Portogruarese, confini e servizi: da Trieste l’invito a lasciare la parola ai Comuni

In Commissione regionale Fvg il confronto sugli undici municipi dell’area orientale veneta. Maurmair richiama numeri su lavoro, bilanci e legami con il Friuli.

22 ottobre 2026 16:02
Portogruarese, confini e servizi: da Trieste l’invito a lasciare la parola ai Comuni -
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Il tema torna al centro del dibattito istituzionale e riguarda da vicino l’area orientale del Veneto: gli undici Comuni tra Portogruarese e Meduna di Livenza sono stati al centro di un’audizione in V Commissione a Trieste, dove si è discusso di rapporti con il Friuli Venezia Giulia, servizi condivisi e possibili scenari futuri.

A intervenire, in una nota diffusa dopo l’incontro, è stato il consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia Markus Maurmair di Fratelli d’Italia, che ha insistito soprattutto su un punto: le decisioni non possono essere calate dall’alto, ma devono partire dalle comunità locali, dai sindaci e dai consigli comunali coinvolti.

Il confronto approda anche a Trieste

Secondo Maurmair, la presenza congiunta degli amministratori locali davanti alle istituzioni delle due Regioni dimostra quanto la questione sia sentita nel territorio. Dopo il passaggio a Venezia, anche l’audizione a Trieste viene letta come un segnale politico preciso: i Comuni chiedono che il dossier venga affrontato in modo formale e senza irrigidimenti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Il consigliere ha sottolineato che non si tratta di una contrapposizione tra territori confinanti, ma di un ragionamento su assetti amministrativi e servizi, in un’area dove i rapporti quotidiani tra cittadini superano da tempo il semplice tracciato del confine regionale.

Lavoro, popolazione e spostamenti tra le due Regioni

Nel suo intervento Maurmair ha richiamato alcuni dati che riguardano l’area. Tra il 2002 e il 2024, ha spiegato, i movimenti anagrafici tra Friuli Venezia Giulia e gli undici Comuni presi in esame mostrano un saldo negativo di 1.765 persone per questi ultimi. I numeri più consistenti si concentrano a Portogruaro, San Michele al Tagliamento e Concordia Sagittaria.

Ha ricordato inoltre che nell’ultimo decennio la popolazione complessiva sarebbe calata di circa il 3 per cento, mentre la fascia tra 0 e 14 anni avrebbe registrato una diminuzione prossima al 18 per cento. Un dato che, letto dal punto di vista del Veneto orientale, incrocia il tema più ampio della tenuta demografica dei centri di confine.

Molto marcata, sempre secondo i numeri citati dal consigliere, è anche l’integrazione sul fronte occupazionale. Nel 2021 i residenti del Portogruarese che ogni giorno si sono spostati per lavorare in Friuli Venezia Giulia sono stati 5.942, mentre i lavoratori friulani diretti nell’area veneta sono stati 3.932. Maurmair evidenzia così un saldo di oltre duemila unità a favore dei flussi in uscita dal Veneto verso il Friuli.

Nel dettaglio, Portogruaro conta 1.148 residenti occupati oltre confine, con un differenziale negativo di 514 persone. A Concordia Sagittaria i lavoratori in uscita risultano 570 contro 157 in entrata; a Cinto Caomaggiore 437 contro 140. L’eccezione indicata è San Michele al Tagliamento, che presenta un saldo positivo di 124 addetti, attribuito alla forza attrattiva di Bibione.

Bilanci locali e rete dei servizi

Un altro passaggio del ragionamento riguarda le risorse dei Comuni. Maurmair mette a confronto la media 2022-2024 delle entrate e delle spese correnti, sostenendo che nel Portogruarese, esclusi Caorle e San Michele al Tagliamento, i valori per abitante risultano più bassi rispetto ai Comuni di confine del Pordenonese e dell’Udinese.

La differenza, secondo quanto riportato nella nota, sarebbe particolarmente visibile nelle politiche sociali, ma anche nei capitoli legati a istruzione, giovani e sport. Un confronto che, nella lettura del consigliere, viene usato per sostenere la necessità di aprire una riflessione sui margini d’azione delle amministrazioni locali del Veneto orientale.

Accanto agli aspetti contabili, Maurmair richiama poi una serie di connessioni già esistenti con il Friuli. Sette degli undici Comuni vengono indicati come friulanofoni e tutelati dalla legge 482 del 1999; dieci fanno parte della Diocesi di Concordia-Pordenone; il tribunale di riferimento è Pordenone; il servizio idrico fa capo a Livenza Tagliamento Acque. A questo si aggiungono intrecci consolidati in settori come scuola, sanità e trasporto pubblico locale.

Le ipotesi sul tavolo e il nodo Cinto Caomaggiore

Nella nota vengono richiamate tre possibili strade. La prima è che il tema venga affrontato dalla Regione Veneto. La seconda guarda a eventuali accordi di confine sul modello di quello sottoscritto nel 2009 tra lo Stato e le Province autonome di Trento e Bolzano, che ha aperto finanziamenti per i Comuni limitrofi di Veneto e Lombardia. La terza ipotesi è quella di un’iniziativa autonoma dei sindaci e dei consigli comunali attraverso il percorso previsto dall’articolo 132 della Costituzione.

Tra i precedenti citati compaiono i casi dell’Alta Valmarecchia, di Montecopiolo, di Sassofeltrio e di Sappada. Maurmair osserva che i tempi possono essere lunghi, ma ribadisce che nessun percorso avrebbe senso senza una volontà chiara delle popolazioni interessate.

Nel ragionamento del consigliere rientra anche Cinto Caomaggiore, dove nel marzo 2006 il 91,5 per cento dei votanti si espresse a favore del passaggio al Friuli Venezia Giulia. A quasi vent’anni da quel referendum, il Comune attende ancora una decisione definitiva del Parlamento.

È proprio da questo punto che Maurmair fa discendere la sua conclusione politica: per i territori di confine serve una risposta netta, qualunque essa sia, e il confronto deve restare ancorato ai dati e alla volontà delle comunità locali. Per il Veneto orientale, intanto, il tema resta aperto e continua a toccare identità, servizi e prospettive amministrative di un’area che vive ogni giorno a cavallo tra due Regioni.

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