Treviso, il secolo di Avis tra premi ai donatori e nuove sfide: «Servono giovani»
All’Auditorium Sant’Artemio il centenario di Avis Comunale Treviso: 237 riconoscimenti, 1.600 iscritti e l’allarme sul ricambio generazionale.
Non è stato soltanto un anniversario celebrativo. Il centenario di Avis Comunale Treviso, festeggiato sabato 3 ottobre 2026 all’Auditorium Sant’Artemio, ha riportato al centro una questione che riguarda da vicino il territorio: mantenere viva la cultura della donazione mentre cresce il problema del ricambio tra i soci.
L’associazione trevigiana arriva ai cento anni con una base di 1.600 tra soci e socie e con un numero di donazioni che resta sostanzialmente stabile. Accanto a questo dato, però, emerge una difficoltà che la stessa Avis considera decisiva per il futuro: ogni anno il saldo tra chi interrompe il percorso e chi inizia a donare resta in negativo, con una differenza stimata fra 80 e 100 persone.
La giornata ha riunito donatori, volontari, rappresentanti istituzionali e mondo sanitario, in un passaggio che per Treviso ha avuto anche un forte valore civico. In apertura è intervenuto il sindaco Mario Conte, che ha richiamato il legame storico tra l’associazione e la città, ricordando anche il Totila d’Oro già assegnato ad Avis Comunale Treviso.
Un compleanno che guarda avanti
Nel corso della cerimonia, la presidente Elena Cappelletto ha indicato con chiarezza i nodi da affrontare nei prossimi anni: il calo demografico, una popolazione mediamente più anziana e un senso di comunità che, rispetto al passato, appare meno solido. In questo quadro, Avis continua a proporsi non solo come realtà sanitaria e organizzativa, ma anche come luogo di partecipazione e solidarietà concreta.
Il tema non è marginale per la Marca. La tenuta del sistema delle donazioni si regge infatti sulla continuità dell’impegno dei volontari e sulla capacità di coinvolgere nuove generazioni. Per questo il centenario è diventato anche l’occasione per rilanciare il ruolo pubblico dell’associazione, oltre il momento celebrativo.
Dalle corsie dell’ospedale alla prima sezione veneta
Le radici di Avis Comunale Treviso risalgono al 1926, quando il professor Piero Brisotto, allora giovane medico dell’Ospedale Civile, iniziò a coordinare i donatori disponibili per assicurare il sangue necessario alla struttura sanitaria. Tre anni più tardi il gruppo entrò nell’organizzazione nazionale nata a Milano su iniziativa del dottor Vittorio Formentano.
Quel passaggio segnò un primato importante per il territorio: la realtà trevigiana divenne la prima sezione Avis del Veneto. Durante l’incontro, la figura di Brisotto e la fase iniziale dell’associazione sono state ripercorse da Angelina Bertolaso, nipote del medico, mentre Mario Bassano ha richiamato l’esperienza degli anni Novanta.
Tra gli interventi anche quello del dottor Ivan Zatta dell’Ulss 2, dedicato ai cambiamenti nella medicina trasfusionale e nell’organizzazione della donazione. Un contributo che ha inserito la storia di Avis dentro un contesto sanitario profondamente mutato rispetto alle origini.
I 237 riconoscimenti consegnati ai soci
Uno dei momenti più sentiti della mattinata è stato quello delle benemerenze, con 237 premi assegnati ai donatori. Un passaggio simbolico ma molto concreto, perché ha dato volto e continuità a un impegno costruito nel tempo.
Fra i riconoscimenti di livello più alto figurano un Oro con Diamante a Lucia Scudeller, un Oro con Smeraldo a Lucia Bottan e sette Ori con Rubino attribuiti a Fabio Artuso, Massimo Bandiera, Adriano Calzavara, Maria Jlenia Cantavenera, Graziana Fuser, Massimo Salicone e Luca Tovaglia.
I passaggi storici ricordati durante la cerimonia
Nel racconto del secolo di vita associativa hanno trovato spazio anche alcune date che segnano la crescita di Avis Comunale Treviso: il primo Centro Trasfusionale del 1956, il cinquantenario celebrato nel 1976 con l’opera realizzata da Toni Benetton e il 1979, anno della nascita del Tempio del Donatore di Sangue a Pianezze di Valdobbiadene.
La chiusura dell’evento ha unito arte e riconoscenza. Ad Avis è stata consegnata un’opera dell’artista e donatrice Giulia De Serio, mentre gli interventi musicali sono stati affidati alla cantautrice Erica Boschiero. Un finale che ha accompagnato la ricorrenza oltre il bilancio dei numeri, riportandola al suo significato più profondo per Treviso e per la sua rete di volontariato.
Per la città, il centenario non rappresenta soltanto una tappa storica: è anche un richiamo a difendere una presenza che da cento anni accompagna la vita sanitaria e associativa del territorio.