalità di accesso.

05 settembre 2026 10:38
Fine vita, il voto del Veneto accende il confronto con il Friuli Venezia Giulia -
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La scelta del Veneto sul fine vita sta già producendo effetti politici oltre i confini regionali. L’approvazione del provvedimento da parte del Consiglio regionale è diventata infatti un elemento di pressione nel dibattito aperto in Friuli Venezia Giulia, dove l’opposizione torna a chiedere una discussione formale sul tema.

A intervenire è Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che indica proprio nella decisione assunta a Venezia un passaggio destinato a pesare anche nel confronto triestino. Nel suo ragionamento, il voto veneto dimostra che una Regione può fissare regole e tempi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito muovendosi dentro il quadro già delineato dalla Corte Costituzionale.

Il Veneto come punto di riferimento politico

Per la consigliera, il via libera arrivato in Veneto ha un significato che va oltre il singolo confine amministrativo. Lo definisce un passaggio di rilievo sul piano civile e istituzionale, soprattutto perché arriva da una Regione governata dal Centrodestra.

È proprio questo, nella lettura di Pellegrino, a rendere più evidente il contrasto con quanto accade in Friuli Venezia Giulia. Da una parte, sostiene, c’è una maggioranza che ha scelto di affrontare il tema con una norma; dall’altra, a Trieste, resterebbero resistenze politiche e obiezioni sulla competenza regionale che impediscono anche solo di entrare nel merito.

Le critiche rivolte a Fedriga

Nelle dichiarazioni diffuse dopo il voto veneto, Pellegrino punta direttamente il presidente Massimiliano Fedriga e la sua maggioranza. L’accusa è quella di mantenere una posizione di chiusura su una materia che, secondo l’esponente di Avs, riguarda in modo diretto dignità personale, salute e autodeterminazione.

Secondo la consigliera, il Centrodestra si troverebbe ora davanti a una contraddizione politica interna: il Veneto guidato da Luca Zaia ha scelto di regolamentare la materia, mentre il Friuli Venezia Giulia continuerebbe a non voler aprire un confronto legislativo. Un elemento che, a suo giudizio, rende più difficile giustificare lo stop opposto finora in regione.

La richiesta di una norma anche in Fvg

Il punto posto da Pellegrino riguarda soprattutto la necessità di definire procedure chiare e tempi certi per i casi previsti. La consigliera chiede che anche il Friuli Venezia Giulia si doti di uno strumento capace di evitare incertezze amministrative e rinvii su una questione tanto delicata.

Nel suo intervento insiste sul fatto che non si tratti di una battaglia simbolica, ma di una responsabilità istituzionale verso persone che vivono condizioni irreversibili e sofferenze giudicate intollerabili. Per questo sollecita Fedriga e la maggioranza ad abbandonare, come la definisce, una linea ideologica e punitiva.

Un tema che torna al centro del dibattito

Pellegrino richiama anche la vicenda di Eluana Englaro, ricordando quanto il Friuli Venezia Giulia sia stato toccato da una delle pagine più dolorose del confronto nazionale sul fine vita. Anche per questo considera inaccettabile che, a suo avviso, non si voglia discutere una proposta sostenuta da migliaia di cittadini firmatari.

Il voto veneto, dunque, non resta confinato a Venezia ma riapre una frattura politica già presente nel Nordest. E per il Friuli Venezia Giulia diventa ora un termine di paragone inevitabile, mentre l’opposizione prova a trasformare l’iniziativa approvata oltre confine in un nuovo terreno di confronto con la giunta Fedriga.

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