Rifugi e logistica in quota, dal Veneto una spinta al progetto della teleferica automatizzata
Nel prototipo coordinato da Unibz c’è anche la trevigiana BClever: l’obiettivo è alleggerire il lavoro nei rifugi e usare gli impianti già presenti.
Per molti rifugi di montagna il problema non è solo far arrivare le merci, ma farlo con tempi sostenibili e con personale sempre più difficile da reperire. Da questa esigenza concreta prende forma SMAUTOCABY, un sistema di teleferica automatizzata sviluppato dalla Libera Università di Bolzano insieme a un gruppo di imprese tra cui la trevigiana BClever e le veronesi Plumake, STA ed Electric Labs.
Il progetto guarda da vicino anche al Veneto, perché una parte del lavoro preparatorio è nata dal confronto con gestori ed ex gestori di rifugi del territorio, oltre che di Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Dalle interviste è emersa una criticità ricorrente: per i rifornimenti in quota servono normalmente due persone, una a valle e una all’arrivo, con un impiego di tempo e risorse che pesa soprattutto nella stagione estiva.
Un sistema pensato per chi lavora nei rifugi
L’idea alla base del prototipo è semplificare l’organizzazione del trasporto delle forniture. Invece di seguire ogni singolo invio, il gestore può caricare il materiale nella stazione a valle, impostare le missioni e poi raggiungere la parte alta dell’impianto per recuperare quanto serve.
Il punto ritenuto più interessante dai promotori è proprio la riduzione del fabbisogno di personale: il sistema è progettato per essere gestito da un solo operatore, superando il modello tradizionale che ne richiede due. In un settore dove trovare collaboratori per i mesi in quota è sempre più complicato, questo aspetto potrebbe incidere in modo concreto sull’attività quotidiana.
Più carico disponibile e gestione su chiamata
Il prototipo funziona con un doppio magazzino automatico e con più vani di carico, una soluzione che amplia la capacità di stoccaggio rispetto al contenitore unico oggi molto diffuso. Le merci possono essere preparate, conservate a valle e richiamate quando servono, senza dover ripetere ogni volta tutte le operazioni manuali.
La logica è quella dei magazzini automatizzati adattata all’ambiente montano: il software coordina i movimenti, organizza le richieste di trasporto e gestisce i diversi “cassetti” di carico. Non si tratta quindi solo di far salire materiale, ma di rendere più ordinato e flessibile l’intero ciclo dei rifornimenti.
Il nodo veneto: turismo in crescita e lavoro stagionale
Per le aree montane venete il tema ha un valore particolare. L’aumento delle presenze turistiche nei periodi di punta mette sotto pressione strutture che spesso lavorano in condizioni logistiche complesse, con personale ridotto e margini organizzativi limitati. Migliorare i rifornimenti significa intervenire su una delle attività meno visibili ma più pesanti per la gestione di un rifugio.
Secondo Alessandro Dal Col, amministratore delegato di BClever, proprio dal dialogo con chi i rifugi li ha gestiti sono emersi soprattutto i lunghi tempi di attesa e la necessità di presidiare ogni trasporto con due addetti. Da lì è partita la ricerca di una risposta tecnica capace di aggiornare l’esistente, senza ripensare da zero l’infrastruttura.
Installazione leggera sulle linee già esistenti
Uno degli elementi centrali del progetto riguarda infatti la possibilità di intervenire sugli impianti già in uso. Il sistema è stato concepito come un’integrazione leggera, da applicare alle teleferiche esistenti senza trasformazioni invasive, così da contenere l’impatto tecnico e rendere più praticabile un’eventuale adozione.
La fase di laboratorio è stata completata e ora i partner stanno cercando contesti disponibili a testare il prototipo direttamente in montagna. Il progetto è finanziato dal Consorzio iNEST nell’ambito dello Spoke 1 dedicato agli ecosistemi montani, dentro il programma dell’Ecosistema dell’Innovazione sostenuto dal PNRR.
Per il Veneto l’interesse non riguarda soltanto la presenza di aziende del territorio nel partenariato, ma anche la possibilità di trasferire innovazione in un comparto strategico come quello dell’accoglienza in quota. Se la sperimentazione sul campo darà i risultati attesi, la teleferica automatizzata potrebbe diventare uno strumento utile per alleggerire il lavoro dei rifugisti e rendere più efficiente la logistica delle strutture alpine.