Electrolux, da Susegana riparte la protesta: lavoratori in assemblea e presidio annunciato al passaggio del Giro

Nel sito trevigiano confronto molto seguito dopo il tavolo al ministero. I sindacati confermano il no al piano e guardano al nuovo incontro del 15 luglio.

28 maggio 2026 06:57
Electrolux, da Susegana riparte la protesta: lavoratori in assemblea e presidio annunciato al passaggio del Giro -
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La vertenza Electrolux torna a farsi sentire con forza anche nel Trevigiano. Nello stabilimento di Susegana le assemblee convocate nelle ultime ore hanno registrato una partecipazione ampia, segno di una preoccupazione che resta alta dopo il confronto tenuto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il 25 maggio.

Al centro degli incontri c’era il futuro del sito veneto e, più in generale, dell’intera presenza italiana del gruppo. A intervenire è stato anche il segretario generale della Fiom Cgil del Veneto, Antonio Silvestri, che ha rilanciato la posizione condivisa con Fim e Uilm: per il sindacato il piano presentato dall’azienda va tolto dal tavolo nella sua interezza.

Susegana dentro una partita che riguarda tutto il Paese

Il punto emerso dalle assemblee è che la questione non riguarda soltanto il polo di Susegana, ma tutti gli stabilimenti italiani della multinazionale. I dipendenti hanno seguito con attenzione gli aggiornamenti su una vertenza che coinvolge complessivamente oltre 4.500 addetti nel Paese e che, secondo le organizzazioni sindacali, rischia di trasformarsi in un ridimensionamento strutturale della produzione.

Per la Fiom, la mobilitazione delle ultime settimane ha già prodotto un primo effetto politico e istituzionale: attorno alla richiesta di fermare il disimpegno si sarebbe consolidata una posizione convergente da parte di amministrazioni e rappresentanti dei territori interessati.

Il peso del piano sul sito trevigiano

Tra i dati illustrati durante gli incontri, uno dei più sentiti a Susegana è quello che riguarda direttamente l’impianto della provincia di Treviso: il piano contestato prevede 310 esuberi operai. Un numero che, nel sito veneto, dà la misura dell’impatto atteso sull’occupazione e sull’organizzazione produttiva.

Nel quadro nazionale, secondo quanto riferito dal sindacato, i tagli coinvolgerebbero anche 725 addetti degli staff, cioè figure considerate decisive per funzioni di supporto, sviluppo e tenuta industriale. La critica delle sigle confederali è netta: a essere colpite sarebbero competenze ritenute essenziali, dalla ricerca all’innovazione, fino alle produzioni a maggiore valore.

Accanto al caso di Susegana, nelle assemblee sono stati richiamati anche gli effetti previsti negli altri stabilimenti italiani: 256 esuberi a Porcia con stop alla lavasciuga, 81 a Cerreto D’Esi con chiusura del sito, 241 a Forlì con cessazione della linea dei piani cottura, 106 a Solaro nonostante volumi in crescita.

Le condizioni poste dai sindacati

Secondo Antonio Silvestri, non può aprirsi un negoziato vero se restano sul tavolo i 1.719 esuberi indicati nel piano e la prospettiva di abbandonare produzioni considerate strategiche. La richiesta è quella di fermare questa impostazione prima di affrontare una discussione su occupazione, investimenti e assetto industriale.

Un passaggio ritenuto significativo riguarda l’impegno assunto dall’azienda a non procedere con iniziative unilaterali fino al 15 giugno. La data successiva cerchiata in rosso è il 15 luglio, quando al Mimit è atteso un nuovo confronto tra impresa e parti sociali. Per i sindacati, quell’appuntamento dovrà segnare l’avvio di una discussione concreta sul futuro del gruppo in Italia.

Le richieste al governo e la prossima iniziativa sul territorio

Nel ragionamento portato nelle assemblee è rientrato anche il tema delle politiche industriali. La Fiom sostiene che il governo debba intervenire a un livello più alto, con misure capaci di sostenere settori in difficoltà come il bianco, l’automotive, l’acciaio, la meccanica agricola e la termomeccanica, oltre a garantire una cornice unitaria per tutti i siti italiani di Electrolux.

Il sindacato richiama inoltre gli investimenti pubblici che negli anni hanno accompagnato la crescita competitiva del gruppo e sottolinea come, a fronte di utili distribuiti agli azionisti, i lavoratori abbiano sostenuto carichi e ritmi rilevanti. Da qui la richiesta di salvaguardare posti di lavoro, competenze e continuità produttiva in ogni stabilimento.

Intanto la mobilitazione non si ferma. Da Susegana è arrivata l’indicazione di proseguire con nuove iniziative e il primo appuntamento è già fissato: un presidio dalle 12 alle 18 alla rotonda prima della salita del Muro Ca’ del Poggio, in concomitanza con il passaggio del Giro d’Italia. Un modo per portare la vertenza fuori dai cancelli della fabbrica e renderla visibile a tutto il territorio.

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