Padova Sud, Confapi spinge sulle fusioni comunali: "Servono enti più solidi e servizi più forti"
Nel dibattito su Atesia e sulla Sculdascia, l’associazione degli industriali indica negli accorpamenti una leva per scuola, viabilità e conti locali.
Nel Padovano il tema delle fusioni tra Comuni torna al centro del confronto pubblico, con effetti che riguardano da vicino soprattutto la Bassa. Alla vigilia del voto che coinvolgerà Granze e Sant’Elena per la nascita di Atesia, Confapi Padova interviene chiedendo scelte capaci di rafforzare amministrazioni e servizi in un’area che da anni fa i conti con dimensioni ridotte degli enti e calo demografico.
Per l’associazione, la questione non è solo istituzionale. Il punto, viene sottolineato, riguarda la capacità dei municipi di sostenere spese tecniche, manutenzioni, progettazione e accesso ai finanziamenti. In territori dove i Comuni sono piccoli, il rischio è quello di avere strutture più fragili proprio mentre aumentano gli adempimenti e la complessità amministrativa.
I numeri della frammentazione nel Padovano
A pesare nel ragionamento di Confapi sono anche i dati elaborati da Fabbrica Padova. In provincia, su 101 Comuni, 46 restano sotto i 5 mila abitanti: quasi la metà del totale, a fronte di una quota di residenti che si ferma al 15%. Secondo l’associazione, questo assetto rende più difficile garantire efficienza e continuità nei servizi pubblici, con ricadute anche sul sistema economico locale.
Il quadro si complica ulteriormente nel Sud della provincia, dove la diminuzione della popolazione riduce il gettito e restringe i margini di manovra dei bilanci comunali. Da qui la spinta a valutare fusioni o forme stabili di gestione condivisa, considerate strumenti utili per distribuire meglio costi e competenze.
Il referendum su Atesia visto dalle imprese
Nel merito del referendum del 25 e 26 ottobre, Giovanni Manta, vicepresidente vicario di Confapi Padova con delega all’area di Padova Sud, esprime un orientamento favorevole. Se il progetto passasse, Atesia diventerebbe il terzo Comune nato da una fusione nella Bassa Padovana nell’ultimo decennio, dopo Borgo Veneto e Santa Caterina d’Este.
Per Confapi, l’operazione avrebbe anche un risvolto economico concreto. Le stime indicano per il nuovo ente un contributo statale straordinario di circa 570 mila euro l’anno per 17 anni, per un totale vicino ai 9,7 milioni di euro, oltre a 600 mila euro una tantum previsti dalla Regione Veneto. Risorse che, senza il via libera alla fusione, non arriverebbero.
Scuole, trasporti e servizi: cosa cambia con enti più grandi
Nel ragionamento portato avanti dall’associazione entra anche il tema dei servizi di prossimità. Il calo delle nascite, osserva Confapi, mette sotto pressione la tenuta di diversi plessi scolastici nella Bassa Padovana, con il timore di accorpamenti o chiusure legati alla riduzione degli iscritti.
Secondo Manta, un Comune di dimensioni maggiori può programmare con più forza rete scolastica, trasporto pubblico locale e servizi sociali, oltre a presentarsi in modo più competitivo sui bandi. Lo stesso approccio, aggiunge, vale per questioni che superano i confini amministrativi, come la viabilità, la difesa del suolo e le politiche ambientali.
Il caso Sculdascia e l’invito alla prudenza
Confapi interviene anche nella discussione aperta attorno all’ipotesi di un “super Comune” della Sculdascia da oltre 20 mila abitanti. L’associazione riconosce il senso politico dell’obiettivo, cioè dare al Padova Sud un peso più coerente con la sua base produttiva, ma invita a non trasformare il dibattito in un progetto troppo grande e difficile da realizzare.
La linea indicata è quella della gradualità: aggregazioni tra Comuni confinanti, percorsi omogenei e collaborazioni avanzate sui servizi, anche in coerenza con gli Ambiti Territoriali Sociali promossi dalla Regione. Per il mondo produttivo, sostiene Manta, contano soprattutto risultati misurabili: meno costi di gestione, procedure amministrative più rapide e una pianificazione infrastrutturale capace di guardare oltre il singolo municipio.
La posizione di Confapi Padova
L’associazione fa sapere di essere disponibile a mettere a disposizione analisi e competenze a supporto di amministrazioni e comitati locali. L’idea di fondo è che fare rete, in un’area come la Bassa Padovana, non sia più soltanto un’opzione politica ma una condizione per difendere competitività e qualità dei servizi.
Il voto su Atesia viene quindi letto come un possibile passaggio simbolico e pratico per il territorio. Se arriverà il via libera, secondo Confapi potrà rappresentare un precedente utile per altri percorsi di aggregazione costruiti su basi concrete e calibrati sulle esigenze reali delle comunità locali.