Casa e città, la visione di Segantini da Venezia: «La qualità dell’abitare è una scelta sociale»
Nel confronto sul nuovo Piano Casa nazionale, l’architetta veneziana invita a guardare oltre le quantità: contano durata, spazio pubblico e identità dei luoghi.
Nel dibattito sul nuovo Piano Casa, da Venezia arriva una posizione che sposta il baricentro della discussione. Per Maria Alessandra Segantini, architetta veneziana e cofondatrice di C+S Architects, non basta misurare l’efficacia degli interventi sul numero degli alloggi recuperati o realizzati: il punto decisivo è capire che tipo di città e di patrimonio abitativo si sta costruendo per i prossimi decenni.
Il tema è tutt’altro che secondario anche per il Veneto, dove la qualità urbana, il riuso del costruito e il rapporto tra nuove funzioni e tessuto storico sono questioni centrali. Il piano nazionale di cui si discute, secondo le stime circolate finora, potrebbe muovere circa 10 miliardi di euro tra recupero di case popolari oggi non utilizzate e nuovi progetti di housing sociale.
Segantini inserisce questa riflessione in una cornice più ampia: le politiche per la casa, sostiene, non dovrebbero limitarsi a rispondere all’emergenza immediata, ma produrre un’eredità solida, riconoscibile e utile per le comunità che abiteranno quei luoghi nel tempo.
Un Piano Casa che guardi oltre i metri quadrati
La sua tesi è netta: ragionare soltanto in termini quantitativi rischia di lasciare in secondo piano ciò che conta davvero nella vita quotidiana delle persone. Materiali durevoli, spazi comuni ben progettati, rapporto tra edifici e quartieri, presenza della natura, identità dei contesti urbani: sono questi, nella sua lettura, gli elementi che distinguono un intervento destinato a durare da una risposta rapida ma debole.
In questa prospettiva, la domanda da porsi non è solo quante abitazioni verranno messe a disposizione, ma quale segno pubblico e sociale produrranno gli investimenti di oggi. Per l’architetta veneziana, la qualità dell’abitare non rappresenta un elemento accessorio: è una componente essenziale di equità.
L’idea di “Future Heritage” applicata all’abitare
Segantini usa da anni un concetto che definisce “Future Heritage”, cioè un patrimonio pensato non soltanto come memoria del passato, ma come responsabilità verso ciò che verrà. Nella sua impostazione, ogni progetto dovrebbe nascere dallo studio delle stratificazioni storiche, ambientali e costruttive di un luogo, valorizzando tecniche e materiali coerenti con il contesto.
È un approccio maturato in oltre trent’anni di attività tra progettazione, ricerca e insegnamento internazionale. L’idea di fondo è che una politica abitativa efficace non si misuri esclusivamente sul costo iniziale o sulla rapidità dell’intervento, ma sulla capacità di generare quartieri vivibili e edifici pensati per durare.
Dai progetti veneziani alle esperienze internazionali
Questa linea di lavoro attraversa vari progetti firmati da C+S Architects. Tra quelli richiamati ci sono le torri di housing sociale di Cascina Merlata a Milano, che hanno contribuito al riconoscimento di Architetti Italiani dell’Anno per Segantini e Carlo Cappai, ma anche opere molto legate a Venezia come il Palazzo di Giustizia, realizzato in rame pre-ossidato, e la Piazza del Cinema, immaginata come una superficie in pietra aperta alla città.
Tra gli interventi più recenti compare anche lo Snake Building di Aarschot, in Belgio, dove un progetto in mattoni ha trasformato un’area residenziale in un’occasione per restituire spazio pubblico al contesto urbano. Il filo conduttore, anche in casi diversi per scala e funzione, resta lo stesso: il riuso, la qualità costruttiva e il legame tra architettura e vita collettiva.
Il profilo di una progettista partita dal Veneto
Il percorso di Segantini si sviluppa insieme a quello di Carlo Cappai nello studio C+S, premiato con oltre cinquanta riconoscimenti in Italia e all’estero. I loro lavori sono stati presentati in sedi di primo piano come la Biennale Architettura di Venezia, la Triennale di Milano, il Museo Nazionale di Oslo, il RIBA di Londra, il MIT di Cambridge nel Massachusetts e la Cité de l’Architecture et du Patrimoine di Parigi.
Nel 2022 i due progettisti hanno ricevuto dal Consiglio Nazionale degli Architetti il titolo di Architetti Italiani dell’Anno. Nel 2024 è arrivata anche l’iscrizione a vita all’Albo d’Oro della Repubblica di San Marino, mentre più di recente la loro ricerca è stata invitata al Ministero dell’Istruzione egiziano.
Accanto all’attività professionale c’è quella accademica, costruita tra Europa e Stati Uniti: esperienze al MIT dal 2012 al 2016, alla Syracuse University di New York, all’Università di Bath e alla University of East London, dove hanno contribuito anche ai programmi britannici di valutazione della ricerca. Maria Alessandra Segantini è stata inoltre professore ordinario alla Hasselt University, partecipando alla definizione del percorso magistrale e del curriculum del master.
Nel confronto sul Piano Casa, il messaggio che arriva dalla progettista veneziana resta chiaro: investire bene sull’abitare significa fare una scelta che riguarda insieme architettura, giustizia sociale e qualità delle città. E per un territorio come il Veneto, chiamato ogni giorno a tenere insieme trasformazione urbana e identità dei luoghi, è un punto che pesa più dei soli numeri.