Rsa venete in cerca di personale: si attende il passaggio decisivo per gli Oss formati fuori dall’Italia

A Padova il confronto tra gestori e politica regionale: per le strutture il nodo immediato è sbloccare procedure più rapide sui titoli esteri.

25 settembre 2026 14:04
Rsa venete in cerca di personale: si attende il passaggio decisivo per gli Oss formati fuori dall’Italia -
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Nelle case di riposo del Veneto la difficoltà a trovare operatori sociosanitari continua a pesare sull’organizzazione quotidiana dei servizi. Dal confronto ospitato al Civitas Vitae Angelo Ferro di Padova è emersa una priorità precisa: rendere realmente utilizzabile il canale delle assunzioni di personale formato all’estero.

Il tema è stato al centro dell’incontro promosso da Uneba Veneto, che ha riunito rappresentanti delle strutture, della politica regionale e del comparto sociosanitario. Per chi gestisce l’assistenza agli anziani non autosufficienti, il punto più urgente resta la disponibilità di Oss, in un quadro che dopo gli anni del Covid ha cambiato bisogni, carichi di lavoro e modelli organizzativi.

Ad aprire il convegno “Le professioni del sociosanitario incontrano la politica” è stato il presidente di Uneba Veneto Francesco Facci, che ha richiamato proprio la trasformazione vissuta dalle Rsa negli ultimi anni.

Carenza di Oss nelle Rsa venete, atteso il via libera del Ministero per assunzioni

Il passaggio atteso dal Ministero

La misura considerata più rapida per alleggerire la scopertura di organico riguarda il riconoscimento delle qualifiche ottenute fuori dai confini italiani. Durante l’incontro è stato spiegato che la novità prevista dalla normativa inserita nel decreto lavoro consentirebbe alle strutture di valutare i titoli seguendo apposite Linee guida.

A illustrare questo percorso è stata la deputata Silvana Comaroli. Finora, è stato ricordato, le pratiche di riconoscimento potevano allungarsi per anni; con il nuovo impianto, invece, l’iter dovrebbe diventare molto più snello. Il testo ha già superato il passaggio in Conferenza Stato-Regioni ed è stato trasmesso al Ministero della Salute. Per arrivare all’operatività manca però il via libera ministeriale, seguito dal Dpcm.

È su questo snodo che si concentra l’attesa delle realtà che operano nell’assistenza agli anziani, convinte che una semplificazione possa dare respiro a servizi oggi sotto pressione.

Il reclutamento internazionale è già partito

Nel frattempo Uneba Veneto ha già avviato un percorso concreto sul fronte dell’ingresso di lavoratori stranieri. Con il Progetto Zefiro sono stati inseriti 40 operatori sociosanitari: 20 provenienti dal Perù e 20 dallo Sri Lanka.

L’associazione ha inoltre annunciato l’avvio della seconda fase dell’iniziativa, partita lunedì 21, con richieste di adesione arrivate anche da strutture di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. L’obiettivo non è solo coprire i vuoti di organico, ma accompagnare l’inserimento di queste figure nei servizi sociosanitari del territorio.

Non solo lavoro: il tema della casa

Dal convegno padovano è arrivato anche un altro messaggio: per attrarre personale dall’estero non basta offrire un contratto. La tenuta del sistema passa anche dalla possibilità di garantire una sistemazione abitativa stabile.

L’assessore regionale ai servizi sociali Paola Roma ha posto l’accento proprio su questo aspetto, collegandolo agli interventi della Regione in materia di alloggi. Tra le misure richiamate c’è il piano Generazione Casa, sostenuto con 50 milioni di euro e annunciato dal presidente Alberto Stefani. I bandi, secondo quanto riferito, dovrebbero essere pubblicati il mese prossimo.

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L’ipotesi sui diplomati in Servizi Sociali

Sul versante della formazione si è discusso anche di una possibile apertura per chi esce dagli istituti superiori con indirizzo Servizi Sociali. Oggi, in base alle regole nazionali, il diploma non basta per entrare subito in servizio come Oss: è necessario un ulteriore percorso formativo.

La presidente della V Commissione del consiglio regionale Manuela Lanzarin ha proposto di rivedere questo vincolo nella fase di carenza attuale, permettendo ai diplomati di iniziare a lavorare fin da subito, eventualmente con un affiancamento o una supervisione. Durante l’incontro si è parlato inoltre della figura dell’assistente infermiere, qualifica accessibile agli Oss attraverso una formazione aggiuntiva.

Sugli aspetti legati all’inserimento nelle strutture, alla preparazione professionale e alla copertura assicurativa sono intervenuti anche Luigi Pais Dei Mori di Fnopi, Annalisa Pennini di Zucchetti Health Care e Alessandra Orzella con Vincenzo Murolo di Howden.

Il peso dell’assistenza agli anziani in Veneto

Il confronto di Padova ha allargato lo sguardo anche oltre le residenze. Per Uneba il tema del personale si intreccia con la tenuta complessiva della rete dedicata agli anziani fragili, dai centri diurni all’assistenza a domicilio.

Il presidente nazionale Franco Massi ha annunciato una campagna per chiedere, nella prossima legge di bilancio, un piano straordinario per i centri diurni, considerati una risposta intermedia tra la permanenza a casa e l’ingresso in Rsa, con costi più sostenibili per famiglie, enti e sistema sanitario.

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Nel corso dell’incontro è stato ribadito anche il ruolo delle famiglie. Fabio Toso, presidente di Uneba Padova e direttore generale della Fondazione Opera Immacolata Concezione, ha ricordato che in Veneto i non autosufficienti sono 260.000 e che circa 35.000 vivono nelle residenze. La quota più ampia resta dunque al domicilio, ed è proprio su questo fronte che le strutture chiedono di mettere a disposizione competenze e professionalità specializzate a supporto dei caregiver.

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