Veneto, innovazione diffusa nelle imprese ma welfare e parità restano il vero punto debole

La ricerca di Fòrema su mille aziende segnala crescita legata agli investimenti, ma nelle realtà più piccole pesano i ritardi su conciliazione e certificazione di genere.

16 giugno 2026 12:28
Veneto, innovazione diffusa nelle imprese ma welfare e parità restano il vero punto debole -
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Le imprese venete corrono sull’innovazione, molto meno sulle politiche interne dedicate alle persone. È il doppio volto che emerge dalla nuova indagine di Fòrema, costruita su un campione di 1.000 aziende del territorio regionale: da un lato investimenti che spingono efficienza e occupazione, dall’altro un ritardo ancora marcato quando si guarda a welfare aziendale, sostegno alla genitorialità e parità di genere.

Il dato che colpisce di più riguarda soprattutto la distanza tra aziende di dimensioni diverse. Le strutture più grandi mostrano livelli organizzativi più avanzati, mentre micro e piccole imprese continuano a faticare nel tradurre la crescita in strumenti concreti per lavoratrici, lavoratori e famiglie.

I risultati saranno portati il 17 giugno 2026 a Roma, durante il Festival “Umano Tutto Intero”, nel confronto dedicato al lavoro e ai cambiamenti del sistema produttivo. A illustrarli sarà il direttore generale di Fòrema, Matteo Sinigaglia, anche alla presenza del ministro per le Pari opportunità Eugenia Maria Roccella.

La spinta degli investimenti nelle aziende venete

Nella rilevazione, il 71,5% delle imprese dichiara di aver investito in beni strumentali e tecnologie digitali o orientate alla sostenibilità, con una crescita più evidente a partire dal 2022. Per quasi nove aziende su dieci, precisamente l’88,6%, questi interventi hanno prodotto effetti positivi su rendimento e capacità competitiva.

Secondo i numeri raccolti da Fòrema, il rafforzamento degli investimenti ha inciso anche sull’occupazione, con un aumento indicato nel 12,8%. È un segnale importante per il Veneto manifatturiero e dei servizi, dove la transizione tra modelli produttivi più tradizionali e approcci 5.0 continua a ridefinire esigenze e priorità.

Restano però ostacoli molto concreti. Tra le difficoltà più citate compaiono il peso dei costi, segnalato dal 34,4% del campione, la complessità normativa al 26,7% e gli adempimenti burocratici, indicati dal 23,9% delle aziende coinvolte.

Le richieste delle imprese: regole stabili e incentivi più chiari

Guardando ai prossimi anni, dal mondo produttivo veneto arriva soprattutto una domanda di continuità. Il 74,5% chiede misure che abbiano un orizzonte di 5-7 anni, così da poter programmare con maggiore sicurezza. Il 67% sollecita procedure più semplici, mentre il 45% punta su un collegamento più forte tra acquisto di tecnologie e formazione del personale.

Tra gli ambiti considerati prioritari per il sostegno pubblico spiccano l’efficienza energetica, scelta dal 76,5% delle imprese, la digitalizzazione e l’automazione dei processi al 68%, oltre allo sviluppo di competenze digitali, green e manageriali, indicato dal 55%.

Lo strumento ritenuto più utile resta il credito d’imposta, preferito dal 78,5% del campione. In questo quadro si inserisce anche il tema del supporto alle micro e piccole aziende, che sul fronte dell’innovazione hanno bisogno di strumenti più accessibili e meno complessi da utilizzare.

Dove il divario si allarga: parità di genere e conciliazione

Se sul versante degli investimenti il Veneto mostra una buona capacità di reazione, il capitolo legato alla parità presenta ancora molte fragilità. La Survey PdR 192/2026 realizzata da Fòrema, su un campione bilanciato tra piccole, medie e grandi aziende, evidenzia una conoscenza ancora limitata della prassi di riferimento.

Il 29% delle imprese afferma di non conoscerla affatto. Un ulteriore 27% la conosce ma non ha avviato alcun percorso; un altro 27% applica misure ispirate al modello senza aver ottenuto la certificazione. Solo il 14% è in percorso e appena il 3% ha già conseguito o rinnovato la certificazione. In tutto, dunque, le aziende già certificate o in fase di certificazione arrivano al 17%.

La differenza di passo tra piccole e grandi imprese emerge con chiarezza anche nella valutazione della maturità organizzativa, misurata su scala da 1 a 5. Nelle azioni correttive e nei percorsi di carriera, le piccole si fermano a 1,3 contro il 3,9 delle grandi. Sul welfare familiare il distacco è ancora più netto: 1,7 contro 4,2. Anche la governance mostra uno scarto marcato, con 1,7 nelle piccole aziende e 4,1 nelle grandi.

Genitorialità e rientri al lavoro, i nodi ancora aperti

Uno dei punti più delicati riguarda la gestione della genitorialità. Per la maternità, il punteggio attribuito alle grandi imprese arriva a 4,2, mentre le piccole si fermano a 2,6. Ancora più ampia la distanza sulla paternità, con 3,5 nelle aziende maggiori e 1,6 in quelle di dimensioni ridotte.

Tra gli aspetti più deboli vengono indicati anche i rientri dopo i congedi e la continuità dei percorsi professionali. È qui che il tema della crescita cambia significato: non basta introdurre tecnologie o migliorare i processi se poi non si costruiscono condizioni di lavoro più equilibrate e sostenibili.

Lo stesso Sinigaglia sottolinea che l’avanzamento tecnologico, da solo, non è sufficiente se non viene accompagnato da tutele più solide per le famiglie e da un salto di qualità reale sul terreno della parità, soprattutto nel tessuto delle imprese più piccole, che in Veneto rappresentano una parte essenziale dell’economia.

Il profilo di Fòrema e i numeri dell’ultimo anno

Fòrema, nata a Padova nel 1983, è la società di formazione e consulenza di Confindustria Veneto Est. Nel 2025 ha chiuso con 9,5 milioni di euro di fatturato, segnando una crescita dell’11,6%, e con un Ebitda pari al 10%.

Nel corso dell’ultimo anno ha accompagnato le imprese nell’utilizzo del Piano Transizione 5.0, con oltre 32 milioni di crediti d’imposta recuperati, e ha ottenuto più di 3 milioni di fondi europei destinati alla sostenibilità. Sono state inoltre 70 le aziende seguite sul bilancio ESG, mentre la gestione di fondi interprofessionali e competence center ha raggiunto i 12 milioni di euro.

Sul fronte della formazione, i dati diffusi indicano 30mila persone coinvolte e 45mila ore erogate. La clientela è composta soprattutto da piccole e medie imprese, con una presenza territoriale concentrata in particolare tra Padova e provincia e nell’area vicentina. Un quadro che aiuta a leggere meglio anche il senso della ricerca: il Veneto investe e cresce, ma la qualità del lavoro resta una sfida aperta, soprattutto dove le strutture aziendali sono più fragili.

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