Padova, chat social nel mirino della Digos: stop a un gruppo di giovani prima dei cortei

Indagine della Questura alla vigilia delle manifestazioni del 24 ottobre: perquisito un minorenne, provvedimenti notificati ad altri undici ragazzi.

23 ottobre 2026 14:20
Padova, chat social nel mirino della Digos: stop a un gruppo di giovani prima dei cortei -
Condividi

Alla vigilia dei cortei annunciati a Padova per sabato 24 ottobre, la Questura ha mosso un passo preventivo dopo l’emersione online di messaggi ritenuti allarmanti. Al centro dell’attività della Digos ci sono conversazioni su Instagram nelle quali, secondo gli investigatori, si parlava di azioni violente da compiere mescolandosi ai partecipanti alle manifestazioni.

L’ipotesi ricostruita dagli accertamenti è che alcuni giovani avessero valutato di sfruttare il contesto dei cortei per creare disordini in città, colpire attività commerciali del centro e usare materiale pirotecnico contro le forze dell’ordine.

Il provvedimento scattato prima delle manifestazioni

Nella mattinata di venerdì 23 ottobre è stata eseguita una perquisizione nell’abitazione di un ragazzo di 17 anni. L’atto è stato disposto dalla Procura della Repubblica per i minorenni di Venezia.

Nelle stesse ore altri undici giovani sono stati chiamati in Questura per la notifica di misure di prevenzione adottate dal questore di Padova, Marco Odorisio. L’intervento, nel suo complesso, punta a evitare che le tensioni ipotizzate nelle chat potessero tradursi in episodi concreti durante i cortei preavvisati.

Cosa emerge dalle conversazioni sui social

L’indagine è nata dal controllo delle piattaforme social svolto dagli uomini della Digos. Da quel monitoraggio sarebbero emersi scambi tra più persone con riferimenti a possibili reati da commettere durante le manifestazioni, con l’idea di confondersi tra chi sarebbe sceso in piazza.

Nei messaggi, sempre secondo quanto accertato dagli investigatori, comparivano indicazioni sull’uso di abbigliamento nero e riferimenti a fuochi artificiali, petardi e fumogeni da lanciare verso gli agenti. Tra i possibili bersagli sarebbero stati citati anche due negozi di calzature del centro storico padovano.

Il profilo Instagram seguito dagli investigatori

Gli approfondimenti si sono concentrati anche su un account Instagram seguito da circa 200 persone. Il numero riguarda i follower del profilo preso in esame e non significa che tutti gli utenti collegati a quella pagina abbiano avuto un ruolo nei progetti ricostruiti dalla polizia.

La vicenda riporta l’attenzione sul tema dell’organizzazione di condotte violente attraverso i social, soprattutto in occasione di eventi pubblici come i cortei. In questo caso l’azione della Digos è arrivata prima delle manifestazioni, con l’obiettivo di ridurre il rischio di disordini nel cuore della città.

Per Padova, e più in generale per il Veneto, si tratta di un episodio che mostra come il controllo preventivo del web stia diventando uno strumento sempre più centrale nelle attività di sicurezza legate alle piazze e agli appuntamenti pubblici più delicati.

Segui Veneto Today