Ricarica elettrica anche nei centri veneti più piccoli: Poste accelera con il progetto Polis
Superata a livello nazionale quota 3.200 installazioni. Il piano punta a portare le stazioni anche nei Comuni sotto i 15mila abitanti entro il 2026.
Nei Comuni veneti di dimensioni minori, dove i servizi spesso arrivano più lentamente rispetto ai capoluoghi, la rete per la mobilità elettrica prova a fare un passo avanti. Poste Italiane ha annunciato di aver oltrepassato le 3.200 colonnine installate in Italia nell'ambito del Progetto Polis, iniziativa che coinvolge anche diversi uffici postali del Veneto.
Il programma guarda ai centri con meno di 15mila abitanti e affianca alla riorganizzazione degli sportelli postali anche infrastrutture utili sul territorio. Tra queste, proprio le postazioni di ricarica per auto elettriche, previste sia nei parcheggi di proprietà di Poste sia in spazi pubblici individuati nei Comuni interessati.
Il traguardo nazionale e il riflesso sul Veneto
L'obiettivo indicato dall'azienda è arrivare entro il 2026 a 5mila stazioni in circa 3.500 Comuni italiani. Delle colonnine già posate, il 35% si trova nel Nord, area in cui rientra anche il Veneto, mentre circa 1.500 risultano già collegate alla rete elettrica.
Per il territorio veneto il dato assume un peso particolare perché il progetto tocca realtà locali dove la presenza di punti di ricarica è ancora meno capillare rispetto alle città maggiori. Il piano era già stato avviato anche in alcuni uffici postali Polis della regione, inserendo così il Veneto nel percorso nazionale di espansione della rete.
Uffici postali come presidio di prossimità
Le colonnine rappresentano solo una parte del disegno complessivo. Il Progetto Polis riguarda infatti quasi 7mila Comuni italiani sotto i 15mila abitanti e prevede la trasformazione di 6.933 uffici postali in strutture più ampie dal punto di vista dei servizi offerti ai residenti.
L'impostazione è quella di avvicinare ai cittadini pratiche e funzioni che normalmente richiedono spostamenti verso centri più grandi. Accanto ai servizi della Pubblica amministrazione, il piano mette insieme digitalizzazione e transizione ecologica, con l'idea di rendere gli uffici postali un riferimento più completo per la vita quotidiana delle comunità locali.
Investimenti, lavoro e contrasto allo spopolamento
Secondo quanto comunicato da Poste Italiane, il progetto dispone di 800 milioni di euro dal piano complementare al PNRR, a cui si sommano oltre 400 milioni sostenuti direttamente dall'azienda. La fase di attuazione copre gli anni dal 2022 al 2026, mentre gli effetti operativi vengono stimati fino al 2031.
Le valutazioni economiche diffuse parlano di un impatto complessivo di 1.061 milioni di euro sul Pil nazionale tra periodo di spesa e anni successivi, con 484 milioni di reddito da lavoro e una previsione di 18.600 posti di lavoro generati.
Nel Veneto, come in altre aree con molti piccoli municipi, il senso del progetto si lega anche alla tenuta dei servizi di prossimità. L'idea è offrire nei paesi strumenti e opportunità più vicini a quelli disponibili nei centri urbani, così da ridurre il divario infrastrutturale e rendere più semplice l'accesso sia ai servizi pubblici sia a soluzioni legate alla mobilità sostenibile.