Piscina nel Trevigiano, bimba bloccata dal sistema di aspirazione: i genitori chiedono verifiche

L’episodio risale al 9 luglio durante una gita in una struttura della provincia di Treviso. La piccola ha riportato un vasto ematoma, presentato un esposto ai Carabinieri.

21 luglio 2026 12:50
Piscina nel Trevigiano, bimba bloccata dal sistema di aspirazione: i genitori chiedono verifiche -
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Una gita estiva in piscina, in provincia di Treviso, si è chiusa con una corsa agli accertamenti medici e con una segnalazione ai Carabinieri. Protagonista della vicenda una bambina che, mentre si trovava in acqua con un gruppo organizzato da un centro ricreativo, è rimasta bloccata con una gamba nel punto di aspirazione collegato al ricircolo.

L’episodio, avvenuto il 9 luglio in una struttura del Trevigiano e riportato dal Corriere del Veneto, non ha avuto conseguenze irreparabili, ma ha spinto la famiglia a rendere noto quanto successo. La piccola è stata liberata e ha riportato un importante livido, oltre a un forte contraccolpo emotivo.

Per staccarla è stato necessario fermare l’impianto

Secondo la ricostruzione riferita dai familiari, la bambina non è riuscita a liberarsi da sola perché la forza dell’aspirazione tratteneva la gamba. I presenti hanno tentato di aiutarla immediatamente, ma senza risultato nei primi momenti.

La situazione si è risolta soltanto dopo lo spegnimento completo del sistema, passaggio che ha interrotto il risucchio e consentito di estrarre la bambina dall’acqua. È questo uno degli elementi che i genitori hanno ritenuto più allarmanti nel racconto dell’accaduto.

Il nodo della protezione sul bocchettone

La famiglia sostiene che sul punto di aspirazione mancasse la griglia di protezione prevista per evitare il contatto diretto con la pompa. Sempre secondo il loro racconto, quella copertura sarebbe stata poi trovata nell’erba.

Un dettaglio che ha portato i genitori a formalizzare un esposto, pur senza presentare una denuncia contro la struttura. L’obiettivo, spiegano, è chiedere verifiche su quanto avvenuto e richiamare l’attenzione sulle condizioni di sicurezza degli impianti.

Le conseguenze fisiche e la notte senza dormire

Dopo l’incidente la bambina è stata accompagnata in ospedale per i controlli. Nel referto, secondo quanto emerso, è stato indicato un ematoma scuro di circa dieci centimetri nella zona della gamba rimasta bloccata.

Non sarebbero emerse lesioni più gravi, ma lo spavento è stato forte. I familiari hanno raccontato che la bambina, una volta rientrata a casa, non è riuscita a dormire per tutta la notte a causa della paura vissuta in piscina.

La scelta dell’esposto e il timore per episodi simili

I genitori hanno deciso di rivolgersi ai Carabinieri non tanto per avviare un contenzioso, quanto per lasciare traccia formale dell’accaduto. La scelta è maturata anche alla luce di altri casi finiti di recente nelle cronache nazionali e locali, con bambini coinvolti in incidenti legati ai sistemi di aspirazione delle piscine.

La famiglia sottolinea che la situazione avrebbe potuto prendere una piega molto più grave. La bambina indossava la cuffia e aveva i capelli raccolti: da qui la preoccupazione espressa dai genitori, che invitano a non sottovalutare controlli, manutenzioni e corretto posizionamento delle protezioni nei punti più sensibili degli impianti acquatici.

Per questo hanno scelto di parlare pubblicamente della vicenda, con l’auspicio che quanto accaduto nel Trevigiano possa servire a rafforzare l’attenzione sulla sicurezza nelle piscine frequentate ogni giorno da famiglie, centri estivi e gruppi di bambini.

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