Ca’ Foncello, confermato il supporto psicologico in Ematologia: AIL Treviso stanzia 84mila euro
Nuovo finanziamento annuale per seguire pazienti adulti e bambini, con attenzione anche ai familiari e ai percorsi di cura più complessi.
Al Ca’ Foncello di Treviso viene confermato anche per il prossimo anno un servizio considerato centrale da chi affronta un percorso onco-ematologico: il sostegno psicologico dedicato ai pazienti e a chi sta loro accanto. A renderne possibile la continuità è AIL Treviso, che ha destinato 84mila euro al progetto sviluppato insieme all’Ulss 2 Marca Trevigiana.
L’intervento riguarda sia l’area adulta sia quella pediatrica e punta a garantire una presa in carico che non si fermi agli aspetti clinici. Accanto alle terapie, infatti, restano decisivi l’ascolto, la gestione del disagio emotivo e l’accompagnamento dei caregiver nelle diverse fasi della malattia.
Un servizio strutturato dentro i percorsi di cura
L’attività si concentra soprattutto nell’Unità operativa complessa di Ematologia e Trapianto di Cellule Staminali Ematopoietiche dell’ospedale trevigiano, con il coinvolgimento anche dell’Emato-oncologia pediatrica. Collaborano al progetto la dottoressa Cristina Pizzato e la dottoressa Caterina Mercuri, direttrice della Psicologia Ospedaliera.
Le risorse messe a disposizione consentono di sostenere il lavoro di due figure specializzate, uno psicologo e uno psicologo-psicoterapeuta, inseriti nel percorso assistenziale in raccordo con medici e infermieri. Il servizio comprende colloqui individuali e con i familiari, valutazioni del distress, supporto nei periodi di ricovero e durante i trattamenti, con particolare attenzione ai pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche o in isolamento protetto.
Non solo presenza in reparto: previsti anche interventi a distanza
Tra gli strumenti confermati c’è anche la telepsicologia, pensata per chi ha condizioni cliniche che rendono più complicati gli spostamenti o l’accesso agli incontri in presenza. Il progetto comprende inoltre momenti di formazione e attività di ricerca rivolte al personale sanitario.
Si tratta di un tassello che, nel contesto veneto e trevigiano, assume un peso concreto nella qualità dell’assistenza. A livello nazionale AIL sostiene oltre 40 servizi di questo tipo, raggiungendo ogni anno circa 7mila tra pazienti e familiari.
Le parole dei responsabili
Per la professoressa Anna Candoni, direttrice della struttura di Ematologia e Trapianto di cellule staminali ematopoietiche del Ca’ Foncello, la presenza di professionisti dedicati rappresenta un aiuto stabile per le persone assistite, per i caregiver e per l’équipe. Il loro lavoro si sviluppa tra reparto, sezione trapianti, ambulatori specialistici e day hospital, con l’obiettivo di affiancare alle cure uno spazio di ascolto e attenzione alla dimensione emotiva.
Sergio Leonardi, presidente di AIL Treviso, sottolinea invece il significato più ampio del rifinanziamento: sostenere il progetto, osserva, vuol dire riconoscere che la cura non riguarda soltanto la patologia ma anche le paure, le fragilità e il carico che spesso coinvolge l’intero nucleo familiare. Un impegno reso possibile, aggiunge, dal sostegno dei donatori e dalla collaborazione con l’Ulss 2.
Volontari, scuole e sensibilizzazione sul territorio
L’impegno delle professioniste non si esaurisce nell’attività clinica. È prevista anche la partecipazione alla formazione di base e permanente dei volontari di AIL Treviso, un passaggio importante per un’associazione che continua a mantenere una presenza concreta accanto ai malati ematologici della provincia.
Rientra nello stesso quadro anche il Progetto Scuola “Ogni dono è un nodo”, rivolto agli studenti degli ultimi anni delle scuole secondarie di secondo grado. L’iniziativa ha tra i suoi obiettivi anche la promozione della donazione di sangue con Avis e quella di cellule staminali emopoietiche con Adoces, rafforzando il legame tra sanità, volontariato e comunità locale.
AIL Treviso opera dal 1986 e nel tempo ha affiancato alla raccolta fondi per ricerca e assistenza una presenza costante all’interno dell’ospedale. Il nuovo stanziamento conferma questa linea: offrire ai pazienti della Marca e alle loro famiglie un supporto specialistico che renda il percorso di cura meno isolato e più attento alla persona nella sua interezza.