Punto nascita di Portogruaro, i sindaci rilanciano: un anno in più prima dello stop ai parti
Luigi Toffolo intervistato a Nordest24 sul futuro del Punto nascita di Portogruaro: «Chiediamo tempo e una nuova valutazione».
PORTOGRUARO – «Non chiediamo un’eccezione agli standard nazionali. Vogliamo capire perché non sia possibile continuare a nascere a Portogruaro in sicurezza». Il sindaco Luigi Toffolo, intervistato da Patrick Ganzini per Nordest24, torna sul futuro del Punto nascita dell’ospedale cittadino e sulla decisione che prevede la riconversione della struttura.
La funzione parto è indicata verso la chiusura dal 31 ottobre 2026, secondo quanto comunicato nelle scorse settimane dalle organizzazioni sindacali. La Regione Veneto ha infatti recepito il parere negativo alla deroga espresso dal Comitato Percorso Nascita nazionale per Portogruaro e disposto un percorso di riconversione funzionale.
Ma la partita, dal punto di vista del territorio, non viene considerata chiusa. Gli 11 sindaci del Mandamento Portogruarese hanno scritto al presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e al ministro della Salute Orazio Schillaci, chiedendo di mantenere temporaneamente operativa la funzione parto e di procedere a una nuova valutazione sulla base di dati aggiornati.
La richiesta degli 11 sindaci
È proprio dalla lettera firmata dagli undici primi cittadini che parte l’intervista di Patrick Ganzini.
Toffolo sottolinea come la questione non riguardi solamente Portogruaro, ma un intero territorio di confine che, nelle sue parole, ha già vissuto negli anni diverse riorganizzazioni sanitarie.
«È una questione di sicurezza, ma anche di prossimità», spiega il sindaco.
La richiesta formale contenuta nella lettera è quella di mantenere attiva per ulteriori 12 mesi la funzione parto, completare il monitoraggio dei Punti nascita sotto soglia e rinviare qualsiasi decisione definitiva alla valutazione dei risultati. Nell’intervista Toffolo parla più in generale della necessità di avere una finestra temporale sufficiente, anche fino a 12-24 mesi, per analizzare nel dettaglio tutte le criticità.
Nordest24 aveva già raccontato la mobilitazione degli amministratori del territorio: Gli 11 sindaci chiedono un altro anno per il Punto nascita di Portogruaro
Il nodo dei 500 parti all'anno
Al centro del confronto c’è soprattutto la soglia dei 500 parti annui, uno dei parametri previsti a livello nazionale per la rete dei Punti nascita.
La Regione ricorda nella propria delibera che gli standard nazionali prendono in considerazione non soltanto i volumi, ma anche sicurezza, dotazioni, competenze professionali e qualità dell’assistenza. Per Portogruaro il Comitato Percorso Nascita nazionale ha espresso parere negativo alla deroga, così come per Valdagno, Adria e Castelfranco Veneto.
Toffolo, però, pone una domanda: se il numero dei parti non è l’unico criterio utilizzato per valutare una struttura sotto soglia, quali sono gli altri elementi che hanno portato al giudizio negativo su Portogruaro?
«Vogliamo sapere quali sono le ragioni», spiega il primo cittadino, annunciando anche la volontà di procedere con un accesso agli atti per conoscere nel dettaglio la relazione e gli elementi presi in esame.
Secondo dati riportati nelle scorse settimane, 11 dei 32 Punti nascita veneti sarebbero sotto la soglia dei 500 parti annui.
Portogruaro ha aumentato il numero dei nati
Un altro elemento sul quale insiste il sindaco è l’andamento del reparto.
La stessa deliberazione regionale riconosce per Portogruaro un trend di crescita pari a 87 nati tra il 2021 e il 2025, pur restando il numero complessivo sotto la soglia prevista.
Nel 2025 a Portogruaro sono stati registrati circa 345 parti, contro i 229 del 2019.
Per Toffolo questo andamento merita di essere tenuto in considerazione soprattutto in un periodo caratterizzato da un generale calo demografico.
