Cantieri in Veneto e Nord-Est, allarme più basso d’Italia ma i ritardi pesano ancora
Il report BauWatch 2026 segnala una percezione del rischio ferma al 5% nel Nord-Est. Però il 42% delle imprese riferisce effetti sui tempi dei lavori.
Nel Veneto e più in generale nel Nord-Est il clima di allarme attorno ai reati nei cantieri resta più contenuto rispetto al resto del Paese. Ma per le aziende edili il problema non può essere considerato secondario: quando si verificano furti, effrazioni o danneggiamenti, le conseguenze arrivano soprattutto sui tempi di consegna e sull’organizzazione dei lavori.
È questo il punto che emerge dal BauWatch Crime Report 2026, che colloca il Nord-Est all’ultimo posto in Italia per percezione di un aumento della criminalità nei siti di costruzione, con il 5%. Un dato lontano da quello registrato in altre aree italiane, ma che non cancella gli effetti pratici per chi opera nei cantieri.
Nell’area nordorientale, infatti, il 42% degli intervistati indica ripercussioni sull’avanzamento dei progetti dopo episodi criminosi. In altre parole, anche dove la preoccupazione appare più bassa, il conto si presenta comunque sotto forma di slittamenti, riorganizzazioni e costi indiretti.
Il nodo dei cronoprogrammi per le imprese del Nord-Est
Per un territorio come quello veneto, dove i cantieri sono diffusi tra edilizia residenziale, opere commerciali, riqualificazioni e infrastrutture, il rispetto delle scadenze resta uno degli aspetti più delicati. Il report mette in evidenza proprio questo: il danno non si limita alla sottrazione di materiali o attrezzature, ma incide sulla continuità del lavoro.
Quando un cantiere viene colpito, possono rendersi necessari stop temporanei, nuove forniture, sostituzioni di strumenti e una revisione dell’intero programma operativo. È su questo piano che il 42% registrato nel Nord-Est assume un peso concreto per le imprese.
Il confronto con il resto d’Italia
Su scala nazionale, il quadro è più teso. Il 55% delle imprese italiane ritiene che nell’ultimo anno furti, vandalismi ed effrazioni nei cantieri siano aumentati. Le aree dove la percezione del peggioramento è più alta sono Centro e Sud, entrambe al 16%, seguite dalle Isole al 14% e dal Nord-Ovest all’8%.
Il Nord-Est, quindi, resta la zona meno esposta sul piano della percezione. Ma la distanza rispetto alle altre macroaree non significa immunità. Il rapporto descrive infatti una presenza diffusa di effetti economici e organizzativi, anche nei territori dove l’allarme è più contenuto.
Secondo Laura Casparrini, managing director di BauWatch Italia, il livello di preoccupazione cambia da zona a zona, mentre le ricadute operative ed economiche degli episodi criminosi interessano l’intero Paese.
I comparti che avvertono di più il rischio
Non tutti i settori vivono la situazione allo stesso modo. Le percentuali di preoccupazione più elevate emergono nell’energia, dove si arriva al 59%. Seguono l’edilizia residenziale e le ristrutturazioni al 56%, alla pari con le costruzioni commerciali, anch’esse al 56%.
Il report collega questi numeri alla presenza nei cantieri di materiali appetibili, macchinari specialistici e lavorazioni distribuite in più siti. Una combinazione che può aumentare l’esposizione, soprattutto dove i controlli risultano più complessi o il presidio non è costante.
Budget, continuità e impatto sul lavoro
Accanto ai ritardi, emerge anche il tema dei costi. A livello italiano circa un progetto su quattro supera il budget preventivato dopo episodi di questo tipo. Le quote più alte si osservano nel Sud, con il 27%, e nel Nord-Ovest, con il 26%.
Nei casi più pesanti entra in gioco perfino la continuità dell’opera: il report segnala un’incidenza del 18% nel Nord-Ovest e del 16% nel Sud. Oltre alla parte economica, c’è poi il riflesso sul personale. Nel Nord-Ovest il 28% degli intervistati riferisce conseguenze fisiche o psicologiche per i lavoratori dopo fatti criminosi in cantiere, mentre in alcune situazioni i dipendenti hanno dovuto affrontare direttamente le spese per rimpiazzare strumenti rubati.
Nelle Isole, inoltre, il 46% delle aziende colpite ha registrato rallentamenti o interruzioni dei lavori, e il 54% ha dovuto sostituire materiali sottratti o danneggiati. Un indicatore che aiuta a leggere il fenomeno non solo come questione di sicurezza, ma anche come fattore che pesa sulla tenuta economica dei progetti.
Come è stato costruito il report 2026
L’indagine è stata realizzata per conto di BauWatch su un panel europeo di 4.100 professionisti del comparto edilizio, di cui 500 in Italia. Le interviste sono state raccolte tra l’11 e il 16 febbraio 2026 in 11 Paesi europei: oltre all’Italia, anche Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Polonia, Francia, Germania, Irlanda, Belgio e Austria.
I partecipanti operano nei settori delle costruzioni commerciali, del real estate commerciale, dell’energia, dell’edilizia residenziale e ristrutturazioni e delle infrastrutture. BauWatch segnala inoltre, per la propria attività in Europa, oltre 15 anni di esperienza, più di 55 mila progetti seguiti in 11 Paesi, oltre 13.700 torri di videosorveglianza e 27 mila telecamere attive con monitoraggio continuo.
Per il Veneto, il dato che resta più significativo è questo: il livello di allarme è più basso che altrove, ma la tenuta dei cantieri continua a dipendere anche dalla capacità di prevenire furti e danneggiamenti che possono rallentare opere, consegne e investimenti.