Conegliano Valdobbiadene celebra i 60 anni della sua Strada del Vino: eventi tra memoria, immagini e territorio
Al Cerletti presentato il cartellone per l’anniversario del percorso nato nel 1966: mostra fotografica, docufilm e un cammino dedicato alla sua storia.
Non solo un compleanno simbolico, ma un’occasione per rileggere una parte importante dell’identità collinare tra Conegliano e Valdobbiadene. La Strada del Vino festeggia sessant’anni con un programma che punta a raccontare come è nato uno dei percorsi enoturistici più conosciuti del Veneto.
Il calendario è stato presentato nell’Aula Magna del Cerletti, luogo che richiama direttamente la tradizione vitivinicola del territorio. Al centro delle iniziative ci sono tre strumenti diversi: una mostra fotografica, un docufilm e un cammino pensato per riportare l’attenzione sulle radici storiche del progetto.
Oggi l’associazione presieduta da Isidoro Rebuli conta 250 soci e rappresenta una rete che unisce accoglienza, promozione e cultura del vino. L’anniversario segna anche il percorso di trasformazione compiuto negli anni da quella che nel 1966 nacque come Strada del Vino Bianco e che ha poi assunto nuove denominazioni fino all’attuale Strada del Vino Conegliano Valdobbiadene.
Un anniversario che parla anche al Veneto del turismo
La ricorrenza non guarda soltanto al passato. L’impostazione scelta dall’associazione mette insieme memoria e prospettive future, con l’idea di valorizzare il rapporto tra viticoltura, paesaggio e capacità di attrarre visitatori in un’area che ha costruito su questi elementi una parte decisiva della propria immagine.
Durante la presentazione è stato ricordato anche il peso di appuntamenti già consolidati come 100Miglia e WeekCantina, indicati come esempi concreti di come il territorio possa rafforzarsi quando imprese, ospitalità e iniziative diffuse lavorano nella stessa direzione.
Mostra, film e cammino per rileggere la storia
Il programma del sessantesimo si svilupperà attraverso linguaggi differenti. La mostra fotografica, realizzata con la collaborazione di IPA e della Città di Pieve di Soligo, punterà sulle immagini per ricostruire le tappe principali di questa esperienza. Il docufilm raccoglierà anche testimonianze inedite, mentre il cammino sarà dedicato proprio alla vicenda storica della Strada.
La scelta di affiancare archivio, racconto audiovisivo e presenza diretta nei luoghi va nella direzione di una narrazione ampia, capace di coinvolgere non solo gli addetti ai lavori ma anche chi conosce queste colline come meta turistica o come spazio di vita quotidiana.
Le radici del progetto nato nel 1966
La fondazione risale al 10 settembre 1966. A quel passaggio sono legati i nomi di Italo Cosmo, Bepi Mazzotti e Giuseppe Schiratti, figure che ebbero un ruolo decisivo nel dare forma a un’idea allora innovativa: collegare vino, paesaggio e promozione del territorio in un unico itinerario.
A ripercorrere quel momento storico è stato il professor PierAntonio Val dell’Università IUAV di Venezia, che ha inserito la nascita della Strada nel contesto culturale dell’epoca. Nel suo intervento sono stati richiamati anche altri protagonisti di quella stagione, tra cui Giuseppe Tognolo, Giovanni Battista Salvioni, la Provincia di Treviso, la scuola enologica, il professor Tullio De Rosa e il Consorzio.
Quella intuizione viene ancora oggi indicata come uno dei primi esempi concreti di marketing territoriale nel Paese, in anni in cui l’idea di costruire un’offerta fondata su prodotto, ospitalità e paesaggio era tutt’altro che scontata.
Il peso della scuola enologica e dei protagonisti locali
Ad aprire l’incontro sono stati il sindaco di Conegliano Fabio Chies e la dirigente della Scuola Enologica Mariagrazia Morgan. Entrambi hanno evidenziato il valore del lavoro condiviso tra istituzioni, formazione e sistema dell’accoglienza, riconoscendo all’Associazione Strada un ruolo di raccordo per l’area.
Nel racconto delle origini è emerso anche il legame con Pieve di Soligo, in particolare attraverso la figura di Giuseppe Schiratti, esponente di una famiglia storica del paese e autore di un diario sulla vita durante l’occupazione austro-ungarica del 1917-1918, diventato nel tempo un riferimento per la memoria locale.
Tra i fondatori è stato ricordato inoltre Giuseppe Mazzotti, intellettuale e promotore culturale che ha lasciato un segno profondo nella storia veneta del Novecento, dal lavoro per la tutela delle Ville Venete fino all’attività svolta nell’Ente Provinciale per il Turismo di Treviso.
Il sessantesimo anniversario, quindi, non si limita a mettere in agenda alcuni eventi celebrativi. Riporta in primo piano un’esperienza nata tra le colline trevigiane e diventata un modello per leggere il territorio attraverso il vino, la cultura e il paesaggio.