Turismo in Veneto, cambiano le mappe dei visitatori: Venezia guarda alla laguna, Verona spinge sulla provincia
I dati presentati a Eureka 2026 mostrano un Veneto meno concentrato sui luoghi-cartolina: crescono esperienze sull’acqua, quartieri meno battuti e mete fuori città.
Il Veneto turistico si sta spostando, almeno in parte, fuori dai percorsi più scontati. Dai numeri diffusi da GetYourGuide emerge una regione in cui i visitatori continuano a cercare i grandi simboli, ma affiancano sempre più spesso attività diverse, itinerari laterali e periodi dell’anno meno affollati.
La fotografia è stata presentata a Pordenone, nell’ultima giornata di Eureka 2026, la manifestazione dedicata alle imprese creative e culturali italiane promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’indagine, curata da Formules sulla base dei dati della piattaforma, osserva come si è trasformato il turismo esperienziale in Italia e offre indicazioni molto nette anche per il Veneto.
Il quadro generale dice che musei, siti storici e giardini valgono oggi il 34% delle prenotazioni complessive, mentre il resto della domanda si distribuisce fra escursioni, attività in barca, visite guidate, tour a piedi, esperienze legate al cibo e altre formule. Il patrimonio culturale resta dunque centrale, ma non esaurisce più da solo il modo in cui una destinazione viene vissuta.
Venezia allarga il baricentro oltre il centro monumentale
Nel caso veneziano, il dato più evidente riguarda il peso crescente delle attività legate all’acqua. Nel 2025 quasi un terzo delle prenotazioni registrate su GetYourGuide, il 31%, si è concentrato tra giri in barca e crociere panoramiche. Una quota che segnala quanto la dimensione lagunare stia diventando parte decisiva dell’esperienza scelta dai visitatori.
Accanto ai luoghi più celebri, si consolidano anche aree e tappe che fino a pochi anni fa restavano più ai margini dei flussi principali. L’offerta intercetta interesse per Cannaregio, Castello e Santa Croce, ma anche per isole come Torcello, Sant’Erasmo e Mazzorbo. In parallelo, musei, dimore storiche e giardini rappresentano il 21% della domanda.
Un altro elemento significativo riguarda il calendario. Dieci anni fa una parte molto ampia delle prenotazioni si addensava nei mesi estivi, soprattutto fra luglio e settembre. Oggi la distribuzione appare meno compressa e i mesi invernali guadagnano terreno: gennaio e febbraio, secondo i dati presentati, hanno quasi raddoppiato il loro peso rispetto al 2015.
Per Venezia il segnale è chiaro: il richiamo non si esaurisce più nella visita concentrata attorno all’asse San Marco-Rialto, ma si estende a una scoperta più diffusa della città e del suo ambiente lagunare, con una domanda meno dipendente dall’alta stagione.
Verona cresce fuori dalle mura cittadine
Se a Venezia il cambiamento passa dalla laguna e dalla destagionalizzazione, nel Veronese il dato più forte è quello territoriale. Tra il 2021 e il 2025 le prenotazioni di esperienze nella provincia sono aumentate di oltre sette volte, segnalando un ampliamento dell’interesse ben oltre il perimetro urbano.
La città continua naturalmente a poggiare su attrattori consolidati come Arena e Casa di Giulietta, ma l’offerta si sta diversificando e accompagna i visitatori verso altri luoghi: San Zeno, Giardino Giusti, Castel San Pietro, il Museo di Storia Naturale e altri siti culturali meno legati al racconto più tradizionale di Verona.
Fra le tipologie più richieste nel 2025 avanzano i tour a piedi, diventati la seconda esperienza più prenotata, insieme a visite culturali e proposte enogastronomiche. Il risultato è una fruizione più articolata, che mette insieme passeggiate, patrimonio artistico e attività partecipative.
Una domanda più distribuita nel tempo e nello spazio
Nel Veronese, inoltre, il profilo annuale delle prenotazioni appare più regolare: la domanda cresce nei primi mesi, resta su livelli abbastanza stabili dalla primavera fino a settembre e tocca i picchi estivi a luglio e agosto. Il dato più interessante, però, è che la provincia continua a rafforzarsi anche in una fase in cui la città registra un calo rispetto all’anno precedente.
Secondo quanto emerso a Eureka 2026, è il segno di una maggiore tenuta delle destinazioni esterne al capoluogo, probabilmente sostenute anche dall’appeal dell’area veronese del Lago di Garda. In controluce si vede un Veneto che non rinuncia alle sue icone, ma le affianca con percorsi più ampi, capaci di distribuire i visitatori su territori e stagioni diverse.