Agricoltura veneta, Tfr quasi sempre trattenuto in azienda: a Roncade il confronto su fondi pensione e welfare
Dati presentati al Castello di Roncade: nel comparto agricolo il conferimento ai fondi resta marginale, così come buoni pasto e fringe benefit.
Nel lavoro agricolo del Veneto continua a prevalere una scelta molto netta: il Tfr maturato dai dipendenti resta quasi sempre dentro l’impresa. È uno dei dati messi al centro dell’incontro ospitato al Castello di Roncade, dove Confagricoltura Treviso e Agrimpresa Veneto hanno riunito tecnici e operatori per ragionare su previdenza complementare, welfare aziendale e nuovi adempimenti in arrivo.
Il quadro emerso fotografa un comparto in cui gli strumenti alternativi sono ancora poco presenti. Secondo i numeri illustrati da Agrimpresa Veneto, il 95% del trattamento di fine rapporto nel settore agricolo non viene destinato ai fondi pensione. Anche sul fronte del welfare la diffusione resta ridotta: i buoni pasto risultano adottati solo dal 3% delle aziende, mentre i fringe benefit coinvolgono appena il 3% dei lavoratori.
Quanto pesa tra Treviso e Venezia
Le ricadute economiche non sono secondarie, soprattutto in un’area dove l’agricoltura mantiene un ruolo importante nell’occupazione e nella tenuta delle imprese. Le stime richiamate durante il convegno indicano che ogni anno, nella sola provincia di Treviso, circa 6 milioni di euro potrebbero confluire nella previdenza complementare. A Venezia il valore si aggira intorno ad altri 2 milioni.
Si tratta di somme che oggi rimangono in azienda e che, al termine dei rapporti di lavoro, possono trasformarsi in un impegno finanziario pesante da assorbire. Da qui l’interesse, anche per il territorio veneto, verso strumenti che aiutino a programmare meglio la gestione del personale e delle uscite future.
Le regole che cambiano dal 2026
L’appuntamento di Roncade ha dedicato spazio anche agli aggiornamenti normativi collegati alla Legge di Bilancio 2026 e al recente Decreto Lavoro. Una parte dell’analisi si è concentrata sulle disposizioni operative che scatteranno dal 1° luglio 2026, con effetti diretti sull’organizzazione delle aziende agricole.
Ad approfondire gli aspetti pratici sono state Tania Boatto, responsabile dell’ufficio paghe di Agrimpresa Veneto, e Marta Carrer, responsabile dell’ufficio paghe di Confagricoltura Treviso. Il loro intervento ha riguardato in particolare le ricadute sulla gestione quotidiana dei rapporti di lavoro, tema molto sentito dalle imprese che devono muoversi in un contesto normativo sempre più articolato.
Previdenza di settore e adesione ad Agrifondo
Un altro passaggio chiave ha riguardato il conferimento del Tfr e la previdenza complementare per il comparto impiegatizio agricolo. Sul tema sono intervenute Ilaria Daddi, responsabile dell’ufficio contributi di Fondazione Enpaia, e Giusy Scarpella, responsabile della previdenza complementare dello stesso ente, con un focus sulle modalità di adesione ad Agrifondo.
Nel corso del confronto è stato ricordato che la scelta di aderire a un fondo negoziale può offrire vantaggi fiscali al lavoratore, oltre alla possibilità di ricevere una contribuzione aggiuntiva del datore di lavoro. Per le imprese, invece, il trasferimento del Tfr verso questi strumenti viene letto come una soluzione più ordinata e sostenibile rispetto all’accantonamento quasi totale all’interno dell’azienda.
Welfare ancora poco utilizzato nel comparto
La seconda parte dell’incontro ha allargato il ragionamento al welfare aziendale, tema che in agricoltura resta ancora marginale nonostante i benefici contributivi e fiscali. Flavio Polonio, Sales Account di Edenred Italia, ha illustrato l’utilizzo di buoni pasto e fringe benefit anche nelle realtà agricole, mentre Andrea Manega ha affrontato il welfare come leva per il benessere organizzativo e la fidelizzazione del personale.
Il messaggio emerso è che questi strumenti, pur essendo ancora poco diffusi, possono incidere sulla capacità delle aziende di trattenere lavoratori, migliorare il clima interno e rafforzare la competitività. In un mercato del lavoro che cambia, anche il comparto primario veneto è chiamato a confrontarsi con modelli organizzativi più evoluti.
Durante la mattinata, il direttore di Confagricoltura Treviso e amministratore delegato di Agrimpresa Veneto, Silvio Barbon, ha richiamato proprio questo scenario, sottolineando come la gestione del lavoro agricolo richieda oggi non solo aggiornamento sulle norme, ma anche una visione più ampia sugli strumenti disponibili. Agrimpresa Veneto, è stato ricordato, segue complessivamente 700 aziende, oltre 50 mila cedolini l’anno e 5.200 rapporti di lavoro tra Treviso, Belluno e Venezia.
L’iniziativa, candidata al contributo della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, ha così riportato al centro una questione che tocca da vicino molte imprese del territorio: trasformare Tfr, fondi pensione e welfare da temi tecnici a scelte concrete di organizzazione aziendale.