A Lozzo Atestino una pagella inventata scatena il dibattito: il messaggio del dirigente su privacy e social
Il preside Alfonso D’Ambrosio ha diffuso online un documento creato con l’intelligenza artificiale per mettere in discussione l’uso delle pagelle sui social.
Una pagella pubblicata online, commenti arrivati in fretta e poi la precisazione: quel documento non apparteneva a nessun alunno. Da Lozzo Atestino, nel Padovano, parte così una riflessione che tocca molte famiglie venete nel periodo di fine scuola, quando voti e giudizi finiscono sempre più spesso nelle bacheche social.
L’iniziativa porta la firma di Alfonso D’Ambrosio, dirigente dell’istituto comprensivo del paese, che ha scelto di condividere una pagella costruita con strumenti di intelligenza artificiale. L’obiettivo non era raccontare un caso reale, ma osservare quanto facilmente un contenuto scolastico presentato come autentico riesca ad attirare attenzione in rete.
Un post pensato per far discutere
Nel messaggio comparivano auguri per una promozione e l’immagine di una scheda di valutazione digitale con voti e giudizi di fine anno. L’apparenza era quella di un normale post celebrativo, di quelli che in questi giorni accompagnano la chiusura dell’anno scolastico. In realtà si trattava di una simulazione.
Il dirigente ha spiegato il senso del gesto con parole nette. Nel post compariva anche la frase: “Auguri, Mario, per la promozione!”, usata proprio per rendere credibile la scena e verificare la reazione degli utenti davanti a un contenuto scolastico apparentemente vero.
Il nodo: cosa resta privato e cosa no
Il punto sollevato da D’Ambrosio riguarda il confine tra soddisfazione personale e esposizione pubblica. La pagella, nel suo ragionamento, non dovrebbe diventare materiale da vetrina digitale, né un modo per cercare approvazione online. La questione investe direttamente il rapporto tra scuola, genitori e tutela dei minori.
Nel testo pubblicato dal preside si legge infatti: “Questo per dire una cosa molto semplice: le pagelle non sono contenuti social. Non sono trofei da esibire, classifiche da confrontare o strumenti per raccogliere like e approvazione”. Un passaggio che sposta l’attenzione dai voti al modo in cui vengono raccontati fuori dall’ambiente scolastico.
Una riflessione che va oltre il singolo caso
L’esperimento nasce anche per mostrare la velocità con cui post di questo tipo possono circolare, essere commentati e condivisi senza una verifica preliminare. Il fatto che il documento fosse artificiale rende ancora più evidente il meccanismo: basta poco perché un contenuto ritenuto sensibile venga accolto come reale.
Non è soltanto un tema tecnologico. Dentro questa vicenda c’è anche l’idea di quale ruolo debbano avere gli adulti nel momento in cui accompagnano i ragazzi nei risultati scolastici. D’Ambrosio lo sintetizza così: “Hanno bisogno di adulti che sappiano dire, magari a tavola e lontano da una fotocamera: Sono fiero di te, indipendentemente dai numeri scritti su un registro”.
Da Lozzo Atestino arriva quindi uno spunto destinato ad allargarsi ben oltre il territorio padovano: nel tempo dell’esposizione continua, anche una pagella può diventare il punto di partenza per interrogarsi su riservatezza, responsabilità educativa e uso consapevole dei social.