«Noi non vogliamo fare la guerra a nessuno – precisa durante l’intervista – vogliamo che i cittadini del Portogruarese e soprattutto le mamme possano far nascere qui i propri figli in sicurezza».
«Non vogliamo mettere a rischio le mamme»
Il sindaco respinge anche l’idea che la battaglia degli amministratori abbia l’obiettivo di mantenere aperto un servizio indipendentemente dagli standard di sicurezza.
«Non vogliamo mettere a rischio le nostre mamme, ci mancherebbe altro», afferma.
La richiesta è invece quella di comprendere quali eventuali carenze strutturali o organizzative debbano essere superate e se sia possibile intervenire per adeguare il Punto nascita agli standard richiesti.
Toffolo cita nell’intervista alcuni aspetti tecnici legati alla struttura e alle dotazioni, sostenendo che proprio su questi elementi sarebbe necessario un approfondimento prima della cessazione della funzione parto.
Nel frattempo l’ospedale di Portogruaro continua a ricevere investimenti in altri settori: pochi giorni fa sono entrati in funzione un nuovo ecografo per la Pediatria e una sala d’attesa protetta per i bambini al Pronto soccorso.
Cosa rimarrebbe dopo la riconversione
Un punto importante riguarda ciò che succederebbe dopo la cessazione dei parti.
La riconversione prevista dalla Regione non comporta la scomparsa dell’intero percorso nascita. La delibera regionale prevede infatti il mantenimento e lo sviluppo delle attività legate alla fase pre-gravidanza, alla gravidanza e al post-partum, con presenza ostetrica territoriale, counselling, sostegno all’allattamento e accompagnamento alla genitorialità.
È lo stesso Toffolo a precisarlo nell’intervista: «Il percorso nascita rimane aperto».
Quello che verrebbe meno è dunque la funzione parto.
Ed è proprio questo, secondo il sindaco, il punto sul quale gli amministratori chiedono un ulteriore approfondimento.
Il rischio dello spostamento verso Pordenone
Toffolo richiama poi un'altra caratteristica del territorio: la sua posizione geografica.
Secondo il sindaco, in caso di chiusura della funzione parto molte future mamme potrebbero scegliere strutture del Pordenonese, piuttosto che dirigersi verso San Donà di Piave o altri ospedali veneti.
Una scelta che, osserva il primo cittadino, sarebbe legata anche ai rapporti di fiducia con ginecologi e ostetriche e alle abitudini storiche della popolazione del Portogruarese.
Il sindaco ricorda infatti che già in passato molte donne dell’area si rivolgevano agli ospedali del Friuli occidentale.
Il tema delle distanze
Uno dei passaggi più netti dell’intervista riguarda proprio i trasferimenti.
Toffolo porta l’esempio di una donna che, in travaglio, dovesse arrivare all’ospedale di Portogruaro per essere poi trasferita in ambulanza verso un altro Punto nascita.
«Assicurare il trasporto non significa automaticamente assicurare la sicurezza del trasporto», osserva.
Secondo il sindaco, raggiungere un'altra struttura potrebbe richiedere 30-45 minuti, anche in relazione alle condizioni della viabilità.
«Si può anche nascere in ambulanza – aggiunge – ma è meglio nascere in un reparto piuttosto che in un’ambulanza».
«Vogliamo capire perché non si possa nascere qui»
Il messaggio conclusivo del sindaco nell’intervista con Patrick Ganzini è quello di una richiesta di approfondimento prima di arrivare a una scelta definitiva.
Non una deroga automatica e, ribadisce Toffolo, nemmeno la volontà di sacrificare gli standard di sicurezza.
La domanda posta dagli amministratori resta una: se esistono interventi organizzativi, strutturali o tecnologici capaci di garantire gli standard richiesti, perché non verificare prima la possibilità di mantenerne l’operatività?
«Vogliamo capire perché non sia possibile nascere a Portogruaro in sicurezza», conclude il sindaco, mentre il terrtorio attende ora le risposte della Regione, del Ministero e gli esiti degli ulteriori approfondimenti richiesti.