San Stino, gioielli rubati nella villa sigillata dopo il caso Chiara Guerra
Intrusione nella proprietà di via Don Milani, ancora sotto vincolo giudiziario: spariti monili in oro. I militari stanno verificando telecamere e movimenti nella zona.
A San Stino di Livenza si apre un nuovo capitolo attorno alla proprietà di via Don Milani finita al centro dell’inchiesta per la morte di Chiara Guerra. Dall’abitazione, che era ancora sottoposta a sequestro, sono stati portati via alcuni gioielli in oro, nonostante il complesso fosse formalmente interdetto ai familiari.
La scoperta è arrivata a dodici giorni dall’omicidio della professoressa, uccisa l’11 giugno dal nipote diciassettenne. Oltre al peso della vicenda giudiziaria, per la famiglia si aggiunge ora anche la violazione di un luogo che, proprio per il suo ruolo nell’inchiesta, avrebbe dovuto restare intatto.
Una proprietà vuota presa di mira
Chi è entrato nella tenuta avrebbe approfittato del fatto che nessuno potesse accedere agli immobili. Le case del complesso familiare, infatti, erano state sigillate nell’ambito degli accertamenti seguiti al delitto.
Secondo i primi elementi raccolti, l’accesso sarebbe avvenuto superando il cancello della proprietà. Da lì i responsabili avrebbero cercato un varco per entrare nelle abitazioni, tentando di aprire infissi e porte fino a raggiungere l’interno.
Una volta dentro, avrebbero cercato oggetti di valore, trovando e portando via preziosi in oro. Il valore complessivo del bottino non è stato ancora definito con precisione.
Il nodo dei sigilli e delle verifiche
L’aspetto più delicato dell’episodio riguarda proprio il luogo scelto per il furto: non una casa semplicemente disabitata, ma un immobile ancora legato a un procedimento penale. I sigilli erano presenti e ben visibili, elemento che rende l’intrusione ancora più grave sotto il profilo investigativo.
I Carabinieri stanno lavorando per ricostruire tempi e modalità dell’ingresso nella tenuta. Tra le verifiche ci sono anche le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nell’area, con attenzione ai transiti registrati in via Don Milani nelle ore ritenute utili.
Nel quadro degli accertamenti potranno essere raccolte anche eventuali segnalazioni di residenti o vicini che abbiano notato mezzi, persone o rumori insoliti nelle vicinanze della proprietà.
Al momento nessun legame diretto con il delitto
Allo stato attuale, il furto viene considerato un fatto distinto rispetto all’omicidio di Chiara Guerra. Gli autori restano ignoti e gli investigatori, per ora, non indicherebbero un collegamento diretto tra la razzia e il delitto che ha scosso San Stino.
Resta però il sospetto che chi ha agito sapesse di trovare una casa vuota. La notorietà del caso potrebbe aver reso nota anche la condizione dell’immobile, rimasto inutilizzato dopo il sequestro disposto dagli inquirenti.
Il contesto dell’inchiesta su Chiara Guerra
La proprietà violata comprende sia l’abitazione della donna sia quella dei genitori del ragazzo che ha ammesso il delitto. Secondo quanto emerso finora, la cinquantatreenne sarebbe stata colpita al culmine di una discussione avvenuta nella legnaia del caseggiato.
Dopo l’aggressione, il corpo sarebbe stato nascosto in un sacco nero, caricato su una carriola e poi trasportato fino all’argine del canale Malghér. Il cadavere è stato ritrovato cinque giorni più tardi, tre giorni dopo la confessione del minorenne, che si trova in carcere minorile.
Intanto proseguono anche gli accertamenti medico-legali. L’autopsia affidata ad Antonello Cirnelli dovrà chiarire l’ora della morte, il numero dei fendenti, l’eventuale presenza di segni di difesa e la compatibilità delle lesioni con il racconto fornito dal diciassettenne. In questo quadro già segnato dal dolore, il furto nella casa sequestrata aggiunge un ulteriore elemento di tensione per una comunità che continua a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda.
Fact Check
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Verificato il: 25 giugno 2026