Padova, dal mondo cooperativo cinque mosse chieste al Veneto per rafforzare l’economia sociale

Nel confronto promosso da Confcooperative focus su piano regionale, bandi più accessibili, SIEG, coordinamento stabile e formazione dedicata.

06 novembre 2026 14:48
Padova, dal mondo cooperativo cinque mosse chieste al Veneto per rafforzare l’economia sociale -
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Non solo un confronto teorico sul ruolo della cooperazione, ma un’agenda precisa consegnata alla Regione Veneto. Da Padova, nel corso dell’iniziativa promossa da Confcooperative Donne Cooperazione Veneto, è arrivato un pacchetto di cinque proposte per dare più struttura all’economia sociale e renderla parte stabile delle politiche regionali.

L’incontro si è svolto il 6 novembre nella sede di Civitas Vitae “Angelo Ferro” della Fondazione Immacolata Concezione ETS e ha messo insieme il tema delle radici costituzionali della cooperazione con le scelte richieste oggi alle istituzioni. Al momento conclusivo con gli enti pubblici ha partecipato Massimo Bitonci, assessore regionale allo Sviluppo economico, Ricerca e Innovazione.

Il dibattito si inserisce nel percorso aperto a livello nazionale ed europeo sull’economia sociale, dopo la presentazione del Piano d’azione nazionale avvenuta in estate e nel solco degli indirizzi già tracciati dall’Unione europea fino al 2030.

Economia sociale, da Confcooperative Veneto cinque richieste alla Regione
Economia sociale, da Confcooperative Veneto cinque richieste alla Regione

Le priorità indicate alla Regione

Il documento uscito dal convegno individua cinque direttrici. La prima riguarda la costruzione di un Piano d’azione regionale dedicato. La seconda punta alla nascita di un tavolo permanente di coordinamento presso il Consiglio generale dell’Economia del Veneto, con l’obiettivo di dare continuità al confronto.

Tra i punti ritenuti centrali c’è poi il rafforzamento della disciplina regionale sui servizi di interesse economico generale, dai servizi sanitari all’edilizia sociale, passando per trasporto pubblico e turismo accessibile. Un altro nodo è quello dei bandi: secondo Confcooperative, i meccanismi di accesso dovrebbero tenere conto della natura articolata delle imprese cooperative, senza leggere le attività solo attraverso i codici ATECO.

La quinta richiesta riguarda la formazione. L’idea è introdurre percorsi dedicati all’economia sociale negli ITS Academy, nelle università e anche nella pubblica amministrazione, così da far crescere competenze specifiche su un settore che in Veneto ha un peso diffuso.

A sostegno di questa impostazione viene richiamato il contributo già espresso dalla cooperazione sul territorio regionale: servizi alla persona, inserimento lavorativo di soggetti fragili, abitare sociale, valorizzazione delle filiere agroalimentari e presidio delle comunità locali.

Economia sociale, da Confcooperative Veneto cinque richieste alla Regione
Economia sociale, da Confcooperative Veneto cinque richieste alla Regione

Il peso della cooperazione e il tema della rappresentanza femminile

Paolo Tiozzo, presidente di Confcooperative Veneto, ha rimarcato il ruolo della cooperazione sociale come elemento essenziale dell’economia sociale, sottolineando la capacità di creare occupazione e rispondere a bisogni che spesso restano scoperti. Nel suo intervento ha anche richiamato il contributo femminile dentro il sistema cooperativo: nelle cooperative aderenti a Confcooperative, ha ricordato, il 61% degli occupati è donna e il 40% dei soci è donna.

Il convegno padovano ha messo al centro anche il profilo culturale e politico della partecipazione. Daniela Stivanello, presidente della Commissione Donne Cooperazione Veneto, ha insistito sul fatto che la parità non debba essere considerata un tema accessorio, ma una questione che riguarda la qualità complessiva della società e dei luoghi in cui si decide.

Su questa linea si sono inseriti anche gli interventi di Alessandra Rinaldi, presidente della Commissione Donne Cooperazione nazionale, e di Fabiola Di Loreto, direttore generale di Confcooperative nazionale, entrambe concentrate sulla necessità di tradurre i principi di uguaglianza e partecipazione in scelte concrete nelle imprese, nel lavoro e nei servizi.

Economia sociale, da Confcooperative Veneto cinque richieste alla Regione
Economia sociale, da Confcooperative Veneto cinque richieste alla Regione

Un respiro più ampio è arrivato dal contributo di Giuseppe Guerini, presidente di Cooperatives Europe, che ha collocato il tema veneto dentro il quadro comunitario, evidenziando quanto sia decisivo trasformare gli indirizzi europei in misure regionali capaci di incidere davvero sui territori.

Economia sociale, da Confcooperative Veneto cinque richieste alla Regione
Economia sociale, da Confcooperative Veneto cinque richieste alla Regione

Bitonci: cooperative decisive per l’economia veneta

Nel passaggio finale Massimo Bitonci ha richiamato il peso numerico e produttivo del settore, ricordando che in Italia operano circa 60 mila cooperative e che una quota significativa è concentrata in Veneto. Ha definito queste realtà fondamentali per l’economia regionale in comparti che vanno dall’agricoltura alle costruzioni, dal sociale ai trasporti, fino al credito cooperativo e ai confidi.

L’assessore ha anche toccato due questioni considerate cruciali: il contrasto alle false cooperative e le crisi d’impresa legate ai ricambi generazionali. In questo quadro ha citato il fenomeno dei Workers Buyout, cioè i casi in cui sono i lavoratori a rilevare l’azienda, spiegando che la Regione sta lavorando insieme al mondo cooperativo e a Veneto Sviluppo per sostenere e regolare questo tipo di percorsi.

Dal confronto di Padova esce così una richiesta politica chiara: riconoscere l’economia sociale non come settore marginale, ma come leva stabile di sviluppo, coesione e servizi. Per il Veneto, il tema ora è capire quali strumenti tradurre in tempi concreti dentro la programmazione regionale.

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