Filiera del legno, anche il Veneto guarda alla road map 2040: Uncem tra i firmatari del nuovo memorandum
A Milano il documento condiviso da nove realtà del settore: obiettivi su gestione dei boschi, materia prima nazionale, certificazione e piani regionali.
Per una regione come il Veneto, dove il tema dei boschi incrocia montagna, imprese e uso industriale della materia prima, il memorandum presentato a Milano riporta al centro una questione concreta: come trasformare il patrimonio forestale in una filiera più organizzata, tracciabile e capace di sostenere investimenti.
Il documento, intitolato «Proposte per il Legno Italiano», è stato illustrato durante il Congresso Legno Italia 2026 e mette insieme nove soggetti del comparto. Tra questi c’è anche Uncem, che ha sottoscritto il dossier assieme alle organizzazioni che rappresentano imprese, certificazione, energia dal legno, innovazione edilizia, ambiente e territori montani.
L’impostazione è quella di una strategia nazionale che non si fermi al bosco come risorsa disponibile sulla carta, ma colleghi gestione forestale, industria, mercato e destinazioni d’uso: dall’edilizia agli imballaggi, fino ai prodotti industriali e all’energia.
Un piano che punta su programmazione e filiere territoriali
Nel memorandum trova spazio un passaggio che interessa da vicino anche i territori del Nordest: la necessità di passare da una disponibilità potenziale del legname a una disponibilità programmabile. In altre parole, non basta sapere che la superficie forestale cresce; serve capire quanto materiale può essere utilizzato, con quali caratteristiche, in quali tempi e per quali sbocchi produttivi.
Il testo insiste infatti sulla conoscenza della risorsa come base per dare stabilità alle imprese. Quantità, specie, provenienza, qualità tecnologiche e tempi di approvvigionamento diventano elementi essenziali per chi deve pianificare investimenti e capacità produttiva.
Tra i firmatari figurano Federazione Filiera Legno, Agenzia per l'Energia Alto Adige - CasaClima, Conlegno, Habitech, Legambiente, PEFC Italia, UNCEM, Conaibo e AIEL. L’obiettivo dichiarato è costruire una linea condivisa con istituzioni, ricerca e sistema produttivo.
Il ruolo di Uncem e il quadro già esistente
La firma di Uncem viene letta come un segnale politico e operativo sul valore economico e sociale delle filiere forestali nelle aree montane. Marco Bussone, presidente nazionale di Uncem e alla guida anche di AIEL e PEFC Italia, ha richiamato il bisogno di un percorso che rafforzi pianificazione, gestione e certificazione delle superfici, pubbliche e private, guardando anche alla futura programmazione europea 2028-2034.
Il memorandum non parte da zero. Il dossier richiama infatti gli strumenti già in vigore, a partire dal Testo unico in materia di foreste e filiere forestali del 2018, che considera il patrimonio boschivo parte del capitale naturale nazionale e ne lega tutela e valorizzazione a una gestione sostenibile e pianificata.
Nello stesso solco si colloca la Strategia Forestale Nazionale approvata nel 2021, con orizzonte ventennale. Secondo i promotori, il punto adesso non è riscrivere le regole, ma renderle operative con continuità, responsabilità definite e risultati verificabili.
Road map al 2040 e piani regionali
La proposta disegna un percorso lungo tre tappe: una prima fase dedicata a conoscenza e programmazione, una seconda centrata sull’attivazione della filiera e una terza orientata alla competitività. L’orizzonte finale è il 2040, con un obiettivo misurabile: aumentare il valore economico del legno nazionale e il suo contributo climatico, senza superare i limiti della gestione sostenibile e senza comprimere le altre funzioni del bosco.
Tra gli strumenti indicati compaiono un sistema nazionale di indicatori, un bilancio del legno su scala italiana e soprattutto piani regionali di attuazione della Strategia entro il 2030. Un passaggio che per il Veneto, per la sua componente montana e per la presenza di attività legate al legno, assume un rilievo particolare.
Nel documento trova spazio anche il tema della mitigazione climatica. Il contributo del legno viene letto attraverso quattro voci distinte: stock forestale, carbonio contenuto nei prodotti, sostituzione di materiali più impattanti e sostituzione energetica. La linea indicata è chiara: il beneficio cresce quando il prelievo resta compatibile con l’incremento naturale del bosco, il materiale è destinato a usi durevoli e la gestione conserva biodiversità e suolo.
Per i firmatari, la prossima verifica della Strategia Forestale Nazionale dovrà essere il momento in cui questi principi verranno tradotti in scelte operative. Per i territori veneti, il nodo sarà capire quanto rapidamente questa impostazione potrà diventare pianificazione concreta e leva per le imprese della filiera.