Verona, controlli della polizia dopo i disordini: sequestrati armi improprie, benzina e telefoni
L’attività investigativa ha portato a 15 perquisizioni tra città e provincia. Al centro anche i fatti davanti al Giorgi e gli episodi di piazza San Nicolò.
Le indagini sui recenti episodi di tensione a Verona hanno portato a una nuova stretta della polizia, con una serie di controlli che hanno interessato giovani residenti in città e nell’hinterland. Il bilancio dell’operazione parla di 15 perquisizioni e del sequestro di oggetti ritenuti rilevanti per gli accertamenti in corso.
Tra il materiale trovato figurano un machete, uno storditore, una pistola softair sprovvista del tappo rosso, oltre a una tanica e una bottiglia con benzina. Gli investigatori hanno inoltre acquisito due telefoni cellulari e capi di abbigliamento considerati utili per ricostruire alcuni dei fatti finiti sotto osservazione.
Verifiche concentrate tra città e provincia
L’attività è stata condotta dalla Polizia di Stato di Verona con il lavoro di Digos e Squadra Mobile, affiancate dal personale della Questura. Una parte degli interventi ha avuto carattere d’iniziativa: 13 controlli sono stati eseguiti sulla base di elementi investigativi che facevano ipotizzare la possibile disponibilità illecita di armi, munizioni o materiale esplodente.
I controlli hanno riguardato tredici giovani, tra maggiorenni e minorenni, tutti residenti nel Veronese. A questi si sono aggiunte altre due perquisizioni disposte dall’autorità giudiziaria nei confronti di due maggiorenni.
I filoni seguiti dagli investigatori
Gli accertamenti si concentrano anche sul possibile ruolo di due giovani in relazione all’incendio dei cassonetti davanti all’Istituto Giorgi e agli episodi avvenuti in piazza San Nicolò il 17 ottobre. Si tratta di due passaggi che, nelle ultime settimane, hanno alimentato l’attenzione investigativa in città.
Secondo quanto emerso, l’operazione ha anche una funzione di prevenzione in vista delle mobilitazioni annunciate nei prossimi giorni. Un aspetto che contribuisce a spiegare il carattere esteso dei controlli eseguiti nelle ore del mattino.
Il lavoro partito dai contenuti online
All’origine delle verifiche c’è anche il monitoraggio dei social network, attraverso il quale la Digos ha raccolto e analizzato filmati collegati ai disordini sotto osservazione. Da quel materiale investigativo sono partiti ulteriori approfondimenti, poi sfociati nelle perquisizioni.
Nel corso dell’attività sono stati sequestrati pure indumenti ritenuti riconducibili ai due giovani finiti al centro degli approfondimenti. Gli inquirenti stanno ora esaminando anche i cellulari acquisiti, con attenzione ai contenuti utili a ricostruire contatti, eventuali scambi e passaggi legati agli episodi contestati.
L’operazione segna un nuovo sviluppo nell’inchiesta sui disordini che hanno coinvolto Verona. Il quadro resta in evoluzione, mentre gli elementi raccolti nelle perquisizioni saranno ora valutati per chiarire responsabilità e collegamenti tra i diversi fatti avvenuti in città.