Vicenza, proposta in Comune per aiutare i negozi a investire in allarmi e difese

Fratelli d’Italia annuncia una mozione: contributi per i sistemi di sicurezza, rilancio dell’accordo istituzionale e attenzione a centro storico e quartieri.

14 luglio 2026 17:57
Vicenza, proposta in Comune per aiutare i negozi a investire in allarmi e difese -
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La sicurezza delle attività commerciali torna al centro del dibattito politico vicentino con una proposta che lega tutela dei negozi e tenuta del commercio urbano. Fratelli d’Italia ha annunciato la presentazione in Consiglio comunale di una mozione che punta a introdurre un sostegno economico per gli esercenti intenzionati a installare strumenti di protezione contro furti, rapine e danneggiamenti.

L’idea è quella di un contributo comunale destinato a chi decide di investire in impianti e dispositivi di difesa per il proprio punto vendita. Per il partito, ridurre il peso di queste spese può aiutare non solo sul piano della prevenzione, ma anche su quello della permanenza delle attività nei quartieri e nel centro cittadino.

A spiegare l’impostazione della proposta è Alessandro Benigno, presidente cittadino di Fratelli d’Italia, secondo cui anche Vicenza dovrebbe valutare misure già adottate in altre realtà. Tra i casi richiamati c’è quello di Bergamo, dove – sottolinea – sono stati previsti 60 mila euro di contributi a fondo perduto per le imprese che scelgono di dotarsi di sistemi di protezione.

Le risorse ipotizzate per finanziare il bonus

Nel testo che il partito intende portare in aula compare anche un’indicazione sulle possibili coperture. Benigno cita i 50 mila euro annui oggi destinati ai facilitatori dei consigli di quartiere, somma che, nella lettura di Fratelli d’Italia, potrebbe essere riallocata a favore di interventi più direttamente collegati alla tutela di commercianti, dipendenti e clientela.

La mozione, comunque, non si fermerebbe al solo aiuto economico per l’installazione degli impianti. L’iniziativa chiede infatti al sindaco e alla giunta di muoversi anche sul piano istituzionale per riattivare il percorso legato all’accordo sulla sicurezza integrata già sottoscritto per la città.

Il nodo dei controlli e il ruolo della vigilanza privata

Un altro capitolo della proposta riguarda il possibile coinvolgimento degli istituti di vigilanza privata, richiamando il protocollo nazionale “Mille occhi sulle città”, siglato nel 2010 tra Ministero dell’Interno, Anci e associazioni di categoria del comparto.

Nel ragionamento illustrato da Benigno, la prevenzione dovrebbe basarsi su una collaborazione tra livelli diversi, con il presidio della legalità che resta in capo alle forze dell’ordine. Allo stesso tempo Fratelli d’Italia propone forme di incentivo, anche di tipo fiscale a livello comunale, per chi impiega personale di vigilanza in negozi, pubblici esercizi, mezzi del trasporto pubblico, scuole, strutture sanitarie e in altri spazi particolarmente frequentati, con controlli periodici di affidabilità sotto la supervisione della Prefettura.

Commercio di vicinato e presenza nei quartieri

Nella lettura del partito, la questione sicurezza si intreccia con quella della vitalità economica cittadina. Anna Antonini, commerciante e dirigente locale di Fratelli d’Italia, lega infatti il tema alla progressiva perdita di attività sul territorio, sostenendo che ogni saracinesca abbassata in modo definitivo rappresenti un impoverimento per l’intera comunità.

La presenza di negozi aperti e vetrine illuminate, osserva Antonini, viene considerata anche come un elemento di presidio urbano, utile sia nel centro storico sia nelle aree di quartiere. Da qui l’idea di affiancare alle misure di prevenzione un sostegno concreto a chi continua a lavorare in città.

Nel quadro più ampio del dibattito, Benigno richiama anche l’ipotesi di un nuovo intervento normativo del Governo Meloni in materia di sicurezza. Il riferimento è a un disegno di legge in esame al Consiglio dei ministri, definito “anti-maranza”, che in alcune circostanze estenderebbe anche alla polizia locale la possibilità di procedere con il fermo preventivo. La mozione vicentina, in sintesi, si muove su due fronti: aiuti agli esercenti per proteggere le attività e una richiesta di maggiore coordinamento sulle politiche di sicurezza urbana.

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