Imprese venete e pannelli sui capannoni: tra Padova e Rovigo salgono le domande per il bonus 2026

Dopo l’apertura della piattaforma GSE aumentano i contatti con CNA: il nuovo incentivo sul fotovoltaico spinge soprattutto le Pmi orientate all’autoconsumo.

28 giugno 2026 15:04
Imprese venete e pannelli sui capannoni: tra Padova e Rovigo salgono le domande per il bonus 2026 -
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Il caro energia continua a pesare sui conti aziendali e, in queste settimane, molte imprese tra Padova e Rovigo stanno tornando a fare i conti con una possibilità concreta: investire nel fotovoltaico approfittando del nuovo incentivo fiscale previsto per il 2026.

Il movimento si vede soprattutto tra piccole e medie imprese, che stanno chiedendo chiarimenti tecnici e supporto operativo dopo l’avvio della piattaforma GSE. L’obiettivo è duplice: alleggerire la bolletta e ridurre la dipendenza dalle oscillazioni del mercato elettrico.

A segnalare l’aumento dell’interesse è CNA Padova e Rovigo, che registra un numero crescente di richieste su una misura che consente una maggiorazione fiscale fino al 180% per impianti con valore fino a 2,5 milioni di euro. Un’opportunità che arriva mentre il costo dell’energia acquistata dalla rete, per le imprese del territorio, resta superiore alla media europea.

Perché il tema torna centrale nelle aziende

Il punto, per molte realtà produttive venete, non è solo il vantaggio fiscale. A spingere gli imprenditori è soprattutto il tema della stabilità dei costi, diventato decisivo dopo gli shock energetici degli ultimi anni, dal conflitto russo-ucraino fino alle tensioni internazionali che hanno inciso sui prezzi.

Secondo i dati richiamati da CNA, il differenziale per le imprese di Padova e Rovigo è del 29% in più rispetto alla media europea, con scarti ancora più marcati se il confronto viene fatto con Francia e Spagna. In questo contesto, l’autoconsumo viene visto come uno strumento di difesa prima ancora che come scelta ambientale.

Come funziona l’agevolazione

La misura prevede una maggiorazione fiscale del costo sostenuto per l’impianto. Tradotto in termini pratici, un investimento di 150 mila euro può generare un alleggerimento delle imposte future superiore al 43% del capitale impiegato. Il recupero del beneficio avviene nell’arco dell’ammortamento, mediamente in 11 o 12 anni.

A questo si aggiunge l’effetto diretto sulla spesa elettrica. Con un livello di autoconsumo dell’80% e un prezzo dell’energia di 0,20 euro al kWh, il risparmio annuo può andare oltre i 30 mila euro. È questa la leva che, più di altre, sta convincendo molte aziende a valutare il passo.

Un esempio dal territorio padovano

Tra i casi portati come riferimento c’è quello di Sarp, azienda di San Martino di Lupari specializzata nella produzione di macchinari per il settore alimentare. Alla fine del 2023 ha realizzato un impianto fotovoltaico da circa 100 kW, senza poter usufruire degli incentivi allora disponibili.

Il presidente Giovanni Salvalaggio racconta che l’investimento è stato sostenuto interamente dall’azienda, ma il risultato sui conti si è visto in tempi rapidi. Se nel 2023 la spesa energetica annua era attorno a 32 mila euro, nel 2024 il saldo tra acquisti dalla rete e surplus ceduto si è attestato a 12 mila euro, con una riduzione vicina al 60%.

Secondo la stima indicata dall’azienda, il rientro dell’investimento dovrebbe arrivare intorno al 2030, quindi in circa sei anni. Salvalaggio sottolinea anche un altro elemento: durante la crisi di Hormuz, l’impatto sulla spesa energetica è stato quasi nullo, a differenza di altre imprese costrette ad assorbire aumenti rilevanti.

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Le condizioni da rispettare per ottenere il beneficio

L’accesso all’incentivo richiede però un percorso tecnico preciso. Uno degli aspetti più delicati riguarda l’interconnessione informatica dell’impianto, con inverter intelligenti, sistemi di monitoraggio dei consumi e una documentazione capace di dimostrare in modo corretto il rispetto dei requisiti previsti.

Tra i punti da documentare rientrano il fabbisogno energetico storico dell’impresa, il corretto dimensionamento dell’impianto, il limite del 105% del fabbisogno, la destinazione dell’energia all’autoconsumo e l’integrazione con i sistemi aziendali di gestione e controllo dell’energia.

Per questo motivo la fase iniziale, fatta di analisi, progettazione e verifica documentale, diventa determinante. CNA segnala che molte aziende non stanno cercando soltanto assistenza burocratica, ma un accompagnamento più ampio anche sul piano economico e organizzativo.

Tra Padova e Rovigo cresce l’attesa

Il presidente di CNA Padova e Rovigo, Luca Montagnin, osserva che i decreti attuativi sono arrivati da poco, ma lo strumento mette sul tavolo risorse molto consistenti, fino a 10 miliardi di euro, e può interessare anche le Pmi artigiane.

Con il passare dei giorni, spiega CNA, aumentano gli imprenditori intenzionati ad avviare il percorso necessario per arrivare all’installazione degli impianti e alla richiesta dell’agevolazione. Il vero nodo resta costruire in modo corretto tutto l’iter tecnico, finanziario e documentale, perché il bonus può essere molto vantaggioso ma richiede una preparazione accurata.

Per il tessuto produttivo tra Padova e Rovigo il tema non riguarda quindi solo una finestra fiscale favorevole, ma una scelta industriale che punta a rendere più prevedibili i costi energetici in una fase ancora segnata da forte instabilità.

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