Vaporetto, i 7mila dollari trovati a bordo spettano alla dipendente: a Venezia il giudice smentisce il Comune
La somma era in una borsa lasciata su un mezzo pubblico nel 2022. Dopo il mancato ritrovamento del proprietario, la lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento del suo diritto.
Una borsa dimenticata su un vaporetto veneziano ha aperto un contenzioso durato anni e finito davanti al giudice. Al centro della vicenda ci sono 7mila dollari in contanti, consegnati da una dipendente all’ufficio oggetti smarriti e poi rivendicati dopo che nessuno si era presentato a reclamarli.
La decisione arrivata a Venezia ha dato ragione alla lavoratrice, respingendo di fatto la linea sostenuta dal Comune. Per il giudice, infatti, la somma deve essere corrisposta a chi aveva ritrovato la borsa, con conversione in euro e interessi.
Il nodo: a chi va il denaro se nessuno si presenta
La questione ruota attorno a un principio previsto dal Codice civile. Quando un bene smarrito non viene reclamato entro un anno dal legittimo proprietario, il diritto può passare a chi lo ha trovato e lo ha consegnato secondo le procedure.
È proprio su questo punto che la dipendente ha fondato la propria richiesta, dopo aver atteso senza che fosse individuato il proprietario della borsa lasciata sul mezzo pubblico.
Il ritrovamento durante il servizio sul vaporetto
L’episodio risale all’estate del 2022. La lavoratrice, impegnata nel proprio turno a bordo di un vaporetto, si è accorta della presenza di una borsa apparentemente abbandonata.
All’interno c’erano alcuni effetti personali, delle caramelle e soprattutto banconote da 100 dollari per un totale di 7mila. La donna non ha trattenuto nulla e ha affidato tutto agli uffici competenti, seguendo la procedura prevista per gli oggetti smarriti.
Quel passaggio, inizialmente solo amministrativo, si è poi trasformato in una causa vera e propria quando è emerso che non c’erano elementi utili per risalire alla persona che aveva perso la borsa.
La posizione del Comune di Venezia
L’amministrazione comunale ha contestato il diritto della dipendente a ricevere il denaro. La tesi sostenuta era legata al fatto che il ritrovamento fosse avvenuto mentre la donna stava lavorando, e non in qualità di semplice cittadina.
Secondo questa interpretazione, dunque, non sarebbe scattata in suo favore la tutela prevista per chi rinviene un bene smarrito. Da qui il rifiuto a consegnare la somma dopo il decorso dei termini.
Il passaggio davanti al Giudice di pace
Nel 2024 la lavoratrice si è rivolta al Giudice di pace di Venezia per vedere riconosciuta la propria posizione. Il ricorso è stato accolto con un decreto ingiuntivo nei confronti del Comune, chiamato a pagare l’equivalente dei 7mila dollari in euro, oltre agli interessi maturati.
La vicenda, però, non si è fermata a quel primo provvedimento. Il caso è tornato ancora all’esame del giudice, che ha confermato l’impostazione già adottata e il diritto della dipendente a ottenere quanto richiesto.
Un caso destinato a far discutere in città
La storia veneziana mette insieme correttezza personale e interpretazione delle regole. Da una parte c’è il comportamento della lavoratrice, che ha consegnato subito ciò che aveva trovato; dall’altra il confronto con la lettura data dall’amministrazione su un ritrovamento avvenuto durante il servizio.
Il risultato finale è che quei 7mila dollari, mai reclamati da alcun proprietario, dovranno essere riconosciuti alla dipendente. Una conclusione che a Venezia riporta l’attenzione sul valore delle procedure, ma anche sui diritti di chi rispetta le regole fino in fondo.