Grenfell, il Veneto che non dimentica Marco e Gloria: nove anni dopo resta aperta la ferita

Dalla memoria dei due giovani architetti veneti alla lunga attesa del processo: il racconto dei genitori riporta al centro sicurezza e responsabilità.

14 agosto 2026 18:29
Grenfell, il Veneto che non dimentica Marco e Gloria: nove anni dopo resta aperta la ferita -
Condividi

Nove anni dopo l’incendio della Grenfell Tower, in Veneto il nome di Marco Gottardi e Gloria Trevisan continua a essere legato non solo al ricordo di una tragedia, ma anche a una domanda rimasta senza risposta definitiva: come sia stato possibile che un rogo partito in un appartamento si trasformasse in una strage.

I genitori di Marco, Giannino Gottardi e Daniela Burigotto, sono tornati a ripercorrere quella vicenda in televisione, riportando l’attenzione su una ferita che per il territorio non si è mai chiusa. Marco e Gloria, giovani architetti veneti trasferiti a Londra per lavoro, morirono nella notte del 14 giugno 2017 insieme ad altre 70 persone. I feriti furono 74.

La loro storia colpì profondamente il Veneto anche per ciò che rappresentava: due ragazzi preparati, con una professione appena avviata, partiti all’estero per costruirsi un futuro. Da allora, accanto al dolore privato, è rimasto un forte richiamo pubblico ai temi della sicurezza edilizia e delle responsabilità nella gestione delle emergenze.

Un’attesa giudiziaria che pesa ancora

Uno dei punti più amari, a distanza di anni, riguarda i tempi della giustizia. Secondo quanto riferito dalla famiglia, il procedimento non è ancora arrivato al processo e l’avvio del dibattimento potrebbe non arrivare prima del 2028.

Per i familiari delle vittime è un percorso estenuante. La complessità del caso, con soggetti pubblici e privati coinvolti e una mole enorme di elementi da esaminare, ha allungato i tempi ben oltre quanto si potesse immaginare nei mesi successivi al disastro.

Giannino Gottardi ha ribadito che una vera risposta potrà arrivare soltanto in sede processuale, quando saranno chiarite fino in fondo le responsabilità di chi ha progettato, autorizzato, ristrutturato e gestito l’edificio.

Perché quel rogo divenne una catastrofe

Nel racconto dei genitori di Marco, il punto decisivo non è solo l’innesco dell’incendio, attribuito a un frigorifero, ma tutto ciò che ne avrebbe favorito la diffusione. L’attenzione si concentra sui materiali impiegati nella riqualificazione della torre e su sistemi di protezione ritenuti inadeguati.

Secondo quanto ricordato nell’intervista, l’edificio presentava criticità legate ai rivestimenti, alla rilevazione dell’incendio e alla manutenzione. In questa lettura, il problema non sarebbe stato il singolo episodio iniziale, ma una catena di scelte e carenze che rese possibile la propagazione velocissima delle fiamme lungo la struttura.

Gottardi ha sostenuto che l’applicazione corretta delle norme già esistenti avrebbe potuto evitare la tragedia. Un passaggio che riporta il caso Grenfell fuori dalla sola cronaca e dentro una riflessione più ampia sulla qualità delle costruzioni e sui controlli.

Le indicazioni agli abitanti e i limiti dell’emergenza

Nel ricostruire quella notte, i genitori hanno toccato anche il tema dei soccorsi. Il padre di Marco ha distinto il coraggio dei singoli vigili del fuoco dalle criticità organizzative emerse nella gestione dell’emergenza.

Tra gli aspetti più discussi c’è l’indicazione data a molti residenti di restare nei propri appartamenti. Una scelta che, alla luce dell’evoluzione dell’incendio, ebbe conseguenze drammatiche. Alla base, secondo il racconto della famiglia, ci sarebbero stati limiti nella conoscenza dell’edificio e nel coordinamento operativo.

Il quadro che emerge è quello di un sistema che non riuscì a reggere l’impatto di un incendio fuori scala, aggravato da condizioni strutturali che avrebbero richiesto ben altre misure di prevenzione e risposta.

L’ultimo contatto con Marco

Tra i ricordi più difficili da ascoltare c’è quello dell’ultima telefonata. Daniela ha raccontato che la famiglia venne a sapere dell’incendio dopo una chiamata della madre di Gloria e che, da quel momento, iniziò il tentativo di mettersi in contatto con Marco.

In quei minuti, il giovane cercò soprattutto di tranquillizzare i genitori. Pensava che le istruzioni ricevute fossero corrette e provò a mantenere lucidità anche per non aumentare la paura di Gloria, che era sconvolta da quanto stava accadendo.

Il ricordo restituisce l’immagine di un ragazzo che, fino all’ultimo, tentò di proteggere chi aveva accanto e la sua famiglia. Un tratto umano che la madre ha voluto sottolineare con parole di forte commozione.

Dal Veneto a Londra, un futuro interrotto

Marco Gottardi e Gloria Trevisan avevano studiato architettura e avevano scelto Londra per iniziare la loro vita professionale. Erano all’inizio di un percorso fatto di lavoro, autonomia e progetti condivisi.

Nel corso del racconto, i genitori hanno ricordato due giovani di talento, seri e determinati. Di Gloria è stata richiamata anche la sensibilità artistica, mentre di Marco è emersa la capacità di costruire con responsabilità il proprio cammino.

Per le famiglie resta inevitabile il pensiero a tutto ciò che non c’è stato: la carriera, una casa, una famiglia, gli anni che avrebbero potuto vivere. È una dimensione del dolore che accompagna ancora oggi chi li ha conosciuti e seguiti nel loro percorso, anche in Veneto.

La fondazione nata dalla perdita

Da quella notte è nata la Fondazione Grenfellove Marco e Gloria, voluta dai genitori per trasformare una perdita devastante in un impegno concreto. Il progetto tiene insieme memoria, sicurezza, ambiente e sostegno allo studio.

Tra le attività ci sono borse di studio dedicate ai percorsi scolastici e universitari legati a Marco e Gloria, ma anche donazioni di attrezzature e strumenti educativi. L’obiettivo è lasciare un segno utile, rivolto in particolare ai giovani e ai contesti formativi.

Il nome stesso della fondazione unisce il richiamo alla Grenfell Tower a un messaggio opposto alla distruzione: fare del ricordo una spinta all’azione. In questo solco si inserisce anche la fiaba scritta da Daniela, “Il Cavaliere e la Principessa”, pensata come un dono per custodire la storia dei due ragazzi con un linguaggio accessibile anche ai più piccoli.

Nel modo in cui i genitori raccontano Marco e Gloria, la memoria non è mai solo commemorazione. È un lavoro quotidiano che tiene insieme affetto, responsabilità e la volontà di impedire che tragedie simili possano ripetersi.

Segui Veneto Today