Treviso, nido senza autorizzazioni e fondi pubblici sotto accusa: contestati oltre 320mila euro di bonus

La verifica della Guardia di Finanza parte da un controllo dei Nas: denunciata la rappresentante della struttura, ricostruita anche Iva non versata per più di 150mila euro.

07 luglio 2026 11:40
Treviso, nido senza autorizzazioni e fondi pubblici sotto accusa: contestati oltre 320mila euro di bonus -
Condividi

Nel Trevigiano una struttura per l’infanzia avrebbe operato per anni senza le necessarie abilitazioni, mentre attorno all’attività sarebbero stati riconosciuti anche contributi pubblici ora ritenuti non dovuti. Il quadro emerso dagli accertamenti della Guardia di Finanza parla di oltre 320mila euro di bonus nido contestati e di più di 150mila euro di Iva sottratta al fisco.

La vicenda riguarda un asilo nido privato finito al centro di una verifica conclusa dal Comando provinciale di Treviso. Al termine degli approfondimenti, la legale rappresentante è stata denunciata alla Procura trevigiana con l’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Il nodo delle autorizzazioni mancanti

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la struttura non disponeva dei titoli richiesti per svolgere regolarmente un servizio educativo destinato ai bambini da 0 a 3 anni. Proprio questo elemento, oltre a incidere sulla regolarità dell’attività, avrebbe avuto effetti diretti anche sull’accesso ai sostegni economici collegati alla frequenza del nido.

Il bonus nido, infatti, può essere riconosciuto alle famiglie per rette pagate a strutture abilitate. In questo caso, invece, il presupposto essenziale sarebbe risultato assente.

Da dove nasce l’indagine

L’inchiesta economico-finanziaria ha preso slancio dopo un controllo eseguito nel maggio 2025 dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Treviso. Da quella verifica è emersa, secondo gli atti, l’assenza di autorizzazioni per l’esercizio dell’attività.

Da lì sono partiti ulteriori approfondimenti, estesi sia al versante tributario sia alla possibile percezione irregolare di risorse pubbliche legate alle rette pagate dalle famiglie.

I bonus nido finiti nel mirino

Per ricostruire la parte relativa ai contributi, la Guardia di Finanza ha acquisito dall’Inps i dati riferiti alle domande collegate alla struttura, nell’ambito della collaborazione prevista dal protocollo tra i due enti. L’attenzione si è concentrata sulle richieste presentate nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024.

Secondo l’ipotesi investigativa, nelle istanze sarebbero stati indicati titoli abilitativi messi a disposizione dall’asilo e poi rivelatisi non validi. Su questa base, i contributi erogati avrebbero superato complessivamente i 320mila euro.

Anche il fronte fiscale

Gli accertamenti hanno riguardato pure la posizione tributaria della struttura. Le Fiamme Gialle di Vittorio Veneto hanno ricostruito un’evasione Iva superiore a 150mila euro.

La contestazione sarebbe legata all’utilizzo di un regime di esenzione previsto per gli asili nido in possesso dei requisiti stabiliti dalla normativa. Requisiti che, sempre secondo quanto emerso, la struttura non avrebbe avuto.

Procura e Corte dei Conti

Oltre alla denuncia della rappresentante legale, è stata segnalata anche la società per le responsabilità amministrative da reato connesse alla vicenda. Per l’ipotesi contestata, la norma prevede la reclusione da due a sette anni, mentre per l’ente può scattare una sanzione pecuniaria fino a 500 quote.

Gli esiti della verifica saranno trasmessi anche alla Corte dei Conti, chiamata a valutare l’eventuale danno erariale legato all’impiego di fondi pubblici. Il procedimento, in ogni caso, è nella fase delle indagini preliminari e vale il principio di presunzione di innocenza fino a una decisione definitiva.

Il caso riporta l’attenzione su un settore particolarmente delicato per le famiglie del territorio, quello dei servizi per la prima infanzia, dove autorizzazioni, controlli e corretto utilizzo delle risorse pubbliche restano aspetti centrali.

Segui Veneto Today