Mestre, via Giustizia torna al centro delle proteste: «Nella mia officina 48 furti»
Il titolare della Carrozzeria Moderna rilancia l’allarme sulla sicurezza nella zona della stazione: danni per milioni e timori per il futuro dell’attività.
Non è solo il racconto dell’ennesima intrusione in azienda, ma il segnale di un disagio che in via Giustizia, a Mestre, viene denunciato da tempo. A riportarlo all’attenzione pubblica è Paolo Favaretto, alla guida della Carrozzeria Moderna, che parla di 48 episodi subiti nel corso degli anni all’interno della sua attività.
L’ultimo caso, raccontato dallo stesso imprenditore in un video diffuso sui social, avrebbe avuto come protagonista un giovane entrato nel piazzale dell’officina. Secondo la ricostruzione fornita dal titolare, avrebbe tentato di portare via un’auto facendo partire l’allarme, per poi impossessarsi di altro materiale e allontanarsi oltre la recinzione con un sacco.
Favaretto riferisce che, dopo la segnalazione, gli agenti hanno effettuato i rilievi e che il presunto responsabile sarebbe stato individuato grazie alle immagini registrate dalle telecamere. Un intervento che l’imprenditore ha riconosciuto come tempestivo, ma che non basta a cancellare una situazione che definisce ormai insostenibile.
Il peso economico e la paura per il lavoro
Nel suo appello, il titolare lega il tema della sicurezza a quello della tenuta dell’azienda. Il conto dei danni, secondo la sua stima, sfiora i due milioni e mezzo di euro: una somma accumulata nel tempo tra furti, intrusioni e conseguenze sulle attività quotidiane.
Per Favaretto la questione non riguarda soltanto il patrimonio dell’impresa, ma anche la continuità occupazionale. La carrozzeria, spiega, garantisce lavoro a più di venti famiglie, e il ripetersi di questi episodi alimenta il timore che andare avanti diventi sempre più complicato.
Una strada da tempo sotto osservazione
Il punto sollevato dall’imprenditore si inserisce in un quadro più ampio che interessa l’area di via Giustizia, non lontano dalla stazione di Mestre. In passato lo stesso Favaretto aveva già richiamato l’attenzione su problemi di degrado e sulla presenza di spaccio, sostenendo che in alcune fasce orarie la zona fosse diventata difficile da vivere anche per chi ci lavora ogni giorno.
Si tratta di un tratto urbano in cui convivono imprese storiche, residenti e servizi di assistenza. Tra le criticità segnalate nel tempo c’è anche la prolungata chiusura del passaggio a livello, elemento che, secondo le denunce riportate, finirebbe per favorire comportamenti rischiosi da parte di chi attraversa comunque.
Nell’area vicina resta inoltre aperto il confronto su altri temi urbanistici e sociali, tra cui la discussione sulla possibile realizzazione di una moschea. Un tema distinto rispetto ai furti denunciati dall’imprenditore, ma che contribuisce a rendere la zona uno dei punti più delicati del dibattito cittadino.
Le richieste rivolte alle istituzioni
Nel messaggio pubblico Favaretto chiama in causa non solo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma anche Comune, Municipalità e rappresentanti del territorio. La sua richiesta è chiara: rafforzare i controlli, migliorare l’illuminazione e avviare un intervento di riqualificazione reale per via Giustizia.
Tra le sollecitazioni rilanciate dal titolare compaiono anche un piano specifico per la sicurezza del quartiere e l’idea di allontanare i servizi a bassa soglia dalle attività produttive della zona, proposta che negli anni è stata sostenuta anche da alcuni comitati civici. Al centro, per l’imprenditore, resta una priorità molto concreta: poter continuare a tenere aperta la carrozzeria senza dover mettere in conto un nuovo furto.