Punto nascita di Castelfranco, Borgia: «Le regole contestate risalgono al governo Renzi»
Il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia lega le verifiche sul reparto di Castelfranco alla normativa nazionale sui punti nascita sotto i 500 parti annui e richiama anche gli investimenti sulla sanità territoriale
Claudio Borgia collega la contestazione sul punto nascita di Castelfranco Veneto alle norme nazionali introdotte negli anni del governo Renzi sui reparti sotto i 500 parti annui. Nel suo intervento richiama anche l’attuale linea sulla sanità di prossimità e la futura Casa di Comunità prevista in città.
Il nodo riguarda la soglia dei 500 parti all’anno, parametro richiamato dal Ministero della Salute nelle verifiche sui presìdi che non raggiungono quei numeri. È su questo punto che si concentra la presa di posizione dell’esponente di FdI, intervenuto il 3 giugno 2026 sul caso dell’ospedale castellano.
Il parametro dei 500 parti al centro della discussione
Secondo Borgia, l’eventuale stop del servizio non andrebbe attribuito a una scelta nata oggi né all’attuale esecutivo nazionale o alla giunta veneta, ma all’applicazione di una cornice normativa introdotta negli anni passati. Nella sua lettura, le contestazioni ministeriali discendono da quella stagione di riorganizzazione della sanità che puntava a concentrare attività e prestazioni nei poli maggiori.
Il riferimento politico indicato dal consigliere regionale è ai governi che hanno accompagnato quelle scelte, con un richiamo esplicito al periodo in cui al Ministero della Salute c’era Beatrice Lorenzin. Da qui la sua tesi: le regole oggi contestate sul territorio veneto avrebbero origine in una fase precedente rispetto all’attuale quadro politico.
La replica alle accuse rivolte a Regione e Governo
Nell’intervento, Borgia contesta anche l’impostazione di chi punta il dito contro il centrodestra per il destino del reparto di Castelfranco Veneto. A suo giudizio, ci sarebbe una contraddizione tra le critiche di oggi e l’area politica che allora sostenne l’impianto normativo ora richiamato dal Ministero.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia sostiene quindi che il confronto pubblico dovrebbe partire da un chiarimento sull’origine di quelle regole, prima di attribuire responsabilità all’amministrazione regionale o al Governo in carica. Un passaggio che inserisce il caso castellano in uno scontro più ampio sulla gestione della rete ospedaliera.
Un tema che riguarda l’equilibrio della sanità veneta
Nel ragionamento di Borgia, la vicenda del punto nascita non sarebbe isolata. Il tema dei reparti che restano sotto i parametri fissati a livello nazionale tocca infatti più territori del Veneto e si intreccia con il dibattito sull’organizzazione dei servizi sanitari di prossimità.
Da questo punto di vista, l’esponente regionale richiama un cambio di impostazione rispetto alle stagioni della sola razionalizzazione. L’obiettivo, secondo la sua ricostruzione, sarebbe oggi quello di rafforzare la presenza dei servizi vicino ai cittadini, senza limitarsi alla concentrazione delle attività nei grandi ospedali.
Il riferimento agli investimenti su Castelfranco
Tra gli elementi portati a sostegno di questa linea, Borgia cita gli interventi previsti proprio a Castelfranco Veneto. In particolare indica la futura Casa di Comunità, presentata come la più grande dell’intera provincia di Treviso, come segnale del rafforzamento dell’assistenza territoriale nell’area.
La presa di posizione chiude così il cerchio tra la questione del punto nascita e il modello di sanità che si vuole costruire nei prossimi anni. Sul piano politico, il messaggio è netto: per Borgia gli effetti che oggi si vedono sui reparti sotto soglia derivano da norme approvate in passato, mentre la risposta attuale dovrebbe puntare a consolidare la rete sanitaria locale, anche a Castelfranco.
Aggiornamento
Borgia ha attribuito la contestazione sul punto nascita di Castelfranco Veneto alla normativa nazionale introdotta negli anni del governo Renzi, richiamando in particolare la soglia dei 500 parti annui e il periodo in cui Beatrice Lorenzin era al Ministero della Salute. Nel suo intervento ha inoltre collegato il tema al rafforzamento della sanità territoriale, citando la futura Casa di Comunità di Castelfranco indicata come la più grande della provincia di Treviso.