Export veneto, troppe imprese dipendono da un solo mercato: a Vicenza il confronto su come diversificare

Dal convegno promosso da Banca delle Terre Venete con SACE e SIMEST emerge un nodo centrale per le PMI: allargare i mercati riducendo il rischio finanziario.

A cura di Web Team Web Team
25 giugno 2026 15:20
Export veneto, troppe imprese dipendono da un solo mercato: a Vicenza il confronto su come diversificare -
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Per molte piccole e medie imprese del Veneto la sfida non è soltanto vendere all’estero, ma farlo senza restare legate a un unico sbocco commerciale. È da questo punto che si è sviluppato a Vicenza l’incontro “Export senza confini”, dedicato agli strumenti utili per rendere più solida la presenza internazionale delle aziende del territorio.

Il dato discusso durante il convegno colpisce perché racconta una fragilità ancora diffusa: il 45% delle imprese italiane che esportano concentra le vendite in un solo Paese. Una scelta che, in una fase segnata da instabilità geopolitica e scosse sui mercati, può esporre maggiormente a rallentamenti, cambi di scenario e difficoltà nei pagamenti.

L’appuntamento si è tenuto al Palazzo del Monte di Pietà ed è stato promosso da Banca delle Terre Venete insieme a SACE, SIMEST e alla Divisione Impresa di Gruppo BCC Iccrea. Al centro del confronto, soprattutto, le soluzioni pratiche a disposizione delle PMI che vogliono ampliare il raggio d’azione oltre i mercati già consolidati.

Una leva operativa per chi vuole crescere fuori dall’Italia

Tra gli strumenti illustrati, particolare attenzione è stata riservata al Credito Fornitore, considerato uno dei canali più concreti per accompagnare le imprese nell’export. Il meccanismo permette all’azienda italiana di concedere al cliente estero tempi di pagamento più competitivi, senza però rinunciare subito alla liquidità della commessa.

In sostanza, l’impresa può incassare immediatamente l’intero valore della fornitura, mentre il rischio legato al credito viene coperto dall’intervento assicurativo di SACE. A questo si aggiunge il supporto di SIMEST, che può riconoscere un contributo fino al 5% sul costo dell’anticipo di fatture e altri titoli di pagamento.

Per chi lavora su mercati nuovi o più lontani, si tratta di un passaggio rilevante: offrire condizioni commerciali appetibili ai clienti stranieri senza appesantire la propria struttura finanziaria. Durante l’incontro è stata portata anche l’esperienza di un imprenditore che ha già fatto ricorso a questo strumento per allargare il proprio business oltreconfine.

Il nodo delle PMI venete tra competitività e nuovi sbocchi

Il tema tocca da vicino anche il tessuto produttivo veneto, storicamente orientato all’export ma oggi chiamato a distribuire meglio i rischi. Diversificare i mercati, per molte aziende, non significa solo cercare nuovi clienti: vuol dire anche costruire una maggiore tenuta rispetto a crisi internazionali, oscillazioni della domanda e tensioni commerciali.

Il confronto vicentino si inserisce inoltre in una riflessione più ampia sulla competitività delle imprese regionali, tra innovazione digitale, modelli organizzativi e welfare aziendale. Un quadro in cui la capacità di stare sui mercati esteri con strumenti adeguati diventa parte della strategia industriale, non un aspetto secondario.

Le indicazioni arrivate da banca, SACE e SIMEST

Dal lato bancario, il Gruppo BCC Iccrea ha ribadito la volontà di accompagnare gli investimenti esteri delle imprese clienti attraverso accordi e percorsi di consulenza dedicati. Carlo Napoleoni, responsabile della Divisione Impresa del Gruppo, ha richiamato proprio la necessità di integrare credito, garanzie e incentivi per dare alle aziende un sostegno più completo.

Anche SACE ha posto l’accento sulla necessità di far conoscere meglio alle imprese gli strumenti disponibili. Maria Luisa Miccolis, Head of PMI, ha evidenziato l’importanza del dialogo diretto con il sistema produttivo e con il mondo bancario, sottolineando come il Credito Fornitore possa aiutare le aziende a presentarsi meglio sui mercati internazionali senza compromettere l’equilibrio finanziario.

Sulla stessa linea SIMEST. Carolina Lonetti, Head of Export & Soft Loans, ha richiamato l’esigenza di rendere queste opportunità accessibili soprattutto alle PMI, che spesso hanno bisogno di soluzioni semplici ed efficaci per trasformare l’interesse verso l’estero in crescita reale.

I numeri dell’istituto promotore

Banca delle Terre Venete, che ha promosso l’iniziativa, opera con 56 filiali nelle province di Vicenza, Treviso, Padova, Verona e Belluno. L’istituto conta oltre 107 mila clienti, gestisce masse per 7 miliardi di euro e al 31 dicembre 2025 presentava un patrimonio netto di 448 milioni di euro, con CET1 ratio al 34,88%.

Il riferimento nazionale è il Gruppo BCC Iccrea, indicato come il maggiore gruppo bancario cooperativo italiano e quarto gruppo bancario del Paese per attivi. Alla data del 31 dicembre 2025 l’attivo consolidato ammontava a 167,6 miliardi di euro. Il gruppo riunisce 112 Banche di Credito Cooperativo presenti in oltre 1.700 comuni italiani con quasi 2.400 sportelli.

Nello stesso periodo, le BCC del gruppo hanno registrato impieghi netti per circa 97,9 miliardi di euro, in aumento del 4,7% rispetto alla fine del 2024, e una raccolta diretta di circa 143,2 miliardi, in crescita del 4,4%. Una dimensione che, nel confronto di Vicenza, è stata presentata come base per sostenere in modo più strutturato il percorso di internazionalizzazione delle imprese venete.

Dal convegno è emersa una linea chiara: per chi produce in Veneto l’export resta decisivo, ma la tenuta passa sempre di più dalla capacità di non dipendere da un solo mercato e di usare strumenti che mettano insieme liquidità, coperture e maggiore forza commerciale verso l’estero.

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