Portogruarese e confine con il Friuli, i sindaci rilanciano: più intese subito, sullo sfondo anche il cambio di Regione
In Commissione a Trieste i Comuni del Veneto orientale hanno riportato il tema degli squilibri con il Friuli Venezia Giulia e le possibili strade da percorrere.
Nel Veneto orientale il tema non è nuovo, ma ora torna con forza nel confronto istituzionale: i Comuni dell'area di Portogruaro e del confine con il Friuli Venezia Giulia chiedono risposte su servizi, risorse e rapporti amministrativi che, nella vita quotidiana, superano da tempo il limite segnato sulle carte.
La discussione si è riaperta in V Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, dove sono state ascoltate le amministrazioni venete che guardano a un rapporto più stretto con il territorio friulano. Al tavolo anche l'assessore alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, mentre l'iniziativa è stata portata avanti dal consigliere regionale Markus Maurmair.
I Comuni coinvolti sono Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza, Teglio Veneto e Caorle, assente all'audizione.
Il nodo visto dal Veneto orientale
Dal punto di vista degli amministratori locali, il problema riguarda prima di tutto la distanza tra i legami reali del territorio e i confini amministrativi. Il mandamento di Portogruaro, è stato ricordato nel corso dell'incontro, ha rapporti consolidati con il Pordenonese su più fronti: servizi, relazioni sociali, organizzazione del territorio e funzioni condivise.
Maurmair ha richiamato alcuni elementi che spiegano questa continuità: la competenza del Tribunale di Pordenone per una parte dell'area, la diocesi di Concordia-Pordenone, la tutela della minoranza linguistica friulana e le collaborazioni che già esistono in settori come trasporto pubblico locale e sistema idrico integrato.
L'obiettivo dichiarato non è stato quello di forzare decisioni immediate, ma di portare il tema all'attenzione del Consiglio regionale friulano e aprire una riflessione politica su una fascia di territorio che si muove ogni giorno tra due sistemi diversi.
Le strade possibili: accordi o referendum
Nel dibattito sono state richiamate tre ipotesi indicate in uno studio della fondazione Think Tank Nord Est. La prima è lasciare tutto com'è. La seconda punta invece su accordi territoriali tra Regioni, sulla scia di esperienze già viste tra Veneto, Lombardia e Trentino-Alto Adige. La terza è quella più netta: un referendum comunale per il passaggio dal Veneto al Friuli Venezia Giulia.
Lo studio ha messo sul tavolo anche alcune stime. In caso di allargamento, il Friuli Venezia Giulia aumenterebbe popolazione e superficie di quasi l'8%, con una crescita del valore aggiunto del 7,5%. Sul piano delle entrate regionali, la compartecipazione Irpef porterebbe circa 172 milioni di euro in più, ai quali si sommerebbero 18,5 milioni dall'addizionale regionale, oltre alle quote legate a Iva e Ires.
Per i Comuni veneti interessati, il possibile ingresso in una Regione a statuto speciale viene letto come un'opportunità legata a bilanci locali più robusti e a una maggiore capacità di intervento, oltre all'accesso a misure che in Friuli Venezia Giulia già esistono, dagli incentivi sui carburanti ai sostegni per la prima casa e per l'efficientamento energetico.
I sindaci del Portogruarese: il confine non basta più a spiegare il territorio
Tra gli interventi più netti c'è stato quello del sindaco di Gruaro, Giacomo Gasparotto, che ha insistito sulla continuità tra il Portogruarese e il Pordenonese, sottolineando invece la maggiore distanza da Venezia. Un'impostazione condivisa anche dal sindaco di Portogruaro, Luigi Toffolo, che ha parlato di una difficoltà avvertita prima di tutto dai cittadini.
Gianluca Falcomer, sindaco di Cinto Caomaggiore, ha richiamato una vicenda che nel suo Comune ha radici lontane. Già nel 2006, infatti, la popolazione si espresse a favore del referendum per il passaggio al Friuli Venezia Giulia, ma il percorso si fermò in Parlamento. Falcomer ha ricordato come il legame tra l'area portogruarese e quella pordenonese tocchi cultura, scuola e sanità, e come questo rapporto possa diventare ancora più stretto nei prossimi anni.
Dal Trevigiano è intervenuto anche il sindaco di Meduna di Livenza, Arnaldo Pitton, che ha posto l'accento soprattutto sugli aspetti economici e sulla riduzione dei sostegni pubblici registrata negli ultimi anni.
Il confronto politico resta aperto
All'audizione hanno preso parte anche due consiglieri regionali veneti. Rosanna Conte ha indicato come strada praticabile quella di accordi economici tra Veneto e Friuli Venezia Giulia per ridurre gli squilibri esistenti tra territori confinanti. Alessio Morosin ha invece allargato il ragionamento a uno scenario più ampio, parlando della possibilità di costruire una macroregione autonoma delle Venezie.
Per il Veneto orientale, in ogni caso, il punto politico emerso con chiarezza è uno: il tema non riguarda solo un'ipotesi di ridefinizione dei confini, ma il modo in cui dare risposte concrete a un'area che da anni si percepisce sospesa tra appartenenza amministrativa e relazioni territoriali già consolidate.