Murano, dove incontrare l’arte di Marco Toso Borella: dal Museo del Vetro alla Basilica di San Donato
Sull’isola veneziana le opere dell’artista muranese si trovano in due sedi stabili: al centro una tecnica che unisce oro, incisione, colore e luce.
Chi visita Murano e vuole capire come una lavorazione storica possa diventare linguaggio artistico contemporaneo ha due tappe precise da segnare. Le opere di Marco Toso Borella sono infatti visibili in modo permanente sia al Museo del Vetro sia nella Basilica di San Donato, due luoghi che raccontano aspetti diversi della sua ricerca.
Il primo riferimento è il museo muranese, dove dal 2022 alcune sue creazioni sono esposte stabilmente al primo piano. L’altro è la basilica, che dal 2016 accoglie una Via Crucis in vetro firmata dall’artista. Due contesti distinti, uno museale e uno religioso, ma uniti dallo stesso tratto: l’uso del vetro come superficie narrativa, attraversata dalla luce e costruita per profondità successive.
Una tecnica nata dentro la tradizione del vetro muranese
Al centro del lavoro di Toso Borella c’è il Murano Glass Gold Graffito 3D, sviluppo personale di un’antica pratica decorativa su foglia d’oro applicata al vetro. L’artista l’ha trasformata in un procedimento espressivo che va oltre l’ornamento e punta alla costruzione dell’immagine.
La realizzazione può avvenire su piastre di vetro artigianale grezzo, definite rough, oppure su lastre lavorate a mano nell’isola, le flat, utilizzate anche nella produzione di specchi. Il processo conserva passaggi tradizionali ben riconoscibili: preparazione della colla vitrea, applicazione della foglia d’oro a 24 carati, incisione con ago e successiva cottura in forno.
Durante questo passaggio il legame tra materiali si stabilizza: la colla si vetrifica e incorpora sia l’oro sia il segno inciso. A completare l’opera arrivano poi gli smalti vitrei colorati, stesi sulle due facce del vetro. È da questa costruzione a più livelli che nasce l’effetto tridimensionale, reso leggibile dalla trasparenza e dal modo in cui la luce attraversa la superficie.
Le radici familiari e la scelta di farne un linguaggio autonomo
Marco Toso Borella, nato a Murano il 3 ottobre 1962, è cresciuto nel contesto dell’arte vetraria dell’isola. Da ragazzo ha lavorato in vetreria durante l’estate, entrando in contatto diretto con la fornace e con i gesti fondamentali del mestiere. A questa esperienza pratica ha affiancato il disegno da autodidatta e interessi personali rivolti a storia, letteratura e mitologia.
Un tassello importante del suo percorso arriva anche dalla ricerca d’archivio svolta negli anni tra Venezia e Murano. Da quegli studi è emerso il legame del ramo familiare Toso Borella con l’antica decorazione di coppe e bicchieri attraverso il graffito su foglia d’oro. Anche la scelta di recuperare il soprannome di famiglia “Borella” si inserisce in questa ricostruzione.
La sua direzione artistica si è definita proprio lì: prendere una tecnica ereditata dalla tradizione e spostarla su un piano contemporaneo. Il segno inciso, in questa visione, non è più un elemento ripetitivo ma un gesto decisivo, realizzato per sottrazione su una superficie preziosa e senza possibilità di correzione.
Le opere da vedere sull’isola
Per chi si muove tra le calli di Murano, i luoghi da raggiungere sono quindi due. Nella Basilica di San Donato si trova la Via Crucis in vetro installata nel 2016, mentre al Museo del Vetro sono esposte dal 2022 alcune opere permanenti dell’artista.
La presenza in queste sedi restituisce bene la doppia lettura del suo lavoro. Da una parte c’è il dialogo con uno spazio sacro, dall’altra il confronto con il luogo simbolo della memoria vetraria muranese. In entrambi i casi il vetro viene trattato come materia viva, capace di ospitare racconto, incisione, colore e riflessi.
Nel tempo Toso Borella ha inoltre affinato soluzioni coerenti con questa impostazione, come la sovrapposizione di più lastre e la pittura su entrambe le facce della piastra. L’obiettivo resta lo stesso: aumentare la profondità visiva e fare della trasparenza un elemento attivo della composizione.
Riconoscimenti e attività oltre il vetro
Il percorso dell’artista è stato segnalato anche in ambito internazionale. Il suo nome compare nella pubblicazione del 2006 “Artists Techniques and Materials” del The J. Paul Getty Museum, dove viene indicato come massimo esponente mondiale vivente di questa tecnica artistica.
Accanto alla produzione sul vetro, Toso Borella è attivo anche nella musica e nella divulgazione. È fondatore e direttore delle formazioni corali Big Vocal Orchestra e Vocal Skyline, realtà che riuniscono complessivamente 300 voci veneziane. Ha inoltre pubblicato opere dedicate alla storia di Murano, il romanzo ucronico “Venezia Impossibile” e il progetto illustrato “Murano A-Z”.
Tra i riconoscimenti citati figurano anche il Premio Virtuosi, promosso dal Rotary Club a gennaio 2026, e il Premio Cittadinanza nell’ambito del Premio San Marco del Comune di Venezia nell’aprile 2026. Ma il cuore del suo lavoro resta sull’isola: nelle opere visibili a Murano si legge il tentativo di portare una pratica storica oltre la decorazione, facendone una forma espressiva pienamente autonoma.