Treviso saluta Gianpietro Bergamin, imprenditore tra lattiero-caseario e industria: aveva 74 anni
Nato a Loria e scomparso a Pieve del Grappa, ha legato il suo nome al caseificio di Borso e poi alla crescita di Bibetech.
Il mondo produttivo trevigiano perde una figura conosciuta in due stagioni diverse dell’impresa veneta. È morto a 74 anni Gianpietro Bergamin, originario di Loria, scomparso giovedì 1 ottobre a Pieve del Grappa dopo una lunga carriera costruita tra il settore alimentare e quello industriale.
Il suo nome resta soprattutto associato al caseificio di famiglia di Borso del Grappa, ma negli ultimi anni della sua attività aveva assunto un ruolo centrale anche in Bibetech, azienda attiva nel comparto delle materie plastiche. Un percorso professionale che lo aveva reso noto ben oltre i confini dell’area pedemontana.
A ricordarlo pubblicamente è stato anche Luca Fraccaro, presidente di Confapi Treviso e suo cognato, che ne ha messo in evidenza prima di tutto il profilo umano: «È stato un uomo di grandi valori e solidi principi, profondamente legato alla famiglia, che ha sempre rappresentato il centro della sua vita. Il rispetto, la correttezza, la lealtà e una profonda etica del lavoro hanno contraddistinto il suo percorso, tanto nella vita privata quanto in quella professionale».
Dal Grappa alle imprese del Nordest
Bergamin aveva iniziato molto presto l’attività nel caseificio “F.lli Bergamin” di Borso del Grappa, realtà storica del territorio. Negli anni Ottanta aveva preso in mano l’area commerciale, seguendo le vendite in una fase significativa per l’espansione aziendale.
In quel periodo l’azienda rafforzò la propria presenza nel lattiero-caseario, con una particolare affermazione nei segmenti dello yogurt e dello stracchino. È lì che Bergamin consolidò la propria credibilità nel panorama imprenditoriale della provincia di Treviso.
Accanto al lavoro in azienda arrivò anche un incarico di rappresentanza di rilievo: fu presidente del comparto alimentare degli industriali di Treviso, ruolo che ne testimoniava il peso nel settore.
La seconda fase con Bibetech
Dopo la conclusione dell’esperienza nel caseificio, in seguito passato al gruppo francese Eurial, Bergamin avviò una nuova tappa del proprio percorso professionale, cambiando ambito ma non approccio. Nel 2008 entrò in Bibetech S.p.A. come socio e presidente.
Con questa esperienza si spostò dal mondo alimentare a quello della plastica, legando il proprio nome alla crescita della società, sviluppata con sedi a Montecchio Maggiore, Isola Vicentina e Labin. Un passaggio che racconta la capacità di adattarsi a mercati differenti, mantenendo continuità nella visione imprenditoriale.
Il ricordo personale e il legame con la famiglia
Nel cordoglio di chi lo ha conosciuto emerge non solo il manager, ma anche una persona descritta come riservata, generosa e attenta agli altri. Un tratto che, nel ricordo diffuso in queste ore, accompagna quello di uomo rigoroso nel lavoro e nei rapporti.
Tra i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua vita figura anche il Paul Harris Fellow del Rotary, segnale della stima raccolta anche fuori dall’ambito strettamente aziendale.
Il lato più citato da familiari e conoscenti resta però quello domestico. La famiglia, viene ricordato, era il suo punto fermo, e negli ultimi anni una parte importante della sua felicità era legata ai cinque nipoti, ai quali era profondamente affezionato.
Con la scomparsa di Gianpietro Bergamin, il Trevigiano perde un imprenditore che ha attraversato mondi produttivi diversi, lasciando un segno sia nella tradizione lattiero-casearia della zona del Grappa sia in una successiva esperienza industriale maturata nel Nordest.