Veneto Orientale, l’ipotesi ZES riapre il confronto: «Servono regole chiare e fondi certi»
Il consigliere regionale Flavio Baldan collega la proposta ai territori di confine, ai distretti produttivi e alla tenuta economica dell’area orientale del Veneto.
Nel Veneto orientale torna al centro il tema degli strumenti speciali per sostenere imprese e territori di confine. A rilanciarlo è Flavio Baldan, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, che vede nella possibile istituzione di una Zona Economica Speciale un’opportunità da costruire però con criteri precisi e coperture reali.
L’intervento arriva a Venezia, a margine della presentazione del disegno di legge illustrato a palazzo Ferro Fini dal deputato della Lega Riccardo Molinari, proposta che immagina una ZES estesa al Nord Italia. Per Baldan, il progetto può avere una ricaduta concreta solo se accompagnato da risorse nazionali ben definite e da una cornice normativa capace di indicare con chiarezza priorità e destinatari.
Secondo il consigliere pentastellato, il nodo non è soltanto politico ma anche europeo. La misura, osserva, avrebbe bisogno di un aggiornamento della Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027, così da allineare gli strumenti disponibili al quadro economico attuale e ai cambiamenti intervenuti negli ultimi anni sul piano produttivo e geopolitico.
Il peso dei territori al confine con il Friuli Venezia Giulia
Nella lettura di Baldan, uno dei punti più delicati riguarda i Comuni veneti più vicini al Friuli Venezia Giulia, area che per la sua autonomia speciale esercita da tempo una forte attrazione. È su questa fascia che l’eventuale ZES, secondo il consigliere, potrebbe offrire leve utili ai municipi e al tessuto economico locale.
Il ragionamento guarda in particolare alle attività già radicate nel Veneto orientale: il comparto del mobile lungo l’area del Livenza, la trasformazione agroalimentare, la viticoltura Doc di Pramaggiore, le reti dell’innovazione legate allo Smart Agrifood, le imprese coinvolte nel Cluster Biologico del Veneto, la carpenteria metallica nel Sandonatese e l’economia legata al turismo. Settori diversi, ma accomunati dalla necessità di restare competitivi in un’area di confine.
Le condizioni poste dal Movimento 5 Stelle
Baldan non dà però un via libera senza riserve. La sua posizione è che un meccanismo di questo tipo abbia senso soltanto se vengono stabiliti in anticipo criteri trasparenti, risorse disponibili e modalità di assegnazione, soprattutto nell’eventualità in cui i fondi non siano sufficienti per coprire tutte le richieste.
Per il consigliere regionale, una Zona Economica Speciale pensata su territori specifici potrebbe aiutare nuove iniziative imprenditoriali a consolidarsi e rafforzare filiere già presenti. Ma l’efficacia della misura dipenderebbe dalla capacità di evitare annunci generici e di tradurre l’impianto normativo in vantaggi realmente accessibili per aziende e comunità locali.
Il richiamo alle esperienze già avviate in Veneto
Nel suo intervento Baldan richiama anche le Zone Logistiche Semplificate già attivate in Veneto, da Porto Marghera al Polesine. A suo giudizio, prima di ampliare o replicare strumenti di vantaggio fiscale e amministrativo, è necessario verificare come stiano funzionando quelli già esistenti, quali effetti abbiano prodotto nel tempo e quali problemi siano emersi nell’applicazione concreta.
Tra i punti indicati c’è anche la selezione degli operatori economici che possono accedere ai benefici pubblici. Baldan insiste sulla necessità di fissare paletti netti, soprattutto sotto il profilo ambientale, per evitare che incentivi e semplificazioni finiscano per favorire attività ritenute incompatibili con il territorio.
Come esempio cita il caso dell’istanza presentata da FIR per la produzione di lana di roccia all’interporto di Borsea, progetto contestato da enti locali, comitati civici e associazioni ambientaliste. Un richiamo che, nelle intenzioni del consigliere, serve a ribadire un principio: ogni misura straordinaria per lo sviluppo, nel Veneto orientale come nel resto della regione, deve tenere insieme crescita economica, qualità degli investimenti e sostenibilità.