Dal Veneto al Brennero, la protesta degli agricoltori: "Più chiarezza sull’origine dei prodotti"
Delegazioni venete alla mobilitazione di Coldiretti al confine con l’Austria: nel mirino le norme che consentono l’italianità dopo l’ultima trasformazione.
Dal Veneto sono partiti in molti per raggiungere il Brennero, dove Coldiretti ha organizzato una manifestazione contro quello che definisce falso Made in Italy nel settore agroalimentare. Al confine tra Italia e Austria si sono ritrovati migliaia di agricoltori provenienti da diverse regioni, con una presenza significativa anche dal Nordest.
Il punto contestato riguarda le attuali regole europee sull’origine dei prodotti. Secondo l’organizzazione agricola, oggi può essere considerato italiano anche un alimento realizzato con materie prime estere, purché l’ultima trasformazione sostanziale avvenga nel nostro Paese. Una possibilità che, per i manifestanti, rischia di generare equivoci tra i consumatori e di mettere in difficoltà chi produce davvero in Italia.
La partecipazione dal Veneto
Alla giornata di protesta hanno preso parte, tra gli altri, centinaia di agricoltori padovani e una delegazione arrivata dalla Marca trevigiana. Presente anche una rappresentanza del Friuli Venezia Giulia guidata dal presidente regionale Martin Figelj, insieme ai vertici nazionali di Coldiretti, il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo.
Da Padova è arrivata anche la testimonianza di Silvia Breda, 19 anni, giovane agricoltrice che ha portato al Brennero il punto di vista delle nuove generazioni impegnate nel settore primario. Alla mobilitazione hanno aderito inoltre pensionati agricoli e rappresentanti dei territori, con richiami alla necessità di regole uguali e reciprocità all’interno dell’Unione Europea.
Cosa chiede Coldiretti
L’obiettivo dichiarato della protesta è una revisione del codice doganale europeo, accompagnata da criteri più trasparenti sull’indicazione dell’origine delle materie prime agricole. Per Coldiretti, una normativa più netta servirebbe a rafforzare la tutela del reddito delle imprese e a limitare pratiche ritenute scorrette nella vendita dei prodotti alimentari.
Il tema, per l’associazione, non riguarda solo l’etichetta finale ma l’intera filiera. La richiesta è che sia resa più evidente la provenienza effettiva della materia prima, così da distinguere con maggiore precisione ciò che nasce realmente nei campi e negli allevamenti italiani da ciò che viene invece importato e lavorato successivamente nel Paese.
Il peso economico della questione
Secondo le stime diffuse da Coldiretti, un cambiamento delle norme sull’origine potrebbe valere fino a 20 miliardi di euro per il comparto agricolo. L’organizzazione collega questa battaglia anche alle difficoltà che le aziende stanno affrontando da tempo, tra rincari di energia, carburanti e concimi, oltre alle tensioni internazionali che hanno inciso sui costi e sugli approvvigionamenti.
Nella lettura data dai promotori della mobilitazione, la difesa dell’origine non è soltanto una questione commerciale. Viene presentata anche come un passaggio legato alla sicurezza alimentare e alla salvaguardia della filiera nazionale, in un settore che continua a rappresentare una parte rilevante dell’economia italiana e dell’occupazione.
I prossimi passaggi
La manifestazione al Brennero è solo una tappa di un’iniziativa che Coldiretti intende portare avanti anche sul piano istituzionale. L’organizzazione punta a trasferire le proprie richieste nelle sedi europee, chiedendo norme che consentano agli Stati membri di rendere più riconoscibile l’origine dei prodotti fin dalla materia prima agricola.
Nei prossimi giorni è previsto anche un confronto a Roma, dove i rappresentanti dell’associazione vogliono sottoporre le loro istanze al commissario europeo alla Salute Olivér Várhelyi. Sul territorio, intanto, viene sollecitato il sostegno dei sindaci attraverso atti a favore della modifica delle regole doganali, mentre dal Veneto continua a levarsi la richiesta di maggiore trasparenza per produttori e consumatori.