Lepre europea, stretta sanitaria in Veneto: stop ai ripopolamenti e caccia sospesa in alcune aree
La Regione interviene dopo i casi di mixomatosi: divieto su catture e immissioni in tutto il Veneto, sospensione del prelievo in 12 Atc e nel comprensorio TV14 fino al 30 novembre.
Nel Veneto la gestione della lepre cambia per effetto dell’emergenza sanitaria legata alla mixomatosi. La decisione regionale distingue nettamente due piani: da una parte il blocco delle attività di ripopolamento su scala regionale, dall’altra la sospensione temporanea del prelievo venatorio solo in alcuni ambiti ben individuati.
Il punto più ampio riguarda tutto il territorio veneto: non si possono catturare, trasferire o immettere lepri destinate al ripopolamento, comprese quelle provenienti da fuori regione o dall’estero. Questa misura non ha, al momento, una scadenza già indicata.
Più circoscritto invece lo stop alla caccia alla lepre comune, valido dal 31 ottobre al 30 novembre 2026 in dodici Ambiti territoriali di caccia e in un Comprensorio alpino. La scelta arriva dopo i riscontri sulla diffusione del virus e il calo della specie segnalato nelle zone interessate.
Le aree dove il prelievo viene fermato
La sospensione del prelievo riguarda gli ATC RO01, RO02 e RO03, PD04, VE02, VE03 e VE04, VR05 e VR06, TV03, TV05 e TV06, oltre al Comprensorio alpino TV14. In queste aree, fino alla fine del periodo previsto dal calendario venatorio per la specie, la lepre non potrà essere cacciata.
La misura non equivale però a una chiusura generalizzata in tutto il Veneto. La Regione ha scelto un intervento mirato, limitando il divieto venatorio ai territori dove il quadro epidemiologico e gestionale è stato ritenuto più delicato.
Il nodo sanitario e la diffusione del virus
Alla base del provvedimento c’è la circolazione della mixomatosi associata alla variante virale Toledo-MYXV. Secondo quanto richiamato dalla Regione, la presenza della malattia è stata rilevata in tutte le province venete tranne Belluno, che resta comunque esposta per la vicinanza con aree già coinvolte.
Non sono stati diffusi, nello stesso aggiornamento, numeri complessivi sui capi infetti né una localizzazione di dettaglio comune per comune. Per questo il provvedimento va letto per quello che è: un atto costruito sugli ambiti faunistici indicati e non un’estensione automatica a ogni territorio delle province citate.
La logica è prudenziale. Ridurre gli spostamenti di animali serve a evitare un’ulteriore circolazione del virus e, allo stesso tempo, a rendere più chiaro il monitoraggio dell’infezione nelle popolazioni selvatiche.
Cosa deve fare chi trova una lepre in difficoltà
Per chi vive o lavora in campagna, l’indicazione pratica è semplice: una lepre trovata morta, moribonda o con sintomi compatibili non va spostata né gestita in autonomia. Le segnalazioni devono arrivare ai Servizi veterinari dell’Ulss competente, con il supporto dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie negli accertamenti.
Le informazioni utili sono il luogo esatto del ritrovamento, la data, eventuali fotografie e una breve descrizione delle condizioni osservate. Tra i segnali da riferire ci sono noduli sulla cute, palpebre gonfie e problemi oculari, elementi che possono aiutare il monitoraggio ma che non sostituiscono in alcun modo una diagnosi.
La raccolta ordinata di questi dati è considerata centrale per capire se il fenomeno si sta allargando, se resta stabile o se emergono nuovi focolai. Anche per questo la Regione ha preferito mantenere senza termine il blocco dei ripopolamenti, rimandando eventuali modifiche alle prossime valutazioni sanitarie.
Perché il provvedimento interessa anche gli allevamenti
Il tema non tocca soltanto la fauna selvatica. La Regione richiama infatti anche la presenza di focolai negli allevamenti di conigli e lepri, collegando il rafforzamento della sorveglianza alla tutela di un settore produttivo rilevante per il Veneto.
Nel quadro regionale viene ricordato che il Veneto rappresenta circa il 40% della produzione nazionale di carne cunicola. Treviso pesa da sola per circa un quinto del totale italiano, seguita da Padova e Vicenza. Numeri che spiegano perché la questione venga affrontata non solo sul fronte venatorio, ma anche su quello della sanità animale.
Al momento il provvedimento non introduce indicazioni su mercato, disponibilità dei prodotti o misure economiche specifiche. Il dato concreto, per ora, è un cambio nelle regole di gestione della lepre: fino al 30 novembre stop al prelievo nelle aree elencate, mentre in tutto il Veneto restano vietate cattura, trasferimento e immissione per il ripopolamento finché non arriverà una nuova decisione regionale.