Furti tra Lombardia e Veneto, quattro arresti: case e negozi nel raggio del gruppo
L’inchiesta coordinata a Milano ricostruisce più di trenta episodi tra il 2025 e il 2026. Tra i territori toccati anche il Veneto, con obiettivi tra abitazioni e attività.
Nel quadro dell’indagine che ha portato a quattro arresti, il Veneto compare tra le aree in cui il gruppo si sarebbe mosso con continuità per colpire abitazioni e attività commerciali. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Milano, descrive un’organizzazione capace di spostarsi tra province diverse scegliendo di volta in volta obiettivi e percorsi.
Il totale degli episodi ricostruiti supera i trenta e riguarda un arco temporale compreso tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026. La contestazione abbraccia fatti avvenuti tra Lombardia e Veneto, dove secondo gli investigatori sarebbero stati effettuati sopralluoghi e pianificazioni prima di entrare in azione.
Il Veneto nella mappa dei colpi contestati
Nella ricostruzione investigativa, il gruppo non si sarebbe limitato a un solo tipo di bersaglio. Oltre alle case private, nel mirino sarebbero finite farmacie, bar e pizzerie, con una scelta degli obiettivi che lascia emergere una notevole mobilità operativa anche sul territorio veneto.
Gli accertamenti parlano di controlli preventivi sui luoghi da colpire e di un’attività preparata con attenzione. Proprio questa fase di osservazione, unita agli spostamenti frequenti, ha permesso agli investigatori di collegare diversi episodi all’interno di un quadro unico.
A seguire l’indagine sono stati gli agenti della seconda Sezione della Squadra Mobile e del Commissariato Greco-Turro, che hanno lavorato con servizi di monitoraggio e osservazione per ricostruire itinerari, presenze e modalità d’azione.
Auto potenti, targhe rubate e telefoni spenti
Uno degli elementi centrali dell’inchiesta riguarda i mezzi usati per muoversi. Secondo quanto emerso, gli indagati avrebbero viaggiato a bordo di vetture di grossa cilindrata, modificate nell’identificazione attraverso targhe false oppure sottratte ad altri veicoli, così da rendere più difficile l’individuazione.
Durante i colpi, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, i cellulari venivano disattivati. Con loro sarebbero stati utilizzati anche attrezzi da scasso e jammer, dispositivi impiegati per disturbare le frequenze.
Il riferimento ai jammer richiama episodi già emersi in altri fatti di cronaca in Veneto. Nell’attività investigativa sono inoltre comparsi anche il recupero di gioielli e il sequestro di strumenti da scasso trovati in un garage, elementi ritenuti utili nel mosaico dell’inchiesta.
Chi sono i destinatari della misura cautelare
Le misure in carcere riguardano quattro persone: due cittadini albanesi di 30 e 36 anni e due italiani di 47 e 56 anni. L’esecuzione dei provvedimenti è avvenuta tra le province di Milano, Monza e Vercelli.
Le accuse, a vario titolo, comprendono furti in abitazione, furti ai danni di esercizi commerciali e ricettazione, sia della refurtiva sia di armi da fuoco. Si tratta della cornice accusatoria definita nella fase cautelare dell’indagine.
Per il giudice pesa il rischio di nuovi reati
Nel disporre la custodia in carcere, il giudice per le indagini preliminari ha valutato attuale il pericolo che possano essere commessi altri reati della stessa specie. Nella decisione viene considerato anche il timore di un possibile salto di qualità verso fatti ancora più gravi, come le rapine.
Tra le ragioni che hanno sostenuto il provvedimento c’è anche il rischio di fuga, legato alle pene previste per i reati contestati. L’inchiesta, va ricordato, è ancora nella fase preliminare e la posizione degli indagati dovrà essere definita nel corso del procedimento, fino a un eventuale giudizio definitivo.
Per il Veneto l’indagine restituisce l’immagine di un territorio inserito in una traiettoria più ampia, attraversata da gruppi in grado di spostarsi rapidamente e di scegliere obiettivi diversi. Un aspetto che rende particolarmente rilevante il lavoro di collegamento investigativo tra province e regioni.