Aghito Zambonini, avviata dal Tribunale di Padova la liquidazione giudiziale
Il provvedimento riguarda la società con sede produttiva anche a Noventa Padovana. Sindacati in allerta: tutelare occupazione e crediti dei lavoratori.
Si apre una nuova fase per Aghito Zambonini S.p.A., azienda specializzata nelle facciate per edifici con uno stabilimento nel Padovano: il Tribunale di Padova ha disposto la liquidazione giudiziale della società. La sentenza è stata depositata venerdì 24 aprile.
Per il territorio si tratta di una vicenda che coinvolge una realtà produttiva conosciuta, presente a Noventa Padovana oltre che a Fiorenzuola d’Arda, e attiva per anni in commesse di rilievo anche fuori dai confini italiani.
Nel corso della sua attività l’impresa ha infatti lavorato a progetti architettonici in Italia, in Europa e negli Stati Uniti. Tra gli interventi richiamati figurano le torri di Porta Nuova e la sede della Fondazione Prada a Milano, il City Ringen della metropolitana di Copenhagen e la Virgin Tower di New York.
I passaggi della procedura
Nel provvedimento del Tribunale sono stati indicati come curatori il dottor Luca Pieretti e l’avvocato Roberto Artusi Sacerdoti. Un passaggio decisivo sarà quello dell’esame dello stato passivo, già fissato per il prossimo ottobre, quando verrà definito il quadro dei creditori coinvolti nella procedura.
La crisi aziendale era emersa in modo formale con l’accesso, nell’aprile 2025, alla composizione negoziata. In quella fase Aghito Zambonini contava circa 200 addetti: 85 nella sede padovana, 108 nel sito piacentino e altri lavoratori distribuiti tra gli uffici di Forlì e Treviso.
Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, nei mesi successivi il numero degli occupati si sarebbe progressivamente ridotto fino a dimezzarsi, con una perdita non solo di posti di lavoro ma anche di competenze maturate nel tempo all’interno dell’azienda.
Le preoccupazioni di Fiom e Fim
Sulla decisione del Tribunale sono intervenuti Dario Verdicchio della Fiom di Padova e Giovanni Saladino della Fim di Padova, che leggono questa vicenda come un ulteriore segnale delle difficoltà del sistema economico nel garantire una piena tutela del lavoro e delle persone coinvolte.
I sindacati richiamano i principi della continuità aziendale contenuti sia nella Costituzione sia nel Codice della crisi d’impresa, ribadendo il ruolo sociale che l’impresa dovrebbe mantenere anche nelle fasi più delicate della sua esistenza.
Per Fiom e Fim il timore principale è che il peso della liquidazione ricada soprattutto sui lavoratori, nonostante si tratti di una società che aveva ottenuto anche il riconoscimento di marchio storico. Le sigle assicurano quindi attenzione costante durante tutto l’iter, con l’obiettivo di salvaguardare diritti e tutele.
Nella ricostruzione fornita dalle organizzazioni sindacali, la proprietà non avrebbe valutato l’ipotesi di una cessione a soggetti in grado di rilanciare l’attività, mentre la crisi si sarebbe trascinata per circa un anno. Da qui l’appello rivolto a politica e istituzioni perché seguano da vicino gli sviluppi della procedura e le conseguenze per i dipendenti coinvolti.