Terre rare, da Strasburgo torna centrale l’ipotesi Porto Marghera per un polo europeo

Nel confronto sul Critical Raw Materials Act, Elena Donazzan rilancia l’area veneziana come sede strategica per stoccaggio e lavorazione.

20 ottobre 2026 15:54
Terre rare, da Strasburgo torna centrale l’ipotesi Porto Marghera per un polo europeo -
Condividi

Porto Marghera rientra con forza nel dossier europeo sulle materie prime strategiche. Nel dibattito aperto a Strasburgo sul Critical Raw Materials Act, l’eurodeputata Elena Donazzan ha indicato l’area industriale veneziana come candidata di primo piano per ospitare un hub dedicato a stoccaggio e raffinazione, riportando al centro una prospettiva che per il Veneto avrebbe un peso industriale rilevante.

Il punto, nel ragionamento esposto in aula, è la fragilità della filiera europea davanti al predominio cinese nella lavorazione delle terre rare. Donazzan ha sostenuto che affidarsi a corsie preferenziali o autorizzazioni concesse da altri Paesi non equivale a costruire una vera autonomia industriale, soprattutto in un comparto che incide direttamente su produzione, tecnologia e sicurezza economica.

Il ruolo possibile dell’area veneziana

Nell’intervento è tornato il nome di Porto Marghera come sbocco concreto per le politiche europee. Donazzan ha ricordato che il 12 giugno il vicepresidente esecutivo Séjourné e il ministro Urso hanno visitato l’area, dove sarebbero stati individuati 12 ettari del gruppo Eni destinabili al progetto.

Secondo l’europarlamentare, il sito veneziano avrebbe caratteristiche che lo rendono competitivo nella selezione: collocazione geografica favorevole, collegamenti infrastrutturali e una storia industriale che ne sostiene la vocazione produttiva. Da qui l’idea che Porto Marghera possa giocarsi un posto da protagonista nella scelta finale a livello europeo.

Le critiche ai tempi europei

Nel passaggio in plenaria, Donazzan ha posto l’accento anche sulla lentezza con cui l’Unione sta trasformando gli elenchi di progetti in cantieri reali. A diciannove mesi dalla prima lista, ha osservato, soltanto 17 progetti strategici hanno ottenuto il via libera alla costruzione.

Per questo la richiesta avanzata a Bruxelles è di accelerare su autorizzazioni e decisioni operative. Il messaggio politico è chiaro: individuare i siti non basta, se poi la capacità industriale europea resta ferma sulla carta mentre la competizione globale corre su tempi molto più rapidi.

Scorte, riciclo e costi energetici

Un altro nodo riguarda la necessità di creare riserve strategiche di materie prime, sul modello delle scorte energetiche costruite in passato in risposta alle crisi internazionali. Nella visione espressa da Donazzan, l’Europa dovrebbe dotarsi di infrastrutture capaci di concentrare questi materiali e di renderli disponibili per la propria industria.

Accanto allo stoccaggio, l’eurodeputata ha richiamato il tema del recupero dei materiali contenuti nei rottami dei magneti permanenti. Se questi scarti escono dal mercato europeo, ha sostenuto, l’Unione rinuncia a una parte delle risorse che potrebbe invece reimmettere nella filiera produttiva.

Tra le misure indicate figurano tempi autorizzativi certi, acquisti comuni in grado di sostenere la domanda, accordi di lungo periodo e un costo dell’energia compatibile con attività energivore come la raffinazione. Sullo sfondo resta una valutazione politica più ampia: la dipendenza da queste risorse, per Donazzan, va affrontata come un tema di sicurezza industriale oltre che commerciale.

Per il Veneto, e in particolare per l’area di Venezia, il passaggio non è solo istituzionale. Se l’ipotesi Porto Marghera dovesse consolidarsi nei prossimi mesi, il dibattito europeo sulle terre rare potrebbe tradursi in una partita concreta sul futuro produttivo di uno dei principali poli industriali del territorio.

Segui Veneto Today