Granchio blu, da Chioggia una linea comune per fermare i danni e aprire una filiera in Veneto
Nel confronto finale del progetto BLUECRAB spazio a monitoraggio condiviso, tutela degli allevamenti e possibili sbocchi nella ristorazione.
Per Chioggia e per tutto il comparto veneto della molluschicoltura il nodo resta concreto: contenere una specie invasiva che mette sotto pressione allevamenti, produzione e lavoro. Da questo punto è partito il bilancio del progetto europeo BLUECRAB, presentato in città con un focus sulle risposte costruite tra ricerca, imprese e istituzioni.
L’incontro del 24 settembre ha riunito i soggetti coinvolti in un percorso nato per affrontare il granchio blu con strumenti coordinati tra le due sponde dell’Adriatico settentrionale. Il tema, per il territorio clodiense, non è solo ambientale: riguarda direttamente la tenuta economica delle attività che vivono di pesca e di molluschi.
Confcooperative Veneto, capofila del progetto, ha tracciato il lavoro sviluppato in questi mesi all’interno dell’iniziativa “Controllo, mitigazione e interventi per la gestione del granchio blu: un approccio transfrontaliero”, avviata nell’aprile 2024 nel Programma Interreg Italia-Slovenia.
Chioggia osserva un problema che pesa sulle imprese
Il quadro emerso conferma quanto gli operatori del settore segnalano da tempo. Il granchio blu mostra una forte capacità di adattamento nelle acque dell’Alto Adriatico e questo si riflette soprattutto sugli allevamenti, sulla sopravvivenza del seme e sulle misure necessarie per difendere le produzioni.
Per un’area come quella di Chioggia, dove il legame tra economia locale e attività di laguna è strutturale, il problema va oltre l’equilibrio naturale. I costi aumentano, la gestione diventa più complessa e la continuità delle imprese viene messa alla prova.
Paolo Tiozzo, presidente di Confcooperative Veneto, ha richiamato proprio questo aspetto, sottolineando il peso del fenomeno sul futuro di pesca e molluschicoltura e il valore di un lavoro che ha messo in relazione ricerca, istituzioni e mondo produttivo.
Ricerca e dati per una risposta condivisa nell’Alto Adriatico
Una parte centrale del progetto ha riguardato l’osservazione scientifica della specie. Alberto Pallavicini, docente dell’Università degli Studi di Trieste e responsabile delle attività di ricerca genetica, ha illustrato gli studi dedicati alla distribuzione del granchio blu e ai suoi effetti sulla rete trofica dell’Alto Adriatico.
L’analisi sviluppata da BLUECRAB ha approfondito non soltanto dove e come si diffonde la specie, ma anche il suo impatto sugli ecosistemi e sulle attività economiche collegate. Il punto emerso è chiaro: un fenomeno di questa portata non può essere affrontato con interventi isolati o limitati a un singolo tratto di costa.
Da qui la scelta di puntare su monitoraggio, pratiche di pesca selettiva, protezioni per gli allevamenti e condivisione dei dati tra territori diversi, in un’ottica comune tra Italia e Slovenia.
Non solo contenimento: l’ipotesi di un mercato alimentare
Tra i filoni affrontati a Chioggia c’è anche quello della valorizzazione gastronomica. L’idea non viene presentata come rimedio risolutivo, ma come possibile tassello di una strategia più ampia: trasformare almeno in parte una criticità in una occasione economica.
Stefano Cicigoi di Enaip Veneto ha illustrato alcune proposte di utilizzo in cucina pensate per favorire il consumo del granchio blu e il suo ingresso nella ristorazione. Il passaggio, in questo caso, riguarda anche la formazione degli operatori, chiamati a sperimentare nuove preparazioni e nuovi sbocchi commerciali.
Il tema interessa da vicino anche il Veneto, dove turismo, ristorazione e prodotti del mare possono rappresentare un canale utile per costruire una filiera, seppure complementare alle misure di contenimento della specie.
La rete dei partner e il lavoro oltre i confini amministrativi
Nel progetto, con Confcooperative Veneto come lead partner, partecipano Federazione Provinciale Coldiretti Venezia, Università degli Studi di Trieste, National Institute of Biology della Slovenia, Revivo - Centro di ricerca sloveno e Comune di Capodistria. Tra i partner associati figurano inoltre Regione del Veneto, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Veneto Agricoltura, ARPAV e Comune di Ancarano.
Il messaggio finale rilanciato da Chioggia è che il granchio blu non segue confini amministrativi e impone quindi un metodo stabile di collaborazione. Per il Veneto, dove lagune, allevamenti e pesca sono una componente essenziale dell’economia costiera, il lavoro svolto da BLUECRAB indica una direzione: più dati, più coordinamento e strumenti concreti per difendere il settore.