Restauro, da Venezia parte un asse con Confrestauro: tre anni per progetti, formazione e fondi Ue
Il cluster veneziano dedicato al patrimonio culturale stringe un’intesa triennale con Confrestauro: focus su ricerca, competenze e accesso ai programmi europei.
Venezia rafforza il proprio ruolo nella filiera del restauro con un accordo che punta a mettere in rete competenze, progettazione e occasioni di crescita anche fuori dai confini nazionali. Il Venetian Innovation Cluster, realtà con sede nel capoluogo lagunare, ha sottoscritto una collaborazione triennale con Confrestauro.
La firma è arrivata a Firenze, durante il Salone dell’Arte e del Restauro, appuntamento che ha riunito imprese, professionisti e operatori attivi nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio culturale. L’intesa nasce con un obiettivo preciso: rendere più strutturata la collaborazione tra aziende, tecnici, istituzioni, enti e centri di ricerca.
Per il sistema veneto del settore si tratta di un passaggio significativo, perché il cluster veneziano lavora già come piattaforma dedicata a innovazione, economia e sviluppo di progetti nei comparti culturali, creativi, ambientali e del patrimonio. La sua dimensione, però, non è soltanto locale: il soggetto operativo Venetian Cluster è inserito nella European Cluster Collaboration Platform e coordina il Meta-Cluster europeo per le Industrie Culturali e Creative.
Che cosa prevede l’intesa
L’accordo avrà validità di tre anni e mette al centro alcune linee di lavoro molto concrete. Tra queste figurano il monitoraggio costante dei bandi, la costruzione di percorsi formativi rivolti ai professionisti di domani, il supporto tecnico alla progettazione e l’organizzazione di workshop e tavole rotonde, anche in ambito internazionale.
È previsto inoltre un Project Office dedicato, con il compito di censire le competenze presenti tra gli associati e coordinare attività di ricerca e sviluppo legate alle tecniche del restauro. Accanto a questo, troverà spazio anche un osservatorio permanente per seguire opportunità e strumenti utili al settore.
Il punto di fondo è creare iniziative condivise su conservazione, innovazione tecnologica, sostenibilità e tutela del patrimonio culturale. In altre parole, trasformare conoscenze specialistiche e relazioni istituzionali in progetti capaci di intercettare reti e risorse, comprese quelle europee.
Il peso del cluster veneziano
Il ruolo di Venezia in questa operazione non è secondario. La rete innovativa regionale Venetian Innovation Cluster for Cultural and Environmental Heritage opera infatti come snodo tra imprese e mondo della ricerca, con una proiezione internazionale costruita nel tempo. La struttura lavora attraverso una rete ampia di imprese in Italia e all’estero, elemento che può diventare decisivo quando si tratta di presentare proposte comuni o accedere a finanziamenti complessi.
Confrestauro, dal canto suo, riunisce architetti, ingegneri, restauratori e aziende del comparto. L’associazione è nata tre anni fa con la finalità di sostenere il restauro e la cura del patrimonio storico-artistico italiano, un terreno sul quale l’intesa con il cluster veneziano punta ora a dare maggiore continuità operativa.
Le dichiarazioni dei protagonisti
Alberto Rui, presidente di Confrestauro, ha definito la partnership un passaggio utile a valorizzare le eccellenze italiane del restauro in una prospettiva europea e internazionale. Secondo Rui, la collaborazione servirà a sviluppare progetti condivisi e a consolidare un modello stabile capace di rafforzare l’intera filiera.
Sergio Calò, direttore di Venetian Cluster, ha sottolineato invece il valore strategico del fare sistema. Ha spiegato che il cluster potrà mettere a disposizione relazioni, competenze e capacità progettuale per favorire l’accesso ai tavoli istituzionali e alle opportunità di finanziamento in ambito europeo.
Per Venezia, città che vive quotidianamente il rapporto con la tutela del patrimonio, l’accordo assume anche un significato simbolico oltre che operativo. La sfida sarà tradurre questa intesa in strumenti concreti, formazione qualificata e progetti in grado di rafforzare il restauro italiano partendo da una regia che, ancora una volta, passa dal Veneto.