Padova, cresce la pressione sulle Cucine popolari: oltre 3.600 persone seguite nel 2025
Il bilancio della Fondazione Nervo Pasini segnala un aumento degli utenti e un quadro segnato da disoccupazione, assenza di casa e bisogni essenziali.
A Padova la rete di aiuto delle Cucine economiche popolari continua a reggere una domanda alta e in lieve aumento. Nel 2025 le persone accompagnate sono state 3.624, con un incremento del 2,4% rispetto all'anno precedente: un dato che restituisce la dimensione concreta della fragilità adulta in città.
La fotografia emerge dal bilancio sociale della Fondazione Nervo Pasini, il documento con cui viene raccontato il lavoro quotidiano delle CEP tra pasti, assistenza sanitaria di base, servizi per l'igiene e orientamento sociale. Nel corso dell'anno si sono registrati anche 1.273 nuovi accessi, mentre le provenienze dichiarate coprono 93 nazionalità.
Un'utenza segnata da precarietà abitativa e lavoro assente
Tra gli elementi che colpiscono di più c'è la condizione sociale delle persone accolte. Il 72% risulta senza occupazione, in crescita rispetto al 2024, mentre il 59,6% vive senza una dimora stabile. Due indicatori che aiutano a leggere la pressione su un presidio cittadino che intercetta bisogni immediati ma anche situazioni di lunga marginalità.
Non tutti si rivolgono alle Cucine con la stessa continuità. Più della metà degli utenti, il 53,2%, ha utilizzato i servizi in maniera episodica; il 27,3% lo ha fatto in modo intermittente e il 19,5% con frequenza costante.
Il profilo anagrafico resta in prevalenza maschile: 2.870 uomini, pari al 79,2% del totale, con età media di 44,6 anni. Le donne sono 754, cioè il 20,8%, e hanno un'età media più alta, 51,1 anni.
Da dove arrivano le persone seguite a Padova
Gli italiani sono 387 e rappresentano il 10,7% dei beneficiari. La presenza numericamente più consistente è quella marocchina con 615 persone, seguita da Nigeria con 403, Romania con 381 e Tunisia con 256.
Il dato delle 93 nazionalità conferma il ruolo delle CEP come punto di riferimento per una platea molto eterogenea, dentro una città che vede convergere povertà diverse: chi perde il lavoro, chi non accede ai servizi ordinari, chi vive una condizione abitativa instabile o del tutto assente.
I servizi che tengono insieme risposta immediata e accompagnamento
L'attività delle Cucine economiche popolari si sviluppa su quattro assi. C'è la mensa, che resta il servizio più visibile; c'è l'ambulatorio rivolto soprattutto a chi non riesce a entrare nel Servizio sanitario nazionale; ci sono poi docce, distribuzione di abiti e lavaggio di indumenti e coperte.
A questi si aggiunge l'area di ascolto e orientamento, che comprende segretariato sociale, fermoposta e ricariche telefoniche. Nel bilancio la Fondazione insiste anche sul peso delle relazioni costruite ogni giorno attorno a questi interventi, insieme al lavoro degli operatori e al contributo dei volontari, considerato strutturale nel funzionamento del servizio.
Quanto vale l'impatto sociale stimato dalla Fondazione
Sul piano economico-sociale, il bilancio 2025 attribuisce alle attività un impatto netto complessivo di 3.157.735 euro, a fronte di costi monetari e non monetari pari a 1.440.148 euro. L'indice S-ROI indicato è 2,19: in altre parole, per ogni euro investito il ritorno sociale stimato supera il doppio.
La parte più rilevante dell'impatto è legata alla mensa, valutata in 2.434.608 euro. Seguono il servizio sanitario con 493.983 euro, l'igiene personale con 117.044 euro e l'ascolto-orientamento con 112.100 euro.
Nel documento trova spazio anche l'avanzamento delle Nuove Cucine economiche popolari: è stato concluso il primo stralcio della stazione di posta nell'ex canonica del Tempio antoniano della Pace, passaggio inserito nel percorso già avviato sull'ex Canonica Tempio Pace.
Il Giubileo e il significato pubblico delle CEP
Il 2025 è stato segnato anche dall'anno giubilare. Le Cucine economiche popolari sono state indicate come luogo giubilare della cura, della carità, della giustizia e della pace, e in questo contesto hanno accolto oltre 800 persone organizzate in 30 gruppi all'interno di un percorso dedicato.
Nello stesso anno, il 13 dicembre, la Chiesa di Padova ha avviato con Caritas italiana e Fondazione Zancan la causa di beatificazione e canonizzazione di monsignor Giovanni Nervo, a cui è intitolata la Fondazione che guida il servizio. Nel bilancio, il presidente don Luca Facco richiama proprio questo tratto: le CEP come luogo dove l'accoglienza prende forma ogni giorno, non solo attraverso l'assistenza, ma anche con organizzazione, volontariato e accompagnamento verso maggiore autonomia.