Gioco legale in Veneto, l’allarme di EGP-FIPE: «Le regole locali da sole non bastano»

In audizione al Senato l’associazione del settore contesta l’efficacia di distanziometri e fasce orarie e chiede un riordino nazionale

10 giugno 2026 00:20
Gioco legale in Veneto, l’allarme di EGP-FIPE: «Le regole locali da sole non bastano» -
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Il Veneto torna al centro del confronto sulle norme che regolano il gioco pubblico. Secondo EGP-FIPE, le limitazioni introdotte a livello territoriale, come distanze minime e finestre orarie più rigide, non avrebbero prodotto un calo del gioco problematico, ma avrebbero piuttosto spostato una parte della domanda verso circuiti meno presidiati.

La valutazione è stata portata a Roma nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, dove l’associazione che rappresenta il comparto collegato alla Federazione italiana pubblici esercizi di Confcommercio ha indicato proprio il caso veneto come uno degli esempi più significativi del dibattito aperto tra territori e quadro nazionale.

Il Veneto nel dibattito nazionale

Nel ragionamento esposto da EGP-FIPE, il problema non riguarda soltanto le singole restrizioni, ma il modo in cui il settore viene governato. L’associazione sostiene che l’attuale assetto sia frammentato, con regole che cambiano da zona a zona e con un impianto generale che continua a rimanere sospeso tra rinvii e proroghe.

In questo scenario, il Veneto viene citato per le misure adottate sul fronte del gioco legale: strumenti pensati per contenere il fenomeno, ma che secondo l’organizzazione non avrebbero centrato l’obiettivo di ridurre davvero i comportamenti più problematici.

Il nodo delle concessioni e delle regole sparse

Uno dei punti messi sul tavolo in Senato riguarda infatti lo stallo del comparto. EGP-FIPE parla di un sistema appesantito da proroghe ripetute delle concessioni e da interventi territoriali non coordinati, una combinazione che, a suo giudizio, finisce per indebolire sia l’efficacia delle politiche di prevenzione sia la tenuta della rete autorizzata.

L’associazione chiede quindi un riordino complessivo a livello nazionale, con una cabina di regia unica capace di superare il mosaico normativo attuale. La linea espressa è che misure diverse da territorio a territorio rendano il quadro poco omogeneo e, di conseguenza, meno incisivo.

La posizione espressa in Commissione

Davanti alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, il presidente Emmanuele Cangianelli ha riassunto così la posizione dell’associazione: «Senza una pianificazione condivisa, si sommano interventi parziali che non risolvono il problema e indeboliscono il sistema concessorio».

È una lettura che punta a spostare il focus dalle sole limitazioni sull’offerta a strumenti considerati più mirati. Per EGP-FIPE, infatti, servono meccanismi in grado di intercettare i comportamenti a rischio in modo più preciso, evitando che la stretta locale produca soprattutto uno spostamento dei flussi di gioco.

Le proposte indicate dal settore

Tra le richieste avanzate c’è l’adozione di una governance nazionale stabile, accompagnata da tecnologie di monitoraggio e da sistemi di autoesclusione. L’obiettivo dichiarato è intervenire sulle situazioni più delicate con strumenti selettivi, invece di affidarsi soltanto a limitazioni generalizzate.

Il confronto resta quindi aperto anche per il Veneto, dove il tema continua a intrecciare salute pubblica, controlli e organizzazione del mercato legale. Dall’audizione al Senato emerge soprattutto una richiesta politica e regolatoria: uscire dalla fase di incertezza e definire regole uniformi, in un settore che oggi continua a muoversi tra discipline locali differenti e assenza di un assetto nazionale organico.

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