Finto finanziamento per allargare il locale: nel Polesine spariscono 40mila euro e spuntano banconote da set

L’inchiesta della Guardia di Finanza parte da Fiesso Umbertiano: un ristoratore avrebbe ricevuto soldi “fac-simile” al posto del prestito promesso.

06 novembre 2026 09:33
Finto finanziamento per allargare il locale: nel Polesine spariscono 40mila euro e spuntano banconote da set -
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Un progetto di crescita per l’attività si sarebbe trasformato in una truffa da decine di migliaia di euro. Al centro della vicenda c’è un ristoratore di Fiesso Umbertiano, 70 anni, che secondo la ricostruzione investigativa avrebbe consegnato 40mila euro veri per ottenere un prestito in contanti da 200mila euro, ritrovandosi invece con mazzette di banconote prive di valore.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Rovigo, riguarda un presunto raggiro costruito attorno a una proposta molto allettante: nessun interesse da pagare e restituzione a rate mensili da 8mila euro. Un’offerta che l’imprenditore, originario del Ferrarese e titolare di un ristorante nel Rodigino, avrebbe valutato per ampliare il locale e acquistare un immobile vicino da destinare a hotel.

La proposta arrivata tramite un conoscente

Stando agli accertamenti, il ristoratore si sarebbe affidato a un uomo di 43 anni residente a Castelguglielmo, da lui conosciuto, nella ricerca di una formula di finanziamento vantaggiosa. Da lì sarebbe nato il contatto con due presunti intermediari, presentati come broker legati a una società ungherese con sede operativa a Brescia.

Il meccanismo, secondo gli inquirenti, prevedeva però una condizione iniziale: consegnare 40mila euro in contanti, in banconote di piccolo taglio, al momento dello scambio. Proprio quella somma sarebbe stata poi sottratta con l’inganno.

Il denaro contato con un apparecchio alterato

La parte più delicata della vicenda riguarda il momento della consegna. In base a quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, sarebbero state mostrate alla vittima oltre mille banconote da 200 euro, fatte passare per il finanziamento pattuito attraverso un contabanconote portatile che sarebbe stato manomesso.

Il risultato, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, è che al posto di denaro autentico l’imprenditore si sarebbe ritrovato con 1.152 biglietti recanti la scritta “fac-simile”, per un valore solo apparente di 230.400 euro. I 40mila euro autentici, invece, sarebbero finiti nelle mani dei presunti autori del raggiro, poi divenuti irreperibili.

Chi sono le persone finite nell’inchiesta

I due presunti broker sono stati identificati in due uomini di 59 e 32 anni, entrambi residenti a Rovigo. Con loro è indagato anche il 43enne di Castelguglielmo che avrebbe fatto da tramite. Per tutti, il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

Dopo la denuncia presentata dalla vittima, gli approfondimenti sono stati affidati ai militari della Tenenza di Occhiobello. La Procura rodigina ha disposto perquisizioni in due abitazioni del capoluogo e in una casa a Castelguglielmo, con il supporto del Gruppo di Rovigo e dell’unità cinofila specializzata nella ricerca di denaro del Gruppo di Tessera.

Sequestri tra contanti, documenti falsi e un’auto da restituire

Nell’ambito dell’inchiesta è stato eseguito anche un sequestro preventivo da 40mila euro, cifra ritenuta corrispondente al profitto contestato. Durante uno dei controlli in un’abitazione di Rovigo sono inoltre saltati fuori tre documenti d’identità falsi validi per l’espatrio.

Quel ritrovamento ha portato all’arresto in flagranza di una donna di 33 anni, moglie di uno dei due presunti intermediari. Per questa posizione specifica, distinta rispetto alla truffa sul finanziamento, il Tribunale di Rovigo ha definito il procedimento per direttissima con una condanna a un anno di reclusione.

Un altro sviluppo è emerso a Castelguglielmo, dove i finanzieri hanno individuato una Tesla Model Y con targa svizzera. L’auto, utilizzata dalla compagna 43enne di origine ungherese del conoscente della vittima, sarebbe risultata non restituita a una società di vendita e noleggio di Occhiobello dopo la risoluzione del contratto di leasing per inadempimento. Anche il veicolo è stato sequestrato in vista della riconsegna al proprietario.

La vicenda, che tocca Fiesso Umbertiano, Castelguglielmo, Occhiobello e Rovigo, riporta l’attenzione su un tipo di raggiro che punta sulla fiducia personale e sulla promessa di liquidità immediata. L’inchiesta è ancora aperta e servirà a chiarire ruoli e responsabilità dei soggetti coinvolti.

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