Valdagno, 83 posti in meno nella logistica Valentino: la Cgil porta il caso al centro del dibattito sulla Valle dell’Agno

Per il sindacato vicentino il ridimensionamento nello stabilimento si somma alla perdita di servizi e apre un problema più ampio per tutto il territorio.

23 settembre 2026 19:14
Valdagno, 83 posti in meno nella logistica Valentino: la Cgil porta il caso al centro del dibattito sulla Valle dell’Agno -
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Non c’è soltanto una vertenza aziendale dietro il taglio annunciato nello stabilimento Valentino di Valdagno. Per la Cgil vicentina, la riduzione di 83 addetti su 109 nell’area logistica e magazzino riassume una fragilità più ampia che riguarda la Valle dell’Agno e il suo equilibrio tra lavoro, servizi e presenza industriale.

Il sindacato legge infatti questa scelta come un passaggio che va oltre i numeri occupazionali immediati. La preoccupazione riguarda anche il peso futuro del sito valdagnese, dove lavorano oltre 300 persone, e il timore che l’attività legata a logistica e deposito venga lasciata a un livello minimo.

Su questo fronte la Cgil ha chiesto un confronto urgente al gruppo Valentino e annuncia che seguirà la vicenda anche nell’ambito dell’unità di crisi regionale. Per l’organizzazione sindacale, l’azienda committente non può essere considerata estranea rispetto a decisioni che coinvolgono un servizio affidato in appalto.

Una crisi che, per il sindacato, va oltre i cancelli della fabbrica

Nella lettura della Cgil, quanto accade a Valdagno si inserisce in una tendenza che interessa diverse aree periferiche del Vicentino. Il punto non è solo la riorganizzazione interna a un’impresa, ma la somma di più arretramenti che finiscono per pesare sulla vita quotidiana e sulla capacità del territorio di restare attrattivo.

La Valle dell’Agno viene indicata come uno dei casi più evidenti. Il sindacato richiama la diminuzione dei servizi di prossimità e cita, tra gli esempi, la chiusura di sportelli bancari: due a Valdagno e uno a Recoaro Terme negli ultimi cinque anni. A questo si aggiungono il ridimensionamento degli uffici postali, la contrazione dei presidi sociali e sociosanitari e le difficoltà del trasporto pubblico.

Secondo la Cgil, questo quadro finisce per indebolire insieme famiglie, lavoratori e tessuto produttivo. Quando si riducono i punti di riferimento essenziali, sostiene il sindacato, a risentirne non sono solo i cittadini ma anche le aziende che operano in quell’area.

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Le richieste alla Regione e il nodo delle responsabilità

A intervenire pubblicamente è anche il segretario generale della Cgil di Vicenza, Giancarlo Puggioni, che collega il caso Valdagno a un processo in atto da tempo nel territorio vicentino. Nella sua analisi, la perdita di posti di lavoro e il progressivo disimpegno delle imprese rispetto alla propria funzione sociale stanno accelerando in assenza di una visione politica di medio e lungo periodo.

Il sindacato allarga poi il ragionamento alle scelte infrastrutturali regionali. Puggioni richiama la Superstrada Pedemontana Veneta, osservando che opere di questa portata rischiano di perdere valore se nel frattempo si assottigliano fabbriche, servizi e reti di comunità. Nel documento della Cgil viene ricordato anche il costo pubblico dell’infrastruttura, quantificato in 54 milioni di euro nell’ultimo anno per coprire il disavanzo di gestione.

Nel mirino della Cgil ci sono anche le dinamiche che riguardano i grandi marchi del lusso e le multinazionali, quando le difficoltà aziendali si scaricano sui dipendenti trasformandosi, secondo il sindacato, in una pressione occupazionale che ricade sui lavoratori.

Il passaggio in Consiglio comunale a Valdagno

La vicenda approderà anche nel confronto istituzionale locale. La Cgil ha già fatto sapere che seguirà il dibattito previsto nel Consiglio comunale di Valdagno convocato per il tardo pomeriggio di lunedì 28 settembre 2026.

Accanto a questo appuntamento, il sindacato chiede la convocazione di un tavolo con Confindustria, Provincia e Regione. L’obiettivo dichiarato è aprire una discussione più ampia sul futuro della Valle dell’Agno, partendo dalla situazione dello stabilimento Valentino ma senza separarla dal tema dei servizi che negli ultimi anni si sono progressivamente ridotti.

Per la Cgil, il punto centrale resta evitare che la vertenza sui posti di lavoro venga trattata come un caso isolato. La posta in gioco, nella lettura sindacale, riguarda la tenuta complessiva di una parte del Vicentino che chiede prospettive industriali, collegamenti adeguati e presidi essenziali per continuare a reggere.

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