Montagna veneta, oltre 1.300 persone aiutate in un anno: escursionismo in testa
Il bilancio 2025 del Soccorso alpino regionale fotografa un’attività intensa: 1.199 missioni, forte peso delle uscite sanitarie e focus sulla prevenzione.
La montagna veneta continua a richiedere un impegno molto elevato ai tecnici del Soccorso alpino e speleologico. Nel corso del 2025 gli interventi registrati sono stati 1.199, con 1.354 persone raggiunte e assistite nelle diverse situazioni di emergenza distribuite sul territorio regionale.
Il dato conferma una soglia ormai stabilmente alta per il sistema di soccorso, che anche quest’anno ha dovuto misurarsi con numeri importanti. La parte nettamente prevalente delle attivazioni ha riguardato problemi di natura sanitaria: 1.337 casi. A questi si aggiungono 17 operazioni svolte a supporto della Protezione civile, in ambito regionale e nazionale.
Il coordinamento operativo è avvenuto con le centrali Suem 118 del Veneto, tra Pieve di Cadore, Padova, Treviso, Verona e Vicenza, snodi fondamentali per gestire chiamate, mezzi e squadre in un territorio molto ampio e con scenari spesso complessi.
Chi finisce più spesso in difficoltà
L’attività che compare più spesso nei soccorsi resta l’escursionismo, che da solo rappresenta il 52,1% dei casi. Più distanti sci, al 12%, progressione in montagna con o senza corde al 9%, quindi sport dell’aria e bicicletta, entrambe al 4%.
Tra le cause ricorrenti emergono soprattutto scivolate, inciampi e cadute sul posto, che valgono il 22% degli interventi. Seguono le condizioni fisiche o psicofisiche della persona da aiutare, al 18%, poi le cadute dall’alto o i ruzzolamenti e i casi di disorientamento, entrambi all’11%.
Il profilo che ricorre con maggiore frequenza è quello di un uomo italiano tra i 20 e i 30 anni. Gli uomini sono il 67% delle persone soccorse, gli italiani il 74%, mentre la fascia anagrafica 20-30 anni pesa per il 18% del totale.
Non solo traumi: molti escursionisti sono illesi
Uno degli aspetti che emerge dal bilancio è che non tutte le richieste di aiuto riguardano feriti gravi. Il 41,37% delle persone assistite risultava infatti illeso, mentre il 45,22% rientrava nei codici sanitari meno severi. I casi più critici, classificati come codici rossi, si fermano al 2,7%.
Nel 2025 si sono contati anche 71 episodi di ricerca, per un totale di 79 persone ritrovate e soccorse. Si tratta spesso di allarmi lanciati dai familiari quando il rientro da un’escursione o da un’attività in ambiente montano non avviene negli orari previsti, soprattutto in serata.
Secondo il Cnsas Veneto, all’origine della crescita del numero complessivo di soccorsi c’è anche una frequentazione sempre più ampia delle zone di montagna, spesso da parte di persone con preparazione insufficiente o con equipaggiamento non adeguato al percorso scelto.
Il ruolo degli elicotteri e il lavoro delle squadre
Nelle operazioni di recupero il mezzo aereo continua ad avere un peso decisivo. L’elicottero viene impiegato in una quota che oscilla attorno al 40-45% degli interventi, con differenze legate alle condizioni meteo e all’orario in cui parte la richiesta di soccorso.
Accanto ai voli resta però centrale il lavoro delle squadre a terra, indispensabili quando l’elicottero non può operare e spesso necessarie anche come supporto nelle missioni in cui il recupero avviene dall’alto. È una componente essenziale soprattutto nelle ricerche, nei terreni più difficili e negli interventi prolungati.
Un capitolo a parte riguarda la preparazione dei volontari. Nel 2025 sono stati organizzati 1.614 appuntamenti formativi, con 15.811 presenze complessive e una media di 9,8 partecipanti per evento. Le ore uomo impiegate nelle attività del Soccorso alpino veneto sono state circa 115.093: un quarto destinato agli interventi, il resto assorbito da addestramento, gestione delle stazioni e preparazione tecnica personale e di squadra.
Prealpi venete, assicurazioni e richiamo alla prevenzione
Nel settore delle Prealpi Venete, che comprende le province di Padova, Verona e Vicenza, il delegato Roberto Morandi ha indicato più di 420 interventi nell’arco dell’anno, distribuiti tra le stazioni di Arsiero, Padova, Recoaro-Valdagno, Schio, Sette Comuni e Verona. Nello stesso ambito territoriale si sono svolti oltre 345 momenti tra addestramenti e riunioni operative.
Morandi ha inoltre richiamato il potenziamento del gruppo piloti Uas, con l’utilizzo di droni e termocamere nelle ricerche, e l’avvio dal 15 settembre 2025 dell’operatività quotidiana con tecnico di elisoccorso a bordo nella base di Padova, elemento che rafforza la risposta nelle emergenze dell’area.
Dal bilancio emerge anche un altro dato significativo: il 96% delle persone soccorse non risultava coperto da assicurazione personale né iscritto al Cai. Gli assicurati Cai si fermano al 3,5%, mentre le coperture alternative, come Dolomiti Emergency, sono attorno allo 0,5%.
Il presidente del Soccorso alpino e speleologico veneto, Giuseppe Zandegiacomo Sampogna, ha osservato che l’aumento delle missioni non può essere letto come un segnale positivo per chi opera nel soccorso, perché significa più incidenti e più persone da assistere. Da qui il richiamo alla prevenzione, tema su cui il Sasv ha continuato a investire nel 2025 con dimostrazioni, presenza a eventi, incontri nelle scuole e attività di comunicazione rivolte a chi frequenta la montagna veneta.
Territori e attività specialistiche
Per le Dolomiti Bellunesi, il delegato Michele Titton ha richiamato la necessità di affrontare la montagna con maggiore consapevolezza, preparazione, pianificazione e attrezzatura adeguata. Nella VI Zona speleologica, Cristiano Zoppello ha evidenziato che gli interventi in grotta sono pochi nei numeri ma molto complessi sul piano tecnico, gestionale e sanitario, in un territorio con abissi oltre i mille metri e sistemi carsici estesi per più di quaranta chilometri.